AGSM, Legambiente e Comune di Rivoli raccontano da anni la favoletta del recupero ambientale del Monte Mesa, su cui, assieme alle 4 pale eoliche, sarebbero state seminate e piantate migliaia di piante di orchidee selvatiche, delle quali però nessuno è mai riuscito a vedere neppure un fiore.

Lo scorso 18 luglio il programma di TOUR SEGRETI prevedeva la visita al Parco Eolico di Rivoli Veronese. La visita ha ottenuto un grande successo di pubblico ed è stata illustrata dall'ing. Venturi di AGSM per la parte tecnica, e da Raffaello Boni di Legambiente per la parte naturalistica.

L'ing. Venturi ha spiegato che l'impianto è costato complessivamente 10 milioni di euro, un costo che verrà ammortizzato in 10 anni con l'elettricità venduta in rete a patto che gli incentivi rimangano quelli previsti all'inizio. Per il 2016 gli incentivi non sono ancora stati finanziati, ma si spera che il governo trovi i fondi necessari per coprire un buco altrimenti incolmabile.

Va tenuto presente che nei primi 10 anni si prevede che la manutenzione inciderà per il 10% circa sui profitti derivanti dalla vendita di energia, mentre nei 10 anni successivi il costo della manutenzione potrebbe subire dei considerevoli aumenti dovuti al progressivo deterioramento delle parti in movimento.

Dal punto di vista ambientale a suo tempo avevamo avanzato dei fortissimi dubbi sulla validità dell'iniziativa all'interno di un Sito di Interesse Comunitario, dubbi che poi furono confermati da un pronunciamento del Consiglio di Stato che vietò definitivamente l'installazione di ulteriori pale eoliche all'interno del SIC.

Testo completo della sentenza: www.giustizia-amministrativa.it ...

I giudici hanno ribadito che "la norma pone divieto assoluto di realizzazione di nuovi impianti eolici in ZPS, prescindendo dalla necessità di una previa valutazione di incidenza ambientale" precisando che "non vale ad escludere l'operatività del divieto la circostanza che nella stessa zona sia già presente ed operativo un impianto da fonte rinnovabile".

Quest'ultimo, "avuto riguardo alla peculiare finalità di tutela della normativa, lungi da giustificare la pretesa attenuazione del divieto, ne giustifica invece una più rigida applicazione, trovandosi di fronte ad ambito territoriale già compromesso ove l'esigenza di conservazione risulta senza dubbio maggiore".

In base alla sentenza poi, in linea generale il "favor" espresso per la realizzazione di impianti energetici da fonte rinnovabile non è in sé espressione di un interesse pubblico in assoluto prevalente sugli altri che con lo stesso possano venire in conflitto", tantomeno qui con una disciplinata "esigenza di preservare, mantenere e ristabilire per determinate specie ornitiche una varietà ed una superficie di habitat".

Entriamo poi nello specifico, cioè nell'intervento concreto con cui è stata sbancata la parte sommitale del monte Mesa, che è poi quella interessata dagli habitat e dalle specie protette, in modo tale da rendere possibile la realizzazione delle fondazioni e dei condotti necessari all'installazione ed al funzionamento delle pale. E' interessante a questo proposito leggere quanto è stato pubblicato dal Comune di Rivoli, da AGSM e da Legambiente, che ha anche premiato il Parco Eolico con un premio nazionale:

"La particolarità di questo Parco Eolico, entrato in esercizio nel Comune di Rivoli Veronese (VR), nel marzo 2013, è l'estrema cura e protezione dei caratteri naturalistici, morfologici e pedologici dell'area interessata dal Parco Eolico.

L'impianto composto da 4 aerogeneratori da 2 MW ciascuno per complessivi 8 MW di potenza, è stato realizzato sul Monte Mesa, ultimo lembo del Sic che segue il fianco idrografico destro della Val d'Adige, stretto fra vigneti e boscaglie, che ha la grande particolarità di ospitare ancora prati aridi ricchi di orchidee selvatiche.

La realizzazione del Parco eolico ha comportato numerosi studi e azioni finalizzate al mantenimento e salvaguardia delle bellezze naturalistiche di questa area. Già 2 anni prima dei lavori, il Corpo Forestale dello Stato ha iniziato l'attività propedeutica al ripristino e mantenimento dei prati aridi; tra cui lo sfalcio di alcune aree degli stessi prati allo scopo di raccogliere, separare e conservare le sementi indigene che sarebbero risultate preziose per il ripristino del sito e l'allargamento dei prati aridi esistenti disboscando e pulendo le aree perse a favore della boscaglia che è avanzata nel corso degli ultimi decenni. Inoltre particolare cura è stata posta alle orchidee: non solo sono state mappate le diverse specie, ma anche tutti i singoli esemplari che sarebbero potuti essere distrutti dal cantiere, con la precisione sufficiente per estrarre il bulbo dal terreno durante l'inverno e trapiantarli fuori dalla zona di cantiere prima dell'inizio di quest'ultimo. Tecnici specializzati hanno poi raccolto le sementi delle specie di orchidee protette, che sono poi state riprodotte a centinaia nel laboratorio del "Parco Barro", che ne ha poi curato il successivo trapianto insito nei prati aridi precedentemente disboscati e puliti. Altra particolarità è stato il setaccio e il vaglio del terreno scavato in cantiere per realizzare piste e piazzole, sia la parte vegetale che inerte, che ha consentito dopo il montaggio degli aerogeneratori, di ricostruire non solo la morfologia del Monte Mesa ma anche la sua pedologia.

E' stato inoltre realizzato un percorso ciclabile che collega le piazzole con l'esistente pista ciclabile della Val d'Adige, consentendo in tal modo di arrivare in bicicletta nei pressi dell'impianto. E' in fase di completamento il "percorso didattico" che, seguendo il crinale del Monte Mesa, permetterà di visitare gli aerogeneratori passando a fianco dei prati aridi e di documentarsi sulle particolarità tecnico-ambientali del sito, usufruendo di pannelli e didascalie di spiegazione dell'impianto eolico e delle specie floristiche del sito".

www.comunirinnovabili.it ...

Purtroppo nessuno dei numerosi botanici, naturalisti e fotografi che frequentano il sito è mai riuscito a vedere con i propri occhi i risultati strabilianti di tanto fervore vivaistico. Le orchidee trapiantate sono tutte morte, come era facile prevedere, e i successivi impianti tentati dal CNBF di Peri (Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale) sono ancora in fase di osservazione e difficilmente potranno dare risultati positivi, dato che le orchidee selvatiche per attecchire hanno bisogno di una serie di condizioni difficilmente riproducibili artificialmente.

Quello che è certo e facilmente osservabile è che la sterminata zona industriale-commerciale di Affi con questo intervento ha finalmente raggiunto il bordo superiore della collina morenica che fino a qualche anno fa separava nettamente la placida verzura della Val d'Adige dalla cementificazione selvaggia della piana di Affi-Rivoli.

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