Alcuni parchi (es. Baldo) non sono mai riusciti a partire, altri (es. Lessinia) vengono pesantemente ridimensionati. Intanto si è scatenata la corsa al titolo Unesco, che costa poco e pretende ancora meno.

Senza i Parchi perderemo velocemente gran parte delle specie vegetali e animali che sono sopravvissute fino ai nostri giorni proprio grazie ai Parchi.

Averardo Amadio, decano del WWF veronese, ha tentato inutilmente per tutta la vita di garantire al Monte Baldo la tutela giuridica ed effettiva data dalla designazione di Parco. Ci sono riusciti i Trentini, ma quella è un'altra razza, per usare un termine molto in voga ai nostri giorni. I Veronesi, intesi sia come montanari veronesi sia come amministratori e politici locali, si sono tenacemente opposti all'istituzione del Parco del Monte Baldo, pur accettando volentieri i sostanziosi finanziamenti pubblici destinati al recupero di malghe e contrade.

Ma un Parco sulle montagne veronesi bisognava pur farlo e così a Venezia si optò per la Lessinia, che a quel tempo, fine anni '80, giaceva in una sorta di torpore ignaro e ignavo. I pascoli stavano decadendo, le malge crollavano, le contrade erano già state abbandonate, i paesi lanquivano. In compenso il turismo invernale era una bestiale macchina da soldi e il turismo estivo dava ancora delle belle soddisfazioni. In quegli stessi anni si moltiplicarono le cave di rosso ammonitico, cave che fornivano milioni di metri cubi di sottofondo (stabilizzato) per nuove strade/autostrade e una discreta quandità di lastrame e di blocchi, che nessuno sapeva come utilizzare. Possiamo ammirare una quantità incredibile di questi macigni di rosso ammonico lungo le strade che congiungono Sant'Anna d'Alfaedo con Breonio, Gorgusello, Molina, Fumane e Marano.

Il Parco ha portato in Lessinia una pioggia inesauribile di piccoli e grandi finanziamenti per i proprietari di malghe e di pascoli, per gli allevatori, per i cavatori, per l'istituzione di musei, di scuole e di strutture pubbliche. Non c'è fase di lavorazione del latte o di produzione della carne che non sia stata finanziata con misure plurime e spesso anche contraddittorie.

Il Parco ha salvato le contrade dalla distruzione che inevitabilmente sarebbe toccata a queste storiche ed irripetibili architetture se i proprietari e gli speculatori avessero avuto le mani libere di fare e, sopratutto, di disfare.

Il Parco ha ripopolato i Monti Lessini di specie viventi, che le popolazioni locali avevano sterminato nei decenni precedenti con la caccia e con il taglio sistematico delle faggete. Complici la legislazione anti caccia, i cambiamenti climatici e gli epocali cambiamenti del mondo produttivo, il bosco ha ripreso a progredire, gli ungulati hanno riconquistato terreno e i volatili riescono talvolta anche a riprodursi. Da 8 anni è riapparso il lupo, "che infiniti addusse lutti alle greggi". Scherzi a parte, il lupo, come tutti gli esseri viventi, è contemporaneamente un elemento di ricchezza faunistica ed un grosso problema per l'allevamento e come tale va trattato.

Ora 3 consiglieri regionali della Lega propongono di modificare sostanzialmente i confini e le regole del Parco della Lessinia. Si tratta dello stesso partito che ha proposto il riconoscimento dell'Unesco per il Valdobbiadene, per la Valpolicella e per il Monte Baldo, un riconoscimento che dà prestigio e lascia le mani libere.

MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE 30 GENNAIO 1990, N. 12 "NORME PER L'ISTITUZIONE DEL PARCO NATURALE REGIONALE DELLA LESSINIA"

Niente è immutabile ed è giusto che di tanto in tanto si ridiscutano le convenzioni e le leggi. Il problema è che Montagnoli, Corsi e Valdegamberi propongono di aprire alla caccia proprio quelle aree, vedi vai e foreste, in cui con maggior probabilità potrebbero trovare rifugio le specie che hanno appunto bisogno di protezione. Ora si tratta di capire se l'obbiettivo finale di questa proposta di legge è quello migliorare la gestione del Parco o se è quello di ottenere i voti dei 42.900 cacciatori veneti. Tutto fa pensare che si tratti di una becera manovra elettorale in vista delle elezioni regionali in programma nella prossima primavera.

Le Aree a Riserva Speciale, che equivale alla Riserva Integrale, diventerebbero residuali e le Aree Orientate alla fine sarebbero meno del 50% della superficie dell'intero parco, mentre le aree più interessanti dal punto di vista conservazionistico diventerebbero Aree Contigue. Le Aree Contigue avrebbero dovute essere delle zone cuscinetto (buffer zone) da posizionare all'esterno dell'area parco con una funzione di filtro e di tampone. Questi territori "comprendono aree di significativo interesse naturalistico, zone periferiche o protette da strumenti di tutela meno vincolanti rispetto a quelli in vigore nelle Aree a Riserva Speciale". Montagnoli e soci fanno una operazione inversa: declassano ad Aree Contigue porzioni di territorio che attualmente fanno parte del Parco a tutti gli effetti.

In questo declassamento c'è anche una implicazione edilizia di non poco conto, perché nelle Aree Contigue valgono i regolamenti edilizi in vigore all'esterno del Parco.

Edit:
72 associazioni che hanno aderito, veronesi, venete e nazionali, di cui una ventina di associazioni dei Monti Lessini, hanno inviato una lettera per esporre le criticità e chiedere di ritirare la proposta di legge regionale nr. 451 volta a modificare la legge istitutiva del Parco della Lessinia, decapitandone l'area protetta.

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