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Informazione e ambiente veronese

Land grabbing e distruzione del territorio collinare

 
2014 land grabbing distruzione territorio 14422

A proposito di corsa alla terra, fa poca differenza che si pianti jatropha in Senegal o vigneti in Valpolicella: si tratta comunque di accaparramenti a scopo di lucro che tolgono alle popolazioni il controllo delle loro terre, la sovranità alimentare ed il diritto alla mobilità sui territori.

L'accaparramento delle terre (land grabbing) è un fenomeno vecchio, si pensi alle "conquiste" europee e alle colonie, ma negli ultimi decenni ha assunto una connotazione nuova, molto aggressiva e preoccupante:

www.ilfattoquotidiano.it ...

Chiara Pierfederici e Antonio Onorati hanno pubblicato su www.creoceviaterra.it i dati del Land grabbing in Italia, con una analisi approfondita del fenomeno in Sardegna: www.croceviaterra.it ...

Anche Verona e provincia conoscono bene da decenni il fenomeno dell'accaparramento dei terreni, molto evidente soprattutto nella zona collinare.

Durante la prima metà del secolo scorso il territorio collinare era coltivato in maniera intensiva. Le foto di Eugenio Turri descrivono in maniere chiara la situazione. A volte si trattava di piccole proprietà, più spesso di grandi proprietà fondiarie coltivate in regime di mezzadria. Le strade selciate, le capezzagne, i sentieri avevano una funzione vitale in questo sistema di coltivazione: permettevano a tutti di raggiungere le varie proprietà e di trasportarvi  beni e strumenti. Ogni tratto di quella mappa non scritta aveva un nome, una storia, dei segni di riconoscimento, dei "diritti" noti a tutti e da tutti rispettati.

Con il dopoguerra il fenomeno dello spopolamento delle colline, già iniziato negli anni ‘20 e '30, subisce un forte incremento, sia per lo spostamento di molti veronesi nei quartieri periferici della città (dove avevano trovato un lavoro più comodo e remunerativo), sia per il forte sviluppo dell'agricoltura intensiva, con l'impiego di mezzi meccanici e di concimi chimici. Negli anni ‘60 e ‘70 le colline vengono abbandonate, le case, prive di manutenzione subiscono un pesante degrado e i campi vengono invasi dai rovi e dagli arbusti.

In questi decenni iniziano anche a costituirsi nuove ricchezze, che guardano con interesse alla zona collinare, per la sua appetibilità paesaggistica e per i prezzi stracciati dei terreni abbandonati. E' la stagione delle villette in collina, che in pochi anni va a modificare in maniera irreversibile il paesaggio delle Torricelle e della Valpolicella, suscitando la reazione sdegnosa di Turri, di Gazzola e di pochi altri studiosi e giornalisti. Naturalmente l'accaparramento dei terreni comportò, oltre alla costruzione della villa, la recinzione delle proprietà con relativa chiusura dei sentieri e delle strade sterrate o selciate che li attraversavano. Ancora nel primo decennio del 2000 era fiorente l'industria dell'annesso rustico, primo passo verso la definitiva villetta. Le modalità di recinzione del fondo naturalmente rimanevano identiche.

Con gli anni '90 prende piede nella nostra provincia l'industria del vino, inteso non più come prodotto artigianale frutto della cura nel campo e della perizia in cantina, ma come merce da piazzare sul mercato globale secondo le note leggi del marketing & management. I prezzi dei terreni sono ancora molto interessanti, molte famiglie di ex coltivatori si sono disintegrate: hanno perso qualsiasi tipo di interesse per i terreni agricoli o preferiscono vendere piuttosto di affrontare le divisioni ereditarie.

Attualmente, visto l'alto prezzo raggiunto dai terreni piantati a vigneto, vengono acquistati terreni prativi o boscati, che poi vengono facilmente trasformati in vigneti con le consuete modalità, acquisendo i "diritti di impianto" sul mercato nazionale.

Sulle colline moreniche del basso lago, dopo aver edificato praticamente tutto il perimetro del lago in prima fascia, seconda fascia, terza fascia, con lottizzazioni regolari, irregolari, abusive, anche condannate ma mai demolite, ora è in atto un fenomeno nuovo di accaparramento delle proprietà nella zona collinare interna. Come al solito si procede sistematicamente alla distruzione delle zone umide, alla recinzione delle proprietà, alla chiusura delle strade e dei sentieri. In questo caso gli obbiettivi sono due: grandi lottizzazioni da far decollare in combutta con i politici locali oppure impianto di vigneti intensivi.

Le diverse modalità del fenomeno Land grabbing portano sempre le stesse conseguenze:

- il territorio viene massacrato da interventi agrari che modificano in maniera pesante sia il paesaggio che la conformazione dei terreni;

- le diverse monoculture (in Veneto il vigneto) comportano quasi sempre un pesante utilizzo di pesticidi, con conseguente avvelenamento dei terreni, delle falde e dei prodotti agricoli;

- spariscono i sentieri, le capezzagne e gli sterrati che attraversano le proprietà. Questo comporta la perdita dell'utilizzo collettivo del territorio.

Una promozione oculata della nostra offerta turistica e dei nostri prodotti enogastronomici, tanto più in questo difficile periodo di congiuntura economica, avrebbe  bisogno di un contesto territoriale ricco di sentieri, piste ciclabili, laghetti, zone umide, prati aridi, muretti a secco, uccelli, lupi, orsi, farfalle, fiori. Avrebbe bisogno di tutta la gamma di biodiversità di cui è, nonostante tutto, ancora ricco il nostro territorio. Avrebbe bisogno di prodotti sani, di grande qualità, in grado di competere con quelli di qualsiasi altra nazione al mondo.

Un turismo concepito in maniera intelligente in un territorio così ricco di storia millenaria e di differenti paesaggi potrebbe dare profitto e lavoro ad un grande numero di persone, ma richiederebbe un cambio di mentalità impensabile per l'ambiente economico-agricolo-imprenditoriale veronese. E' molto probabile anzi che dovremo assistere ad un rincrudimento del processo di distruzione.

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Utente: Attilio Anacleto

Nell'Unione Europea la metà di tutto il terreno coltivabile è spartito fra il 3% delle aziende.

In Germania a metà degli Anni 60 i proprietari terrieri erano 1,2 milioni. Ora non raggiungono i 300.000. Contemporaneamente il terreno occupato dalle piccolissime aziende familiari è sceso da 123.000 a 20.000 ettari circa. In Andalusia (Spagna) il numero delle aziende agricole è diminuito del 65% circa e il 2% dei proprietari terrieri possiede la metà della terra coltivabile.

I dati sono stati diffusi dal network di ricercatori riuniti nel Transnational Institute, di cui fa parte anche la famosa Via Campesina. http://www.tni.org/sites/www.tni.org/files/download/land_in_europe_1.pdf
Redatore: Michele Dall'O'

Non posso fare a meno di citare l'orribile ed immensa spianata desertica, foriera di vigneto prossimo venturo, vista ieri 4/10 nella piana di Caprino/Costermano. Spianata che parte dalla rotonda di Cosetrmano, si insinua fin sotto San Verolo a ovest e Pesina a nord.
Redatore: Michele Dall'O'

Una delle conseguenze non citate nell'articolo che io reputo di una qualche gravità è l'insorgenza del pericolo idrogeologico. Terreni spogliati del bosco, privati del muretto a secco (che, ricordiamo, svolge un'importante azione di salvaguardia idrogeologica) e coltivati poi a ritocchino (e non a girapoggio altrimenti i mezzi meccanici, senza terrazzi, si rovescerebbero). Terreni continuamente compattati dal passaggio di pesanti mezzi a motore, vedono la loro conducibilità idraulica diminuita favorendo così fenomeni di run off, cioè di ruscellamento superficiale. Le sezioni, poi, dei progni di raccolta non sono più in grado di far fronte all'aumentato volume di acqua che in tempi brevi si riversa a valle. Sono state rase al suolo anche tutte le secolari opere di captazione delle acque (ho delle foto di una bellissima canaletta di marmo sopra S. Giorgio IP fatta a pezzi verso il 2006-2007), ricordiamo a proposito che la zona collinare è calcarea e quindi carsica e molto arida ... Oltre alle zone citate, anche l'Est veronese non se la passa bene. Epicentro è la zona di Centro (Matermigo, ecc.) ben visibile da Moruri o dalla strada che dal Pian di Castagné va giù a Mezzane di Sotto. Distrutta anche la zona di cave di marna di Tregnago e le zone circostanti. Adesso il land grabbing sembra essersi spostato anche nella dorsale contigua (quella che separa Val d'Illasi a Val d'Alpone/Val Tramigna) con le distruzioni operate nella zona della Croce del Vento. Non parliamo poi del Monte Baldo, dove a Spiazzi la Madonna della Corona sarà sostituita dalla Madonna dell'Uva Secca: sotto i Coltri fino al Coliel e agli Stringari è tutto un vigneto, come sopra Spiazzi (900 e passa metri!) su parte nord del Monte Cimo. Proprio un vigneto del Coliel era terreno di crescita della preziosa Fritillaria, che vedo qui accanto (il cui limite di espansione orientale è dato dal Monte Caplone, sponda Occidentale del Lago do Garda). Andata, sul Monte Baldo, quindi, perduta per sempre.
Utente: Attilio Anacleto

AGRICOLTURA: NO ALLO SCIACALLAGGIO SOCIALE: "Non è facile fare il contadino in Italia oggi: vessazioni fiscali, scarso accesso a credito e servizi, concorrenza accanita da parte di agricolture industriali basate sul latifondo"...."Non protetti da uno Stato cinico e assente, assillati dai creditori, molte volte gli agricoltori sono costretti a gettare le spugna e a vendere le loro aziende, su cui si gettano come avvoltoi gli stessi poteri forti che li hanno messi in condizione di chiudere: banche e simili, a volte anche personaggi legati alla criminalità organizzata"..."Solo il contadino infatti, per la sua dedizione alla terra e la sua cultura, è in grado di svolgere a fondo i compiti che devono spettare all'azienda agricola in termini di sostenibilità ambientale, sovranità alimentare, tenuta del tessuto sociale, difesa dell'occupazione. Non sono questi certo compiti cui siano all'altezza i predatori che si avventano sulle terre solo per ricavarne il massimo profitto nel breve periodo, nella logica tipica del capitale finanziario, intento a valorizzare solo se stesso a scapito di ogni considerazione di carattere sociale, ma anche economico...". http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/26/agricoltura-no-allo-sciacallaggio-sociale/1129839/
Utente: Attilio Anacleto

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Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata,

FISSA LIMITI ALLA SUA ESTENSIONE secondo le regioni e le zone agrarie, PROMUOVE ED IMPONE LA BONIFICA DELLE TERRE, la trasformazione del latifondo e la ricostituzionedelle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà [...] " COSTITUZIONE ITALIANA - Articolo 44

A proposito di "BONIFICHE E SISTEMAZIONI FONDIARIE": In Località Sabbionara a Colà di Lazise c'era una splendida torbiera, una zona umida con caratteristiche ambientali un tempo molto diffuse, ed oggi molto ridotte, tanto da rappresentare un patrimonio bisognoso di protezione. Le zone umide oggi esistenti sono per lo più residui di un "mondo naturale", e quelle poche che sono sopravvissute alle attività di bonifica, allo sfruttamento agricolo, sono da considerarsi delle piccole riserve di biodiversità. Con il consolidarsi di una diffusa mentalità ambientale (specie all'estero), ha acquistato un ruolo non secondario la funzione sociale, dal momento che oggi le zone umide rappresentano una risorsa turistica di rilevante importanza.

Lo stesso Consiglio d'Europa, nel 1976 proclamò l'Anno Europeo delle zone umide, per sensibilizzare i cittadini e sostenere la Convenzione di Ramsar. Altre convenzioni internazionali seguirono come l'AEWA sulla conservazione delle specie di uccelli acquatici migratori dell'Africa-Eurasia. Fatta questa doverosa premessa, con lo strumento urbanistico del PAT lo studio padovano dell'Arch. Tombolan (che fece copia-incolla del Pat di Brentino Belluno sull'Adige) identifica località Sabbionara come "ambito di escavazione dismesso" quindi "come potenziale elemento di degrado del paesaggio", ed il Piano degli Interventi "di concerto coi privati interessati ne prevederebbe il recupero paesaggistico ambientale valutando lo strumento del credito edilizio": in parole povere la torbiera sulle carte diventa cava degradata, e distruggendola ci si potrebbe costruire una casa. Assieme alla torbiera sono stati parzialmente interrati i pali dell'alta tensione, e se nel cantiere è entrato un giovane uomo che ha perso la vita davanti al figlio, folgorato dal contatto della canna da pesca con il traliccio, neppure questa tragedia sembra aver destato l'interesse di nessuno.

UN PERFETTO ESEMPIO DI COME UN ENTE COMUNALE HA PERSO IL CONTROLLO DEL SUO TERRITORIO RURALE.
Utente: Attilio Anacleto

"La concentrazione e l'accaparramento delle terre è un problema anche in Europa, dove il 3% dei proprietari terrieri controllano più della metà delle terre coltivabili in questo favoriti dalle sovvenzioni versate nel quadro della PAC. Si tratta anche di una questione sociale importante che non si può nascondere, perché gli abitanti rurali perdono progressivamente il controllo sulle loro terre ed il loro ambiente".

Mari Carmen Garcia Bueno, di ECVC Coordinamento Europeo Via Campesina.
Utente: Kelidonio

A questo dettagliato elenco di "trasformazioni ambientali irreversibili" bisogna aggiungere la dispersione incontrollata di reperti archeo-preistorici: trasportando terreni (anche a distanze notevoli) per le sedicenti opere di miglioramenti fondiario possono venir distribuiti a casaccio anche quantità più o meno significative di reperti. Ad esempio, ho personalmente constatato, già negli anni '70, il rinvenimento di frammenti ceramici provenienti da contesti palafitticoli (e/o comunque di "terreni umidi" di pianura) in un vigneto vicino a Montericco (zona originariamente carente di terreni, a causa di intense erosioni carsiche).

Altro esempio: pochi anni fa un articolo ("Lessinia ieri oggi domani", 2006, pp. 59-66) segnalava manufatti in selce caratteristici del Neolitico Antico (cioè il primi agricoltori giunti nei Lessini) in località "Cave di Coda" (Grezzana). Incuriosito da questi ritrovamenti, tipici del sito vallivo di "Campagne di Lugo" (scavato per oltre un decennio dall'Univ.Trento) e davvero insoliti per terrazzi montani, ne ho chiesto dettagli al dott. Salzani (Soprint.Archeol.Veneto): pare assai probabile che si sia trattato di reperti del sito vallivo dispersi a Coda con terreni riportati!

A cosa possano arrivare simili comportamenti insensati ce lo spiega un episodio francese di cui ho avuto notizia alla fine degli anni '80 del secolo scorso: in un terreno agricolo della Normandia vennero trovate asce litiche attribuibili, per forma e materiale, a culture sud-americane. Successivi controlli permisero di ritrovare anche frammenti di reperti ceramici riferibili alla stessa facies culturale: gli Incas erano giunti in Europa prima di Colombo? La risposta fu più banale: commerciando, in sacchi, guano cileno grezzo come concime naturale si erano dispersi reperti pre-colombiani !!!

Ovvio concludere che "al peggio non c'é rimedio", specie in assenza di una cultura diffusa consapevole dei danni prodotti e innescati da trasformazioni ambientali puramente speculative!