Perché i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL non si prendono in carico il Comparto Agricoltura?

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Interessante Convention il 10 aprile scorso a Verona dei Direttori dei Dipartimento di Prevenzione d'Italia promosso dalle Società Scientifiche di riferimento. Si è parlato di Piano nazionale della Prevenzione 2014-2018, con analisi critica sui Piano scorsi.

Molti spunti di riflessione fra i quali sono da evidenziare l'obbligo di:

- misurare quello che si fa e i risultati di salute che si ottengono o non si ottengono, le priorità e l'efficacia basata sull'evidenza, i costi e le risorse necessarie

- stabilire standard di risorse minime e di prestazioni non derogabili per ogni Dipartimento su tutto il territorio nazionale

-entrare nella gestione dei processi che influiscono sulla salute e sull'ambiente con la coscienza dei valori economici rilevante che spesso entrano in gioco

Almeno una criticità del Piano della Prevenzione, e del dibattito, va però rilevata e riguarda la non sufficiente chiarezza sulle attività che ancora i DIP diffusamente non fanno e che hanno un grande impatto sulla salute o sull'ambiente (e di conseguenza ancora sulla salute). Una fra tutte l'Agricoltura

Attualmente c'è un interessamento diffuso dei Servizi di Prevenzione negli Ambienti di Lavoro relativamente agli infortuni e alle misure preventive per chi opera con i pesticidi. Gli aspetti connessi invece alla stratosferica quantità di prodotti chimici utilizzati per il trattamento delle colture sono di interesse delle ARPA per i controlli (non per la prevenzione), degli Assessorati e Ministero all'Agricoltura e delle Case Produttrici; e nella Società civile delle Associazioni ambientaliste e dei colleghi dell'ISDE (International Society of Doctors for the Environment) che ne hanno fatto una priorità ambientale e sanitaria. I Dipartimenti di Prevenzione non se ne interessano per niente, oppure solo marginalmente, anche se il Comparto agricoltura configurerebbe una attività dipartimentale per eccellenza (Igiene Pubblica per gli effetti sulla salute e sull'ambiente, Ambienti di Lavoro per l'uso professionale dei prodotti e per gli infortuni, Veterinari per gli alimenti di origine animale ed eventuali residui di PFS, Alimenti per l'interferenza con la qualità delle acque ad uso umano) .

Secondo l' ISPRA, che riporta i dati nazionali di vendita dei PFS raccolti dall'ISTAT, nel 2012 sono stati immessi in commercio in Italia circa 134 mila tonnellate di prodotti fitosanitari, con un contenuto di principi attivi pari a circa 61 mila tonnellate.

ARPAV riferisce che ogni anno vengono venduti in Veneto oltre 15 mila tonnellate di PFS (fonte rapporto ARPAV 2013). Fra questi, 11 prodotti sono classificati come "probabili cancerogeni" dall'EPA –mancozeb, folpet e metiram (fungicidi); metam sodium, (insetticida); e ancora, anche se usati in quantità minore: maneb, acifluorfen, captan, daminozide, haloxyfop methil, procymidone, propargite.

Alcuni di questi composti sono diffusamente presenti, secondo i dati ARPAV, nelle acque superficiali.

A questo gruppo va aggiunto il Glifosate, erbicida, che Il 25 marzo scorso la IARC ha "promosso" da 2B a 2A "probabilmente cancerogeno" (linfomi non Hodgkin). Si tratta della sostanza attiva con il più alto volume di produzione mondiale fra tutti gli erbicidi (il suo utilizzo è andato aumentando di pari passo con lo sviluppo di colture che sono state geneticamente modificate per renderle resistenti al glifosate stesso). Un solo dato: in Toscana (dati ARPAT 2012) è la sostanza attiva più venduta (oltre 100 tonnellate) per uso agricolo dopo lo zolfo. La sua diffusione, anche fra la popolazione che lo usa per eliminare le erbacce davanti a casa, è favorita dal fatto che è sempre stato classificato come prodotto praticamente innocuo.

Dal Rapporto ISPRA 2014 sui Pesticidi nelle acque 2011 -2012: "Nel 2012 nelle acque superficiali, il glifosate e il suo metabolita AMPA, cercati solo in Lombardia, sono presenti con frequenze rispettive del 18% e del 47%; (nel 2012, sempre per la sola Lombardia, erano del 32% e del 72%)."

"Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti controllati. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati il 31,0% dei 2.145 punti. Le concentrazioni misurate sono spesso basse, ma il risultato complessivo indica un'ampia diffusione della contaminazione. I livelli sono generalmente più bassi nelle acque sotterranee, ma residui di pesticidi sono presenti anche nelle falde profonde naturalmente protette da strati geologici poco permeabili."

C'è una ormai diffusa bibliografia sugli effetti cronici dei PFS, superando il Gap di conoscenza con gli effetti acuti nei lavoratori e a scopo suicida. Il prof. Mastrangelo del Dipartimento di Medicina Ambientale e Sanità pubblica dell'Università di Padova , da una sua review bibliografica di qualche anno fa, riporta che 11 studi su 14 confermano un effetto genotossico dei PFS in generale, e 14 su 15 un effetto dannoso sulla funzione riproduttiva; 23 studi su 27 confermano la correlazione con il linfoma di Hodking e 8 su 8 con il tumore alla prostata.

In Francia la Sindrome di Parkinson è riconosciuta come malattia professionale per gli agricoltori. Per chi fosse interessato ad approfondire segnalo che esiste uno studio federale degli Stati Uniti – Agricultural Health Study – che segue una coorte di 52.000 "applicatori" di pesticidi e loro familiari dal 1992. Dal 2003 sono stati pubblicati numerosi studi che danno un quadro molto preoccupante degli effetti dei PFS in generale e di alcuni in particolare, sia nei soggetti esposti professionalmente che nei familiari. Solo un paio di esempi:

- il clorphirifos, insetticida usato anche da noi correlato con tumori al polmone, colon, retto e diabete

-il Mancozeb, fungicida usato anche da noi, imputato per degenerazione retinica negli agricoltori e nei familiari.

È nozione comune che i trattamenti con prodotti fitosanitari, come per i farmaci sugli umani, proprio perché usati in maniera indiscriminata, creano resistenze e quindi inducono all'introduzione di sempre nuovi formulati e ad incrementare il numero di trattamenti.

Il volume di danaro che si muove attorno a questa partita è enorme, sia per le case produttrici che per le Aziende agricole, che per la politica, basti pensare che la maggior fetta dei finanziamenti europei sono destinati proprio all'agricoltura.

In questo quadro la domanda è perfino banale: perché la Prevenzione sanitaria non partecipa direttamente alla gestione del comparto agricoltura che ha così tanta influenza –almeno in ipotesi- sulla salute umana e sull'ambiente, e che si presta ottimamente ad interventi multidisciplinari e coordinati fra i diversi Servizi del Dipartimento?

Nota di redazione: ASL e ULSS sono sigle diverse con cui si indica la stessa realtà nelle diverse regioni italiane.

ASL = Azienda Sanitaria Locale

ULSS = Unità Locale Socio Sanitaria

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