Cerchiamo di capire come sono collegate le Dolomiti con Valdobbiadene.

All'inizio ci furono alpinisti, scrittori e artisti. Poi arrivò l'emblema dell'Unesco e fu l'inizio della fine.

"Le montagne sono le grandi cattedrali della terra, con i loro portali di roccia, i mosaici di nubi, i cori dei torrenti, gli altari di neve, le volte di porpora scintillanti di stelle."

Così J. Ruskin descriveva le nostre Alpi, paragonandole alle cattedrali costruite dell'uomo.
John Ruskin morì il 20 gennaio 1900. Fu uno scrittore, pittore, poeta e critico d'arte britannico ed ha influenzato fortemente l'estetica romantica inglese ed europea.
In quello stesso periodo la montagna veniva scoperta grazie alle temerarie scalate di J. Ball e compagni.
Ball descrisse così le Dolomiti nelle annotazioni del suo diario: "In nessun'altra parte delle Alpi si innalzano così bruscamente cime altissime e con così poca apparenza di connessione tra di loro. In nessun'altra parte vi sono contrasti così marcati offerti dalla differenza di struttura geologica come quelli che qui colpiscono il viaggiatore".
Ball, John, "Guida alle Alpi Orientali - Cap. XVI Sudtirolo e le Alpi Venete", Fondazione Giovanni Angelini, Belluno, 2007 (Titolo originale: "A Guide to the Eastern Alps" in The Alpine Guide Longmans, London, 1868).

Josiah Gilbert e G. C.Churchill, un artista e uno scienziato, un secolo e mezzo fa esplorarono armati di bloc notes e colori, insieme alle mogli, quella parte ancora ignota e selvaggia delle Alpi, per svelarla con un libro e con i loro disegni e acquerelli.
LE MONTAGNE DOLOMITICHE (titolo originale: The Dolomite Mountains) fu pubblicato a Londra nel 1864 ed ebbe un grande successo, tanto da imporre definitivamente il nome Dolomiti alle montagne "più belle del mondo".
Nel 1869 J. Gilbert pubblicò un nuovo libro: CADORE or TITIAN'S COUNTRY, in cui descrive i suoi vagabondaggi fra Venezia e le valli dolomitiche del Cadore alla ricerca delle tracce lasciate dal sommo pittore veneziano originario di Pieve di Cadore.

"Naturalmente è a Tiziano che la figura dolomitica è legata in modo inseparabile. Nessun altro artista dimorò in quelle vallate altrettanto a lungo e nessun altro ci ha lasciato una serie di studi che, senza alcun dubbio, furono eseguiti per mezzo dell'osservazione diretta. Ed è evidente che egli aveva cari quei profili tormentati dalle linee nitide e ardite che smerlano l'azzurro del cielo e, durante i lunghi periodi veneziani, li custodiva vividi nella memoria e nel cuore, dai quali spesso emergevano per ritrovare forma e colore nelle sue opere".
Il racconto di Gilbert è delizioso. I disegni, le incisioni e gli acquerelli ci fanno scoprire un paesaggio alpino che oggi non esiste più, cancellato definitivamente dal "progresso" inteso come espansione edilizia, infrastrutture stradali, impianti di risalita, strutture alberghiere, villaggi turistici, etc.

E' a questo punto, 13 maggio 2010, che interviene l'UNESCO con il suo alto riconoscimento.
"Quasi due secoli dopo, queste immense cattedrali di roccia sono state riconosciute come patrimonio dell'umanità UNESCO, per il loro valore paesaggistico e per l'importanza scientifica che ricoprono per la storia della Terra. Si tratta delle Dolomiti, montagne dal fascino sublime che prendono il nome dal geologo francese Dolomieu, che per primo studiò questo particolare tipo di roccia nel XVIII secolo".

Peccato che ormai il danno fosse irreparabile e che le ottime intenzioni inserite nei programmi non siano mai state seguite da pratiche coerenti. O meglio, abbiamo assistito ad un grande sforzo di "comunicazione" e di "valorizzazione", ma non si è mai neppur lontanamente percepito uno sforzo minimo di "conservazione".

E arriviamo al prosecco di Valdobbiadene e Conegliano.
Il percorso di J. Gilbert parte da Venezia e sale verso nord toccando Treviso e proseguendo per Conegliano, che l'autore inglese descrive così: "Raccolta attorno ad una collina, Conegliano merita una visita: la piana è ricca, anche se monotona, con gli interminabili filari di viti e di gelsi, i campi di granoturco estesi a vista d'occhio e l'intricato labirinto disegnato dai canali d'irrigazione. Non è dunque il paesaggio ad attirare l'interesse del viaggiatore, ma le facciate delle case antiche, che conservano, sebbene scoloriti dalla luce e dal tempo, alcuni affreschi del Pordenone, i pochi superstiti dopo le inopportune imbiancature a calce".
CADORE - pag. 54

Di parere diverso devono essere stati i commissari del World Heritage Committee dell'UNESCO, riunito a Baku dal 30 giugno al 10 luglio 2019.
"Il Comitato ha riconosciuto lo straordinario valore universale delle "Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene" ed ha evidenziato come la protezione del paesaggio rurale sia garantita in particolare dalle regole di produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG".

Immediatamente dopo il riconoscimento Unesco, che evidentemente non ha tenuto in alcuna considerazione il danno ambientale prodotto dall'uso sconsiderato di milioni di tonnellate di pesticidi, dai continui disboscamenti e dalla conseguente perdita di biodiversità, le truppe cammellate dei viticoltori padani, spalleggiate da Zaia e da gran parte del consiglio regionale, hanno scatenato l'assalto finale al "paesaggio viticolo di produzione del Prosecco".

Via libera alla trasformazione di ogni sorta di manufatto anche se cadente o crollato in alberghi, SPA, B&B, ristoranti, pizzerie, e quant'altro serva ad attirare ogni sorta di turista alcolista.
.https://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/economia/19_luglio_11/prosecco-nell-unesco-piano-il-turismoinvestite-altrimentiarrivano-stranieri-4df9c78e-a3e7-11e9-95e5-bc1bcb579b95.shtml

Via libera anche ad ulteriori traformazioni da bosco a vigneto, secondo il noto detto latino "melius est abundare quam deficere".
http://www.oggitreviso.it/protesta-contro-nuovo-vigneto-al-posto-del-bosco-venga-anche-zaia-213412

La conclusione è cruda e amara: L'Unesco ormai non è altro che una prestigiosa agenzia di promozione turistica. Facciamocene una ragione.

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