Miglioranzi presidente di AMIA. La nomina annunciata è il coronamento di un'operazione di finanza creativa da far impallidire Calisto Tanzi. Tutto, ovviamente, a spese nostre. Un articolo illuminante dalla Sicilia.

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L'affare AMIA-AGSM, complicatissimo nella sua architettura finanziaria, ci è spiegato da Paolo Fior, nel suo articolo"A Verona una fusione con scasso",  pubblicato sui Siciliani. È sintomatico che,  coll'informazione che ci ritroviamo, dobbiamo leggere chiaramente i fatti nostri su una testata distante millecinquecento chilometri.

Fior definisce Tosi "il sindaco-sceriffo che usa come un bancomat le società controllate dal Comune", e annuncia sulle società comunali sanzioni per movimenti finanziari disinvolti.

Scrive Fior: "Forse passerà alla storia come la "Verona da bere", visto il cocktail di spregiudicatezza, denaro e consensi che caratterizza il sistema di governo del leghista Flavio Tosi, primo cittadino dal 2007. Ma non durerà ancora a lungo perché – complice una crisi economica che si aggrava sempre più – i nodi iniziano a giungere al pettine."

Verona, città già ricca, da alcuni anni ha iniziato a vivere al di sopra delle proprie possibilità. Mentre in tutta Italia, città grandi e piccole si trovano a fare i conti con i tagli dei trasferimenti statali che sono diminuiti del 20% nel solo biennio 2010-2011, a Verona si è continuato a investire e spendere come se nulla fosse. Come è potuto accadere?

"L'amministrazione anziché fare scelte impopolari tipo imporre nuovi balzelli o accodarsi alla moda imperante delle privatizzazioni ha deciso di mettere le mani in tasca alle società per azioni a controllo comunale, utilizzandole come dei bancomat da cui prelevare utili e riserve per finanziarie servizi, opere pubbliche e per mantenere le dispendiose promesse della campagna elettorale," sostiene l'articolo dei Siciliani.

"In questo modo il sindaco e la sua giunta," continua Fior, "hanno potuto evitare di stringere troppo la cinghia e al contempo – in un'epoca in cui il capitale pubblico viene spesso svenduto ai privati – hanno anche potuto accreditare come innovativa l'idea di mantenere il controllo del 100% delle ex municipalizzate per utilizzare i loro utili come dividendo sociale."

Un'idea né innovativa né raffinata, i cui costi e debiti vengono scaricati su società che forniscono servizi essenziali alla città (energia, illuminazione, raccolta rifiuti etc.), e che naturalmente a loro volta scaricano sui cittadini attraverso le tariffe.

"I consigli di amministrazione," aggiunge Fior,  "sono espressione diretta del Comune di Verona e ai vertici delle società sono stati nominati dei fedelissimi di Tosi, come ad esempio il ragioner Paolo Paternoster che è presidente di Agsm Verona, il gruppo veronese dell'energia, ed è anche segretario provinciale della Lega Nord." E oggi, aggiungiamo noi, è la volta di Migloranzi.

E come sono gestite queste società? Agsm, per restare alla principale, si trova attualmente sottoposta a due pesanti procedure sanzionatorie (una dell'Antitrust e l'altra dell'Autorità per l'Energia), mentre a Riparbella, in provincia di Pisa, la magistratura sta indagando sugli abusi commessi nella realizzazione di un mega parco eolico. Il business è quello dei certificati verdi che rendono conveniente costruire impianti anche dove di vento ce n'è poco.

"Più che un investimento, un azzardo," scrive Fior: "sul piatto sono stati messi oltre 50 milioni di euro (29 milioni a Riparbella e 23,5 a Monte Carpinaccio nel Comune di Fiorenzuola) ed è iniziata la corsa contro il tempo. Un errore, un ritardo, un intoppo qualunque potrebbe avere conseguenze gravissime perché se gli impianti non saranno pronti in tempo, l'investimento non ha alcuna possibilità di ripagarsi e rappresenterebbe anzi una perdita grave per il gruppo veronese che, come vedremo, è piuttosto piccolo e già molto indebitato."

Indebitato, ma non solo perché il Comune preleva l'utile: "da quando Flavio Tosi è diventato sindaco," sostiene Fior, "il Comune si è fatto distribuire anche un bel po' di riserve. Qualche cifra giusto per dare un'idea: nel 2008 il Comune ha incassato 11,8 milioni di euro da quella che era la riserva straordinaria di Agsm e nel 2009 altri 6 milioni, azzerando la riserva straordinaria e quella statutaria. Spiccioli al confronto di ciò che accadrà quest'anno."

Verona rischia di fare il vaso di coccio tra i giganti dell'energia: a Ovest A2A, nata dalla fusione delle ex municipalizzate di Milano e Brescia, a Est e a Sud dal colosso che raggruppa Trieste, Padova e l'Emilia Romagna (Aps-Acegas-Hera). Agsm è piccola e va rafforzata: "Così Tosi ha deciso di seguire l'esempio di Milano integrando l'azienda energetica con quella dei rifiuti, ma tenendo separati i consigli d'amministrazione in modo da poter garantire prebende e poltrone ai fedelissimi, agli alleati e alla bisogna. Un'operazione che viene giustificata industrialmente con l'idea di creare sinergie tra le due società nel ciclo di raccolta, gestione e smaltimento rifiuti che verranno poi trasformati in energia nel controverso inceneritore di Ca' Del Bue." Ecco, appunto.

Prendetevi qualche minuto per leggere i Siciliani: ne vale la pena.

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