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Informazione e ambiente veronese

Pesticidi e regolamenti comunali di polizia rurale

 

Sabato 23 marzo 2019 ore 9.00-13.00 Corte Molon, via della Diga 17 - Verona

I prodotti di sintesi chimica usati in agricoltura e per la gestione del verde costituiscono un reale problema sanitario ed ambientale sul quale la popolazione ha sviluppato una attenzione molto elevata.
PROGRAMMA

Ore 09,00 – Apertura convegno
Moderatore Luciano Marchiori - Medico del lavoro, già Direttore Dipartimento di Prevenzione AULSS 9 VR

Ore 09,30 – Impatto sanitario e ambientale dei pesticidi e possibili alternative
Gianni Tamino, Docente di Biologia all'Università di Padova, membro Comitato Tecnico Scientifico ISDE

Ore 10,10 – Relazione tra pesticidi e malattie neurodegenerative
Sarah Ottaviani, Medico neurologo, Neurologia A, AOUI Verona

Ore 10,30 – Le api e i pesticidi
Gianluigi Bressan, Veterinario ULSS 9, referente apicoltura Regione Veneto

Ore 10,50 – Dgr n. 1262 del 01 agosto 2016: Indirizzi per un corretto impiego dei prodotti fitosanitari
Roberto Salvò, Direzione Agroambiente Caccia e Pesca Regione Veneto

Ore 11,10 – Come costruire un regolamento comunale di polizia rurale
Renzo Caobelli, Agronomo, Consulente per l'uso dei fitofarmaci per i Comuni

Ore 11,30 – Esperienze a confronto ed interventi liberi
Albino Armani, Presidente Consorzio Vini delle Venezie – Stefano Ervas, Vicepresidente BioVenezia, Biodistretto della Venezia Centro-Orientale – Comitato Mamme stop pesticidi

Ore 13, 00 – Conclusioni di Giovanni Beghini, presidente ISDE Verona

PRESENTAZIONE

La Giunta Regionale del Veneto, con delibera n.1262 del primo agosto 2016, ha approvato gli "Indirizzi regionali per un corretto impiego dei prodotti fitosanitari", la "proposta di regolamentazione comunale sull'uso dei prodotti fitosanitari nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili" e un "protocollo tecnico per l'uso dei prodotti fitosanitari ad azione fungicida, insetticida o acaricida nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili".

Il provvedimento si rifà costantemente al Piano di Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), che prevede che "le Regioni e le Province Autonome possono predisporre linee di indirizzo relativamente all'utilizzo dei prodotti fitosanitari……e le autorità locali competenti…. adottano i provvedimenti necessari per la gestione del verde urbano e/o ad uso della popolazione, relativamente all'utilizzo dei prodotti fitosanitari".

Il secondo allegato (B) costituisce un vero e proprio regolamento tipo a beneficio dei Comuni, con descrizioni dei passaggi fondamentali per eliminare o quantomeno ridurre al minimo i rischi da pesticidi prioritariamente in ambiente urbano e nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili.

Il Convegno, rivolto in primo luogo alle Pubbliche Amministrazioni, ma anche alle figure professionali interessate e ai cittadini in generale si pone come momento di sensibilizzazione sulla problematica e vuole fornire un momento di confronto a beneficio delle Amministrazioni che hanno il compito di salvaguardare la salute della popolazione.

Per informazioni: dott. Flavio Coato – cell.: 3494627823 – email: flaviocoato@gmail.com

Il Carpino - Aveprobi - Legambiente - WWF - TerraViva - ARI - Via Campesina - Lombrico d'oro-

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Utente anonimo: Mario

Lettera aperta su Xylella

Al Presidente della Repubblica
Sergio Matterella
Al Presidente della Camera
Roberto Fico
Al Presidente del Senato Maria Elisabetta
Alberti Casellati
Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo
Gianmarco Centinaio
Al Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare
Sergio Costa
Al Ministro della Salute
Giulia Grillo
Al Ministro dello Sviluppo Economico
Luigi Di Maio
Al Ministro dei Beni e per le Attività Culturali
Alberto Bonisoli
Al Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica
Marco Bussetti

Oggetto: richiesta di intervento urgente a tutela del paesaggio, dell'ambiente e della salute con
riferimento alle misure disposte per il contenimento delle emergenze fitosanitarie nel cosiddetto
Decreto Emergenze
Illustrissimi Ministri,
come coalizione di scienziati, medici, giuristi, economisti, agricoltori, giornalisti, organizzazioni della
società civile e comuni cittadini intendiamo esprimere la nostra preoccupazione e lanciare un allarme nei
confronti di un sistema produttivo agricolo che sembra oramai sotto il totale controllo di potenti interessi
corporativi. Tali soggetti, pur di ottenere il massimo dei profitti, non esitano ad azionare leve politiche per
ottenere legislazioni sempre più favorevoli con l'obbiettivo della sostituzione delle colture
tradizionali ecologiche con pericolosi monocultivi industriali ad alto impatto ambientale che,
come già dimostrato dalle ricerche scientifiche e come recentemente ribadito da numerosi tribunali
internazionali, sono alla base di epidemie di malattie non trasmissibili fra la popolazione (cancro,
Parkinson, Alzheimer etc.), sono responsabili della contaminazione delle falde acquifere e del suolo,
producono un gravissimo impatto in termini di emissioni causa a loro volta dei cambiamenti climatici.
Nonostante i recenti appelli delle Nazioni Unite e della Fao, gli allarmi dello Iarc (WHO) e le crescenti
richieste della popolazione per un'agricoltura e un'alimentazione libera da veleni e per una
necessaria transizione verso modelli produttivi sostenibili e rispettosi dell'ambiente, le attuali scelte della
politica continuano incuranti a seguire i vecchi schemi operativi. E questo sebbene le dichiarazioni
pubbliche di facciata che, a questo punto, non possono che essere definitive spudoratamente disoneste
nei confronti di un elettorato che ha esplicitamente espresso la propria volontà a favore di un
cambiamento strutturale del sistema produttivo in senso ecologico.
In tal senso, il cosiddetto decreto emergenze rappresenta l'ennesimo esempio di questo
asservimento degli interessi del pubblico a quello dei grandi poteri corporativi.
In particolar modo ci riferiamo agli articoli 6 e 8 del suddetto, che limitano la gestione delle emergenze
fitosanitarie a una mera questione di carattere agronomico, senza considerare che le stesse, così
gestite, possano innescare pericolose derive ambientali, sanitarie e democratiche.
Le criticità trasformate in emergenza hanno spesso permesso di agire in deroga a importanti leggi di
tutela e di realizzare piani contrari a qualsiasi sostenibilità e scientificità. Con questo decreto però
le caratteristiche di necessità e urgenza saranno la prassi. In pratica l'eccezionalità diverrà la norma.
Affermare infatti che "le misure fitosanitarie ufficiali e ogni altra attività ad esse connessa sono attuate in
deroga a ogni disposizione vigente" significa imporre deroghe alla Costituzione, nonché alle leggi
nazionali e regionali atte a salvaguardare la salute delle persone, dell'ambiente e delle libertà personali,
non per proteggere i cittadini bensì per tutelare comparti floristici ed economici.
Con conseguenze gravissime in quanto l'agricoltura, così come la gestione delle fitopatie, sono ormai
inscindibili da considerazioni di tipo sociale, ambientale, climatico, alimentare, sanitario,
paesaggistico ed economico. Ci si riferisce, per esempio, all'inquinamento e al depauperamento delle
matrici vitali (suolo, acqua e biodiversità), all'alterazione degli ecosistemi, all'impatto che certi modelli
agricoli hanno sul clima (attraverso, per esempio, le emissioni di CO2); alle conseguenze sulla salute,
con riguardo all'aumento delle patologie legate agli effetti tossici e nocivi derivanti dall'utilizzo su vasta
scala dei prodotti fitosanitari. Ma anche alle conseguenze economiche e sociali di certe scelte, anche nel
lungo termine.
Con il Decreto Emergenze, infatti, si modifica il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n.152 (" Norme in
materia ambientale") per quanto attiene la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che prevede
l'esame degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente naturale, inserendo le misure
fitosanitarie di emergenza tra i piani che possono contravvenire alla stessa. Questo significa che con il
pretesto di una fitopatia si potrà agire senza alcuna valutazione delle possibili alternative, degli ipotetici
sviluppi, senza alcun confronto scientifico sul tema e impedendo alla cittadinanza di partecipare alle
decisioni che riguardano il proprio territorio. Creando quindi un vulnus, un malessere sociale tra chi
queste misure le intima e chi le subisce a scapito anche della propria terra e della propria salute.
In Puglia tutto questo sta già avvenendo. Con il pretesto dell'emergenza Xylella si stanno imponendo
irrorazioni con migliaia di tonnellate di pesticidi (in particolare neonicotinoidi e piretroidi, alcuni dei
quali messi al bando dall'UE perché estremamente tossici per persone e animali, in particolare per gli
insetti impollinatori) in aree urbane e rurali; utilizzo di fitofarmaci anche in aziende biologiche
(decretandone di fatto la riconversione delle stesse al convenzionale); eradicazione di piante secolari
e monumentali, anche in violazione ai vincoli idrogeologici (esponendo così i cittadini a rischi
altissimi) e paesaggistici (inficiando pesantemente sul settore turistico e sull'economia locale);
reimpianti di cultivar brevettate (FS-17) e autosterili (Leccino), idonee a un modello agricolo intensivo
e super intensivo, che richiederà ampio uso di mezzi meccanici, fitofarmaci e input idrici, per produrre un
olio competitivo sul mercato internazionale (a basso prezzo e bassa qualità), che di fatto soppianterà
una produzione fondata su piccole imprese e aziende familiari a favore di grandi latifondi e dalla GDO.
Con tutto ciò che ne consegue per le falde acquifere già contaminate e un suolo ormai irrimediabilmente
compromesso.
Tutto questo si può fare senza alcuna Valutazione ambientale (VAS); senza alcun confronto scientifico
aperto; senza il parere dei cittadini; utilizzando soldi pubblici (si parla di oltre 300 milioni per la
riconversione dell'olivicoltura pugliese); impunemente, malgrado gli effetti che simili piani potrebbero
avere nel tempo e le varie criticità già sollevate da ben due rapporti sui Crimini Alimentari stilati
dall'Osservatorio Agromafie (2015, 2016).
A detta di numerosi esperti, accademici e scienziati, promuovere un'agricoltura basata sui pesticidi e
sulle monoculture oggi è quanto di più azzardato e pericoloso si possa fare.
Sia da un punto di vista climatico. A testimoniarlo sono ormai numerosi studi, avvalorati dai recenti
reportdella Fao a supporto di un'agricoltura sostenibile e dal recente rapporto dell'Institute for European
Environmental Policy che sottolinea come la criticità della situazione imponga ormai un immediato
cambio di paradigma agricolo, evidenziando l'urgenza di attuare tutti gli strumenti disponibili idonei ad
aumentare l'assorbimento di carbonio dall'atmosfera da parte dei suoli, riducendo così i gas climalteranti
generati dal settore agricolo.
Sia da un punto di vista ambientale. Come dimostrano gli ultimi report Ispra i pesticidi nelle acque
italiane sono in continuo aumento, con livelli di contaminazione che superano i limiti in quasi un quarto
dei punti di monitoraggio delle acque superficiali. Discorso analogo per quanto riguarda le condizioni dei
suoli sempre più danneggiati a causa del cospicuo utilizzo di fertilizzanti chimici, pesticidi, fungicidi ed
erbicidi.
Sia da un punto di vista sanitario. È scientificamente provato che l'esposizione ai pesticidi possa
essere associata allo sviluppo di diverse patologie - neurodegenerative, neonatali, ormonali - nonché a
problematiche a carico del sistema immunitario e all'insorgenza di tumori. Effetti a oggi sottostimati, in
quanto l'attuale valutazione tossicologia non considera diversi fondamentali aspetti come la complessità
delle formulazioni commerciali, spesso estremamente più tossiche dei soli principi attivi; l'esposizione a
piccole dosi ma a lungo termine; l'effetto cocktail; le suscettibilità individuali e le criticità per i soggetti più
deboli. Tra le conseguenze legate all'esposizione ai pesticidi vi sono infatti anche la perdita quoziente
intelligenza e disabilità intellettuale, deficit d'attenzione e iperattività, sviluppo di leucemie infantili e
tumori celebrali, malformazioni nonché morte fetale. Proprio i più piccoli saranno i bersagli di queste
sostanze e le principali vittime di questi piani che intaccheranno irrimediabilmente il loro futuro.
Alla luce di tutti questi fattori, problematiche così complesse richiederebbero un approccio
sistemico e multidisciplinare nel quale siano presi in considerazione i vari punti di vista superando
un'impostazione che tende a restringere questi problemi a mere questioni di patologia vegetale di
esclusiva competenza del Ministero delle Politiche Agricole quando, invece, qualunque misura andrebbe
adottata di concerto con i Ministeri in indirizzo, preposti alla tutela e alla salvaguardia dei valori
costituzionali sopra enunciati. Pertanto, con la presente, vi chiediamo di assumere tutte le azioni
necessarie al fine di modificare tale Decreto e legiferare concretamente a tutela dei cittadini, della salute,
del paesaggio, dell'ambiente e del futuro del nostro Paese.

Qui il video integrale della Conferenza Stampa di presentazione:
https://www.youtube.com/watch?v=81JL4Z_SqGs&feature=youtu.be&fbclid=IwAR2yV8
Utente: Attilio

Decreto Emergenze: disobbedire è una virtù Repubblicana

Promuovere un'agricoltura basata sui pesticidi e sulle monoculture oggi è quanto di più azzardato e pericoloso si possa fare. Gli articoli 6 e 8 del decreto emergenze creano un grave precedente che impone delle deroghe alla Costituzione stessa, e lo fa con metodi più simili alla mafia che ad uno stato di diritto. Oltre 200 scienziati, medici, giuristi, economisti, organizzazioni della società civile hanno chiesto una modifica degli articoli del decreto. La scorsa settimana c'è stata una conferenza alla Camera dei Deputati organizzata da Sara Cunial (unico membro della commissione agricoltura che si è opposta), relatori anche Patrizia Gentilini di ISDE (medici per l'ambiente) ed Antonio Onorati di ARI (associazione rurale italiana) https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=307373883274169&id=141820489829510
Il risultato è stato l'espulsione di Cunial: "ha assunto posizioni anti-scientifiche, anche sulla xylella" ha commentato il capogruppo M5S Francesco d'Uva. In un recente articolo pubblicato da Repubblica il giurista Gustavo Zagrebelsky scriveva della "disobbedienza come Virtù Repubblicana": "la libertà non sa che farsene degli imbelli, dei paurosi, di coloro che pensano solo alla propria tiepida sicurezza. E gli imbelli e i paurosi, a loro volta, non sanno che farsene, della libertà". Sembra proprio che oggi valga lo stesso anche per molti, troppi militanti 5S imbelli e paurosi, che hanno delegato la cosiddetta democrazia diretta ad un ristretto gruppo al vertice che prova lo stesso fastidio dei vari Renzi e Berlusconi verso le minoranze, la libertà, la democrazia.
Utente anonimo: Mamme Stop Pesticidi

Raccolte e consegnate 4500 firme

Come gruppo delle Mamme della Valpolicella abbiamo iniziato circa un anno e mezzo fa a raccogliere le firme per sostenere la conversione delle nostre colture in agricoltura biologica. Siamo stanche di respirare veleni e stiamo lottando per salvare la salute delle nostre famiglie.
Il grande lavoro di questi mesi ci ha portato a raccogliere circa 4.500 firme provenienti da tutti i comuni della Valpolicella ed anche dalla città di Verona.
Siamo felici che la nostra (piccola) iniziativa sia nata in un momento dove la sensibilità delle persone per un ambiente più sano sta aumentando in maniera vertiginosa (i Ragazzi di Greta, per esempio); e dobbiamo anche ringraziare l'associazione "Terra Viva" nella persona del suo ex presidente Giovanni Beghini che ci ha supportato ed incoraggiato in questa strada.
Anche la tua firma fa parte delle 4.500 che abbiamo consegnato all'ufficio anagrafe del comune di San Pietro in Cariano e degli altri comuni della Valpolicella, in modo da avere più forza per provare a cambiare concretamente le cose.
Abbiamo presentato via PEC tutte le firme (per evitare stampa di carta) ed abbiamo fatto protocollare la consegna.
Grazie per l'ascolto, ti terremo aggiornato sulle nostre prossime iniziative.
Lara Fornalè - Zina Gasparini
Utente: Antonio Nicolini

alberi e effetto serra

Per quanto sia triste per un amante della natura vedere disboscare un'area per impiantarci un vigneto, potrebbe configurarsi come una questione di sensibilità personale, ma c'è un'altra questione che a mio parere è ancora più pressante, siamo in piena crisi da effetto serra, sappiamo benissimo che le nostre emissioni di CO2, che è un gas climalterante, sono un problema enorme, sappiamo benissimo anche che gli alberi sono i nostri migliori alleati per contenere i danni, gli alberi assorbono CO2 e restituiscono in atmosfera ossigeno. Dovremmo addirittura piantare alberi e eradicare vigneti, se veramente ci sta a cuore la nostra stessa futura sopravvivenza. Il businness di una azienda vitivinicola non può prevalere sul bene di tutti noi e delle generazioni future.
Utente anonimo: Mario

L’area incolta diventa vigneto «Era un bosco, va ripristinato»

Alessio Corazza, Corriere di Verona 31.03.2019
Che cos'è, esattamente, un bosco? La domanda non è peregrina, specialmente se si tratta di stabilire se un'azienda agricola veronese di San Martino Buon Albergo abbia o no disboscato senza autorizzazione un suo terreno per impiantarci un vigneto.

Sono numerosi i casi simili nel Veronese, dove il boom di vini pregiati come l'Amarone ha portato ad un aumento talvolta indiscriminato della superficie vitata. L'8 gennaio scorso la Forestale aveva fatto sequestrare 9mila metri quadri di terreno a Prun, nel comune di Negrar in Valpolicella, dove è stato raso al suolo un bosco per fare posto a nuovi filari di vite. E non più tardi di alcuni giorni fa, a Tregnago, i sigilli sono scattati su altri 3mila metri quadri di terreno in località Roara, anche qui con le stesse accuse: aver fatto piazza pulita del bosco per far posto alla vite.

Il caso di San Martino Buon Albergo, rispetto a questi ultimi, merita però forse un discorso a parte. La questione si è posta davanti al Consiglio di Stato, dove la società agricola Musella ha fatto nuovamente ricorso contro l'ordinanza del Settore Forestale della Regione Veneto che le aveva imposto il ripristino "in area boscata" di terreni per complessivi 5.500 metri quadri.

Quella stessa ordinanza, nel 2016, aveva già passato in primo grado l'esame del Tar del Veneto. I giudici lagunari avevano sottolineato che "il bosco costituisce specifico oggetto di tutela paesaggistica", e che sia la legislazione statale che quella regionale definiscono il bosco come "terreno coperto da vegetazione forestale arborea". Quindi, di fronte alla sostituzione di un "bosco" con "filari di viti", cosa che "altera la natura del bene protetto perché il filare di vite non costituisce bosco", bene aveva fatto il Servizio Forestale a ordinare all'azienda il ripristino del "bosco preesistente".

Il punto è che l'azienda ha contestato, davanti ai giudici amministrativi romani in secondo grado, proprio l'esistenza stessa di un bosco, almeno di quello che si può considerare tale "secondo la definizione normativa rilevante".

Per dirimere la questione, il Consiglio di Stato ha quindi incaricato di una relazione un massimo esperto del settore, il professor Alberto Minelli, direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna. Il luminare ha analizzato così la storia di quella porzione di terra, con il materiale fotografico a disposizione scoprendo che, nel 1955, "la superficie era trattata probabilmente a vigneto". Con il passare degli anni, le cose cambiano: nel 1987 il terreno era trattato "a seminativo o in stato iniziale di abbandono", nel 1994 siamo di fronte a una superficie incolta "con inizio di rinaturalizzazione spontanea", nel 2000 è ancora tutto in colto è la "rinaturalizzazione" è in atto, nel 2010 "la superficie era quasi totalmente oggetto di rinaturalizzazione spontane", mentre nel 2018 "il mappale è destinato a vigneto".

Si tratta quindi di capire se, quella "rinaturalizzazione spontanea" che ha interessato l'area in sostanziale abbandono a partire dagli anni Ottanta, possa essere considerata o meno un vero e proprio bosco. La risposta del professore è affermativa, per cui già dal 1997 l'area in questione, incolta e in stato di abbandono da anni dove era ripresa a crescere la vegetazione spontanea "si può definire o meglio classificare bosco". È una definizione di "bosco" a maglie molto larghe, quindi, quella sposata dall'esperto e dai giudici, che si presta a far felici gli ambientalisti anche se, nella percezione comune, il "bosco" è davvero un'altra cosa.