Riflessione di un perdigiorno. Il presepe di Negrar 2018 di Gabriele Fedrigo.

Nel suo breve saggio accompagnato da fotografie scattate nella contrada di Villa di Negrar, la bellezza infusa nel presepio ambientato a Villa è letta come resurrezione di una realtà che non esiste più e che pure continua a vibrare nei nostri corpi e nei nostri animi.

Anni fa in occasione della presentazione qui in Valpolicella del suo libro Paesaggio Costituzione cemento (Einaudi, 2010), Salvatore Settis ci ricordò che solamente gli illusi e i venditori di illusioni pensano che il paesaggio veneto in cui viviamo sia quello visto e dipinto da Bellini, Giorgione, Tiziano e Tintoretto.

Forse tra quegli illusi e quei venditori si trovano i tanti assessori e promotori turistici di turno che con molta disinvoltura lanciano campagne di promozione turistica di un paesaggio puramente fantasma di cui, fortunati noi, è rimasta traccia sulle tele dei pittori che hanno reso grande nel mondo la Serenissima. E infatti non c'è alcun dubbio che dagli anni Cinquanta in giù, il turbo-capitalismo in salsa veneta abbia non solo sfregiato e deturpato paesaggi di storica bellezza paesaggistica celebrati dalla pittura della scuola veneta, ma abbia causato uno stravolgimento a 360 gradi del territorio rendendolo praticamente irriconoscibile, con cementificazione delle zone costiere, pianeggianti e pedemontane e con produzione di una vistosa frammentazione del tessuto storico-paesaggistico senza precedenti. Il tutto guarnito con dissesti idrogeologici, inquinamenti ambientali a tutti i livelli, massacro della biodiversità animale e vegetale, riduzione boschiva e prativa, ecc.

L'elenco potrebbe continuare come purtroppo continua sul territorio l'affarismo distruttivo degli spannoveneti (termine coniato da Alberto Peruffo nel suo Non torneranno i prati, CierreEdizioni 2019 per designare quella razza di uomini che in Veneto hanno fatto del territorio una cloaca di veleni e una piattaforma per un agire economico senza scrupoli). Niente di nuovo sotto il sole veneto.

Nuova però sembra essere ogni anno la magia del Natale per spannoveneti e per non spannoveneti. Una magia che, con il condimento del piu' becero e alienante consumismo e del culto morboso e sempre uguale di cene e pranzi pantagruelici, lascia fortunatamente il tempo di farsi trasportare a una contemplazione niente affatto scontata del simbolo religioso numero uno del Natale: il presepio. Naturalmente il presepio non piove dal cielo. Esso è frutto di passione, dedizione e gusto di chi lo progetta, lo costruisce e lo allestisce. Fanno riflettere in un Veneto conquistato dalla barbarie degli spannoveneti, gli sguardi stregati dalla magia del presepio che si possono osservare nelle tante chiese durante la Notte Santa.

Possiamo credere che non tutto sia perduto nella regione che ha fatto della Serenissima una terra di conquista dell'affarismo più spietato e sfrenato? Perdersi nella bellezza del presepio mostra forse ancora l'esistenza di una scintilla di umanità in animi tanto imbarbariti dal denaro e dal successo a tutti i costi? E se nel presepio ci parlasse il desiderio mai sopito di bellezza dell'ambiente in cui viviamo cablato nel nostro cervello dall'evoluzione? Una bellezza del paesaggio con animali, piante e uomini di nuovo fratelli e sorelle? Una specialissima epifania del bello in miniatura che riscatta il paesaggio inaugurato dal presepe dalla volontà di potenza che, nella fattispecie, ha massacrato, distruggendolo, il paesaggio veneto?

In questa prospettiva si muove una breve ma incisiva riflessione di Gabriele Fedrigo. Nella sua Riflessione di un perdigiorno. Il presepe di Negrar 2018, ora pubblicata da QuiEdit (Verona), l'autore si sofferma sul significato del presepe allestito lo scorso anno nella chiesa parrocchiale di Negrar, terra martoriata dalla speculazione edilizia e da un'agricoltura industrializzata sempre più in caduta libera di eticità. Nel suo breve saggio accompagnato da fotografie scattate nella contrada di Villa di Negrar, la bellezza infusa nel presepio ambientato a Villa è letta come resurrezione di una realtà che non esiste più e che pure continua a vibrare nei nostri corpi e nei nostri animi.

Il Libro è acquistabile on line oppure presso Editrice QuiEdit, via S. Francesco 7, Verona

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