Finita la vendemmia si fanno i conti e si scopre chi ha guadagnato e chi ha perso.

Continua l'espansione del settore vinicolo in Veneto.

Nel 2011 in Veneto sono stati censiti 75.400 ettari di vigneti, che hanno prodotto 11,2 milioni di quintali di uva con una produzione di 8,68 milioni di ettolitri di vino. Verona è la provincia che produce più vino, con 3.041.000 ettolitri, seguita da Treviso e da Vicenza.

Nel 2000 gli ettari erano 68.149, nel 2008 erano 70.300.

La regione Veneto conferma una progressione costante delle superfici. Persino il Lugana, che ha optato per una precisa limitazione della produzione, in realtà ha aumentato in un solo anno la superficie vitata del 10%.

Si conferma la tendenza ad utilizzare sempre di più le IGT rispetto alle DOC/DOCG, presumibilmente per la maggiore flessibilità dei disciplinari, che meglio si adattano alle produzioni in larga scala di alcune realtà regionali.

(Fonte: Veneto Agricoltura).

Finanziamenti pubblici.

Come tutti sanno, il 40% delle uscite del bilancio dell'Unione Europea vanno all'agricoltura. Ma non tutti sanno che l'80% di queste risorse vanno al 20% delle imprese agricole europee, le più grandi per fatturato e per estensione, nonostante le piccole fattorie siano la maggioranza e cioè il 70%, con una estensione media di 5 ettari per azienda (dati Sindacato ALPA, lavoratori produttori agricoli).

In linea con questa filosofia, l'agenzia regionale veneta per i pagamenti dell'agricoltura ha erogato alla fine di settembre un acconto di 8 milioni di euro a 2 mila agricoltori. Il 2 ottobre sono stati erogati altri 9,6 milioni di euro a oltre 2.500 agricoltori dei territori montani.

Sempre in ottobre sono stati pagati ai viticoltori veneti 18 milioni di premi comunitari per finanziare gli "interventi di miglioramento del vigneto", per finanziare le aziende con investimenti su una superficie superiore ai 3 ettari e per liquidare gli aiuti per l'arricchimento dei vini.

A ragione qualcuno propone la fine dei finanziamenti pubblici, dato che vanno a finire immancabilmente nelle tasche di aziende non ne avrebbero assolutamente bisogno e lasciano a secco chi con queste risorse potrebbe sopravvivere. Una delle conseguenze di questa politica è la scomparsa negli ultimi 10 anni del 25% delle piccole aziende rurali (Geneviève Savigny, riportata su Il Compascuo di agosto 2012).

Molti di questi milioni di soldi pubblici (pagati da tutti i cittadini europei con le tasse) sono andati a finanziare la distruzione del paesaggio collinare, attuata negli ultimi 10 anni in maniera sistematica attraverso inconsulti sbancamenti di centinaia di ettari di prati aridi e di bosco, il tutto col nulla osta degli enti pubblici preposti ai controlli ambientali.

E' tempo di invertire la rotta. I contadini, i piccoli produttori e allevatori, che compongono la stragrande maggioranza della nostra agricoltura, hanno bisogno e hanno diritto di veder riconosciuto e premiato il loro ruolo. Ma, come ha fatto notare il commissario europeo Dacian Ciolos, riportato sullo stesso articolo del Compascuo: "Il Diritto non cade dal cielo, è prodotto da noi".

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