Il taglio dei lampioni a Detroit rappresenta il primo caso, in una città significativa, di contrazione urbanistica. Gli americani prendono atto della recessione, mentre a Verona si scommette sul futuro radioso dell'auto. Con i soldi nostri.

.

.

La città di Detroit, dove hanno sede Ford, General Motors e Chrysler, è secondo alcuni il più stupefacente esempio di collasso urbano contemporaneo.

La zona centrale è zeppa di pretenziosi grattacieli, tronfi di gloria automobilistica. Le zone periferiche sono  invece caratterizzate dalle classiche palazzine e case familiari. Molti dei più importanti edifici di Detroit sono protetti dalla "National Trust for Historic Preservation" tra i paesaggi in via d'estinzione, con molti edifici risalenti al XIX secolo. Storicamente, Detroit ha un alto numero di professionisti che si occupano di urbanistica, conservazione dei beni architettonici e di investimenti.

La crisi del sistema produttivo USA e globale ha trasformato Detroit nel caso più emblematico di degrado urbano. Dagli anni settanta, il fenomeno continua a persistere tuttora. La promessa dell'automobile fu promessa di marinaio, e la popolazione, dal 1960 ad oggi, è calata del 60%. Attualmente la periferia di Detroit sembra la Varsavia nel 1945: case lasciate bruciare ed erba che invade i marciapiedi. La maggior parte della città è senza inquilini, con interi, terrificanti, quartieri fantasma.

Da anni economisti di grido, manager d'assalto alla Marchionne e politici senza scrupoli promettono ai cittadini che la crisi dell'auto è temporanea, e che la ripresa è giusto dietro l'angolo. Nonostante questo, gli urbanisti della città stanno progettando un piano di contrazione delle aree urbane, concentrando i cittadini in determinati quartieri e, per risparmiare, concentrando in essi alcuni servizi, come l'illuminazione. Il sindaco di Detroit pensa infatti di ridurre il numero dei lampioni di quasi la metà, portandoli da 88.000 a 46.000.

I fanatici della sicurezza non l'hanno resa bene: secondo loro la mossa amplierà il problema della delinquenza nelle aree più malfamate. Ma la realtà con cui fare i conti è desolante: il 40% dei lampioni di Detroit sono rotti, e in questo momento le finanze comunali non permettono di ripararli. Inoltre, luce o meno, gran parte della città è saldamente nelle mani delle gang.

Sebbene in ritardo, gli urbanisti di Detroit piano piano ci arrivano: le aree disabitate coprono oltre 96 chilometri quadrati, e oggi si è deciso di individuare i quartieri in cui si desidera concentrare la popolazione. Un progetto che va a toccare un servizio fondamentale per la vita urbana e secondo gli esperti consentirà di rimodellare integralmente la città.

La contropartita è la consegna definitiva  delle zone ghetto ai criminali. Spegnere le luci porterà alla morte di diversi quartieri ormai ridotti a zone fantasma, e alla concentrazione delle persone in determinate aree della città.

Aldilà delle disquisizioni su illuminazione e criminalità, la svolta urbanistica di Detroit comporta un precedente importante. La crisi dell'auto non ha pietà, e costringe per la prima volta una città a pianificare non la propria espansione, ma la propria riduzione.

Qui a Verona, invece, i nostri governanti stanno progettando opere monumentali basate sull'esclusivo traffico di autovetture private: traforo, parcheggi e tutto quello che ci va intorno. Stiamo parlando di cifre che complessivamente toccano il miliardo di euro, debiti che perseguiteranno noi, i nostri figli e i nostri nipoti.

Le città più civili d'Europa scoraggiavano l'uso dell'automobile quando essa rappresentava il modello trionfante di mobilità: barriere all'ingresso, parcheggi scambiatori e mobilità pubblica. Verona, invece, in piena depressione automobilistica, scommette ancora, e tanto, su autostrade in città e parcheggi.

La retorica politica dei tosiani non prevede che ci si renda conto che la recessione esiste e che bisogna accettarla e contrastarla, per cui avanti tutta, con la civiltà dell'automobile. Tanto i soldi sono nostri.

Contenuti correlati

Hurricane
Hurricane L'imbecillità si paga in contantiL’America ha appena finito di fare il conto dei danni di Harvey (47 morti e danni per 160 miliardi di dollari) e già si present... 3848 views Mario Spezia
Acqua e vino non vanno d'accordo
Acqua e vino non vanno d'accordo In Valpolicella siamo in piena emergenza idrica. Il consumo di acqua per l'irrigazione dei vigneti ha raggiunto livelli insostenibili e di fatto nessuno è in gr... 7606 views Mario Spezia
Greenpeace, L'Arena e le mele avvelenate
Greenpeace, L'Arena e le mele avvelenate Greenpeace pubblica 2 rapporti sulle analisi delle acque nei meleti e sulle tracce di pesticidi nelle mele. I risultati sono decisamente preoccupanti per tutti,... 3904 views Mario Spezia
Minima immoralia
Minima immoralia Appunti urbani del nostro eco-critico. Dai particolari nascono riflessioni sulla deriva morale della nostra società.1. BiciclletteBellissimo (sa tanto di sosten... 2720 views dallo
Mettiamo al bando i Pesticidi e gli OGM in Italia
Mettiamo al bando i Pesticidi e gli OGM in Italia Cascata delle Marmore (Terni) 4-6 luglio 2013: Conferenze a sostegno della Campagna per il Bando dei Pesticidi e degli OGM. Incontro nazionale di tutte le forze... 2879 views Mario Spezia
Il virus infesta la Valpolicella
Il virus infesta la Valpolicella Domenica 26 giugno ore 19.00, a casa di Giulio a Negrar, in loc. Castelletto Mario Spezia presenta Gabriele Fedrigo: "Negrarizzazione" ed. Qui Edit. Reading Not... 2807 views Mario Spezia
Technital, la Biodiversità e la vecia Scoresona
Technital, la Biodiversità e la vecia Scoresona Soto el ponte de Verona, ghe na vecia scoresona, la scoresa tuto el dì, a bi ci di, ti si fora proprio ti!  Dal "Progetto preliminare di Technital, Re... 3756 views dallo
Andreas Kipar alla Barchessa Rambaldi
Andreas Kipar alla Barchessa Rambaldi Venerdì 25 maggio, alle ore 20,45 a Bardolino, alla Barchessa Rambaldi, nella Sala Principe Amedeo, si terrà la conferenza sul tema:Green Landscape Economyper u... 4352 views Mario Spezia