I pennacchi di un bel colore bianco-panna del Frassino e i festoni carichi di fiorellini bianchi del Biancospino ornano e profumano i vaj e le dorsali delle nostre colline. Colori e profumi di una primavera che stenta a partire.

I 3 alberi più diffusi sulle colline sono in ordine: il Carpino nero, l'Orniello, la Roverella.

Del Carpino abbiamo scritto qualcosa anni addietro:

/it/notizie/2008-carpino-nero.html

Della Roverella, Quercus pubescens, parleremo un'altra volta, magari mettendo a confronto le varie specie presenti sul nostro territorio: ilex, robur, petraea, palustris.

Del Frassino innanzitutto ricordiamo che Omero, o chi per lui, ci racconta che ai tempi della guerra di Troia si usava il legno del Frassino per realizzare le aste dei giavellotti, con i quali gli eroi greci e troiani facevano strage di avversari:

Di frassino una grave asta scotea

Aiace. A questa avvicinato Ettorre

Tal trasse un colpo della grande spada

Che netta la tagliò là dove al tronco

Si commette la punta. Invan vibrava

Il Telamónio eroe l'asta privata

Della sua cima, che lontan cadendo

Risonò sul terrèn.

Omero, Iliade, Libro decimosesto, trad. Vincenzo Monti.

In effetti il Frassino cresce mediamente dritto, ha una fibra resistente e ben si presta all'uso indicato da Omero. E' molto diffuso sui terreni collinari e montani tanto in Europa continentale che sui Balcani. Appartiene alla famiglia delle Oleaceae ed è presente nel nostro territorio con 2 specie:



  • Fraxinus ornus, Orniello, tipico delle nostre colline;


  • Fraxinus excelsior, Frassino maggiore, tipico dei Lessini, dove può raggiungerei 30m di altezza.




Il Frassino dà un ottimo legno, utilizzato da sempre per costruire utensili, ma anche come ottimo combustibile. Dalla corteccia, che rimane liscia per molti anni prima di fessurarsi finemente, si ricava una sostanza chiamata manna, alla quale si attribuiscono numerose virtù terapeutiche e che viene da secoli utilizzata come leggero lassativo naturale.

Le infiorescenze sono costituite da pannocchie fitte e dense di un colore biancastro (foto sopra), facili da riconoscere in questi giorni sulle colline. Le foglie del Frassino hanno una struttura simile a quella della rosa: un gambo principale con 7-15 foglioline imparipennate.

Il Biancospino, Crataegus oxyacantha o Crataegus monogyna, della famiglia delle Rosaceae, si riconosce perché i suoi rami in questi giorni sono letteralmente coperti di mazzetti di fiori (corimbi) di un bianco splendente, talvolta con venature rosate (foto sotto).

I Celti dedicavano al biancospino il mese che cadeva fra le metà di maggio e la prima decade di giugno. I Romani avevano dedicato questo albero alla dea Maia, che regnava sul mese di maggio. Durante questo mese vigeva la castità e si sconsigliavano le nozze. I greci adornavano gli altari con i suoi rami fioriti durante le cerimonie nuziali. Durante il Medioevo si innalzava il Maggio, un albero di biancospino, nella piazza del villaggio e si danzava intorno per attirare la prosperità su tutto il paese.

Chi non ricorda la poesia di G. Pascoli:

Oh! Valentino vestito di nuovo,

come le brocche dei biancospini!

Anche del Biancospino avevamo già scritto:

/it/notizie/2009-zinzole-marandele-strupaculi.html

/it/notizie/2012-fiori-profumi-tutte-stagioni.html

Il profumo di questi fiori ha qualcosa di magico, una mistura di essenze che ci portano lontano nel tempo e nello spazio. Annusare per credere. I fiori in infuso esercitano un'azione sedativa e ansiolitica e curano efficacemente l'insonnia.

Biancospino

le note di Pat

FRASSINO ALBERO SACRO DEI CELTI

I celti pensavano che il frassino unisse il cielo e la terra, per consentire che le due parti si scambiassero energie e anime, infatti questo albero viene usato spesso per rappresentare l'Yggdrasill, il sacro albero celtico-druidico, sul quale ci si arrampica per raggiungere il celebre campo degli Dei dove ogni giorno si beve idromele, si combattono le guerre tra dei per poi tornare interi, senza che la morte possa toccare nessuno. Anche se il frassino viene associato all'elemento aria, esso è simile all'elemento fuoco poiché ha un forte potere di combustione, bruciando con un calore intenso, anche se verde, questo fece sorgere idee collegate alla risurrezione e al rinnovamento tra la cultura celtica.

Il frassino era comunemente usato nelle cerimonie per i rituali di protezione, perché si credeva che grandi energie fossero contenute al suo interno, in particolare, il frassino si pensava ottimo per custodire i bambini proteggendoli dal male, spesso infatti era usato come agente di guarigione per le malattie infantili, sotto forma di tisane e preparati erboristici. La sua associazione con i bambini può ricordare molti miti nordici all'interno della tradizione celtica, in alcune leggende il frassino era ritenuto la culla della vita, il gigante buono e un protettore della giovinezza.

FRASSINO ALBERO DEI SERPENTI

Dioscoride riferisce che il frassino aveva anche potenti effetti medicamentosi contro i morsi dei serpenti. Il succo delle sue foglie bevuto o applicato sulla ferita era ritenuto un efficace rimedio. Addirittura Plinio scrive che "i frassini hanno un tale potere che i serpenti non ne sfiorano l'ombra e ne fuggono lontano".

La pratica di utilizzare foglie di frassino come rimedio per i morsi dei serpenti si e' protratta in alcune campagne sino all'inizio dei ‘900.

MADONNA DEL FRASSINO

Ecco quanto scrive P. Bartolomeo Spiciani da Monzambano: "allì 11 di maggio dell'anno 1510 mentre un contadino stava in campagna nella contrada della Pigna ad acconciar le viti, scorgendo quivi poco lontano uno spaventoso serpe, restò per timore, come privo di sensi. Onde alzando gli occhi al cielo, ed alla Vergine Santissima sua Avvocata, raccomandandosi vidde quivi fra le verdeggianti fronde di un Frassine la di lei figura; avanti la quale genuflesso, scacciato ogni timore, anzi pieno di gran consolazione rese le dovute grazie, si levò in piedi, e fatto ardito, ed accostatosi al Frassine, stese la mano, la levò di quivi, e tutto giubilante, se la portò a casa, e fattala vedere ai suoi domestici, la pose sotto chiave in una cassa, volendo egli solo essere il custode del acquistato Tesoro". Ma la piccola statua della Madonna ritornò sulla pianta del frassino.

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