Prosegue inarrestabile la distruzione dei vecchi pendii terrazzati. Dopo la distruzione delle marogne compare inesorabilmente il nuovo impianto a "ritocchino", molto apprezzato dai viticoltori moderni.

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Non ci sono dubbi: la viticoltura moderna non ha niente a che vedere con la vecchia cultura della vite così come si era sviluppata nei secoli passati sui pendii delle colline veronesi. Le marogne sono state costruite in epoche in cui non esistevano i mezzi meccanici. La costruzione e la manutenzione delle marogne era una parte essenziale del lavoro dei viticoltori. Una volta sistemati i muretti a secco la terra veniva portata su dal fondo dei vai con i carretti e con le gerle. Un lavoro durissimo che impegnava le famiglie dei viticoltori per intere settimane durante l'inverno.

Questa tecnica faticosissima ha creato un particolare microclima, con una temperatura, un grado di umidità, di acidità dei terreni, di esposizione al sole e all'aria che hanno reso possibile la produzione di uno dei vini più buoni e più apprezzati al mondo.

Negli ultimi 30 anni è cambiato tutto. I vigneti si costruiscono con la ruspa, la fresa, il demolitore e la betoniera. I muretti a secco sono sostituiti – quando è impossibile aggirare le prescrizioni - da un getto di calcestruzzo rivestito con scaglie di calcare. La terra la si porta su dalla pianura con grossi camion (20 mc al giro). L'acqua non è più un problema: si scava un pozzo artesiano e lo si collega con un efficiente impianto di irrigazione. Il vigneto viene impiantato in modo da poter essere lavorato con grossi macchinari, che ormai sono in grado di fare quasi tutto, dalle irrorazioni alla raccolta dell'uva. Naturalmente i terreni devono essere il più possibile piani e gli impianti preferibilmente a "ritocchino".

Questo è l'andazzo generale, altroché "civiltà delle vite" e "microclima delle marogne".

Il fenomeno è visibilissimo in tutta la Valpolicella, ma Negrar anche in questo ha saputo eccellere. Smanettando su questo sito si possono trovare decine di casi segnalati e denunciati. L'ultimo risale al mese scorso: /it/notizie/2015-negrar-nuovi-vigneti-nel-sic.html

C'è un altro caso emblematico, un caso che si trascina da anni, con cambi di proprietà, di agronomi, di amministrazioni, di concessioni. Emblematico perché riassume tutto quanto è stato scritto sopra. Dalle mappe risulta che il terreno in origine fosse terrazzato. Nel 2006 su questo terreno sono state scaricate decine di camion di terra di provenienza incerta, ma sicuramente non collinare, data la presenza massiccia di ciottoli levigati ed una colorazione del tutto differente da quella dei terreni circostanti. Furono fatte segnalazioni su segnalazioni e per qualche anno tutto restò fermo. Finalmente negli ultimi mesi è comparso un nuovo tabellone con una nuova concessione, con nuove ruspe, nuove frese, nuovi muri di calcestruzzo e – poteva mancare? – la sparizione di alcune file di muretti a secco, chiaramente segnalati nelle mappe catastali e nelle ortofoto.

Come può succedere tutto questo?

Succede perché nessuno si prende più la briga di andare a controllare sul posto e di controllare la corrispondenza fra quanto descritto dai tecnici agronomi/forestali pagati dai viticoltori e quanto riportato sulle mappe, sul PAT, sul PTCP, sul PTRC. L'agronomo di turno descrive una certa situazione che può essere del tutto inventata e che ha lo scopo di giustificare un determinato intervento, quello richiesto dal cliente. I tecnici del comune prendono atto della documentazione presentata dall'agronomo ed autorizzano l'intervento. I politici spesso non vengono neppure messi al corrente delle autorizzazioni oppure preferiscono restare all'oscuro di queste procedure. Quando vengono interpellati, sia i tecnici che i politici si nascondono dietro l'autorizzazione del Servizio Forestale Regionale, che ha la sua parte di responsabilità, ma che non può giustificare una concessione data in piena autonomia da un Comune. Sul tabellone in questione si legge chiaramente: Comune di Negrar – Permesso di costruire n. 234°/14  – DIA Prot. 0006332 del 16.03.2015.

La questione centrale è proprio questa: spetta ai Comuni gestire gli interventi sul territorio, spetta loro in pratica "tutelare il paesaggio", decidere se conservare e come costruire i muretti a secco, se autorizzare il "ritocchino" o se prescrivere il "girapoggio". Spetta a loro perfino valutare se una VINCA o una VAS sono veritiere, esaurienti e sufficientemente giustificate.

Il paesaggio italiano è nelle mani di questa gente!

RITOCCHINO E RITTOCHINO.

Nell'articolo del 12.06.2015 - Negrar: nuovi vigneti nel SIC - ho riportato letteralmente le parole dell'ordinanza comunale proprio per mettere in evidenza il livello professionale dei tecnici comunali. Il ritocchino se lo fanno le signore per riparare le ingiurie del tempo, il rittochino è un tipo di sistemazione agraria che segue le linee di massima pendenza, quindi prevede la distruzione dei muretti a secco, che si sposano invece con il girapoggio, sistemazione agraria che segue le curve di livello della collina. Parliamo del comune di Negrar, Valpolicella, patria dell'Amarone, non del comune di Lignano Sabbiadoro.

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