Prosegue la ricerca per creare il giornalista meccanico: mentre la cultura si deteriora, le macchine diventano sempre più sofisticate e il gap tra uomo e macchina si riduce. Ma a chi interessa un giornalista non pensante?

 

Se non hai letto il giornale, sei disinformato. Se l'hai letto, sei male informato.

(Mark Twain)



Avevamo parlato del software in grado di produrre un articolo di senso compiuto, creato dalla Narrative Science. Permetteva al computer di parlare in maniera convincente di una partita di una serie minore del baseball: inserendo il numero di lanci di ciascun giocatore, i punteggi parziali e gli eventuali punti segnati da una e l'altra squadra, ne usciva un articolo del tutto paragonabile a quello di un qualsiasi giornalista scarso.

In quel momento (maggio 2012) scrivemmo che molto probabilmente si trattava di un'attività nata col solo scopo di trovare ricchi fresconi disposti a finanziarla. Che cos'è successo nel frattempo?

Secondo wikipedia, Narrative Science ha acquisito nuovi importanti investitori, 32 milioni di dollari in conto capitale, di cui 10 solo dal 2014. Si può dire "obiettivo pienamente raggiunto". Ma i semi tecnologici sparsi anche solo per vantaggi finanziari germinano mostri, e in soli tre anni ci tocca descrivere ulteriori progressi nel campo del giornalista meccanico.

Da un lato, è proseguito lo scellerato regresso dei contenuti di informazione, sempre più brevi, scarni, privi di approfondimento, e sempre più frivoli. La stupidera via facebook o twitter è ormai uno standard, tanto che buona parte del giornalismo tradizionale narra che cosa succede nei social (una volta era il contrario).

La cultura involve "a mero meccanismo pubblicitario". In fondo, come diceva il nostro vate, il maggior merito del settore informatico è quello di aver realizzato al contrario il sogno di Turing: uomini che pensano come le macchine.

Dall'altro lato la tecnologia, lo sappiamo, purtroppo evolve, e oggi ci ritroviamo a parlare di una nuova versione del giornalista meccanico. Il nome in codice è 'Wordsmith Beta' della compagnia Automated Insights, anche qui un software che genera autonomamente contenuti scritti partendo dal semplice inserimento di dati.

Embè, dove sta la novità? Apparentemente in nulla, visto che le roboanti dichiarazioni sono la fotocopia esatta di quelle di Narrative Science del 2012: articoli giornalistici finanziari, sportivi e meteorologici, testi che possono essere personalizzati cambiando l'attacco o il finale. Niente di interessante: altri capitali spillati ad altri ricchi fresconi.

Ciò che rende questo annuncio potenzialmente più inquietante del precedente è che la Automated Insights mette a disposizione la versione sperimentale del proprio Wordsmith qui.

Se fosse verificato (siamo in attesa di ricevere l'accesso al software) questo fatto significherebbe due cose: prima di tutto non sarebbe una bufala, tanto che i produttori si mettono in gioco con la versione dimostrativa del loro programma, inoltre il progetto abbandonerebbe le stanze segrete dei colossi dell'informazione, popolate da supercomputer e tecnici in camice bianco, e si metterebbe online, per essere utilizzato da chiunque possa permettersi un canone presumibilmente non proibitivo. Il robot giornalista sarebbe a disposizione di tutti, o quasi.

Ma a chi può interessare un giornalista elettronico? Chi potrebbe preferire una macchina non pensante a una persona in carne e ossa? Non è solo una questione di costi. Immaginate per esempio un Comune abitato da un sindaco arrembante e voglioso di scalare la politica nazionale. Per ottenere i suoi scopi di carriera occorrerebbe ripulire la sua immagine di fascistello razzista, e per far questo servirebbe un ufficio stampa coordinato da un dirigente (stra)pagato dai contribuenti.

Ma il lavoro di questo dirigente sarebbe improbo: occorrerebbe convocare quotidianamente i giornalisti del locale quotidiano e delle televisioni per dettare la linea editoriale, i toni e i contenuti di ciò che deve essere pubblicato o mandato in onda. Un lavoro stressante.

Immaginate che sollievo sarebbe avere a disposizione una macchina che, sulla base dei dati inseriti, potesse produrre articoli che incensano l'attività del sindaco, i suoi successi, la sua visione illuminata della politica. Senza bisogno di fare pressioni su giornalisti sottopagati o su editorialisti ben remunerati.

Ecco, se l'attività della Automated Insights si dovesse estendere oltre il procacciamento di fondi in capitale di rischio, un buon cliente Wordsmith ce l'avrebbe già.

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