www.veramente.org
Informazione e ambiente veronese

Le palle eoliche di Rivoli

 
2014 palle eoliche rivoli 13453

Ad uno ad uno vengono snaturati e smantellati tutti i SIC della provincia di Verona con l'avvallo delle associazioni ambientaliste e con il nulla osta di forestali, agronomi, botanici e naturalisti, i quali con le VIA e con le VINCA sui SIC sbarcano più che decorosamente il lunario.

Di tutto il territorio veronese occupato dalle colline moreniche, che vanno da Castiglione delle Stiviere fino a Brentino Belluno passando per Valeggio, Sommacampagna, Sona, Bussolengo, Affi e Rivoli, sono stati preservati 3 piccoli fazzoletti:

SIC-ZPS IT3210003 Laghetto del Frassino, ha 78;

SIC-ZPS IT3210018 Basso Garda, ha 1431;

SIC IT3210043 Fiume Adige tra Belluno Veronese e Verona Ovest, ha 476.

In tutto meno di 2000 ettari, una percentuale irrisoria del territorio preso in considerazione.

Il lago del Frassino ha i giorni contati, il SIC del Basso Garda è stato collocato all'interno del lago per evitare vincoli e problemi vari, sul SIC di Rivoli sono state piantate le pale eoliche, con le conseguenze che tutti conosciamo.

La zona sommitale del Monte Mesa, cioè la zona più interessante da un punto di vista naturalistico, è stata completamente devastata per far salire e poi innalzare le 4 pale eoliche alte 80 metri.

Per avere un'idea di cosa ha comportato l'installazione delle pale si vedano queste foto: www.flickr.com ...

Come se ciò non bastasse, è stata ricavata una nuova pista ciclabile e si progetta far salire i turisti sulle pale per ammirare il paesaggio.

L'impianto eolico di Rivoli è il più grande del Veneto ed il primo e unico sorto in Italia in area SIC e ZPS, cioè tutelata (ovviamente prima, ora non più) dal punto di vista ambientale.

www.comune.rivoli.vr.it ...

"Il progetto è stato deciso e approvato dall'amministrazione comunale di Rivoli Veronese e dalla Regione Veneto, e progettato e finanziato da Agsm Verona Spa (Azienda generale servizi municipali del Comune di Verona). L'installazione dei 4 aerogeneratori, da 2 MW ciascuno, e che produrranno energia elettrica per circa 6000 famiglie, è terminata in data 27.03.2013. Produrrà 16 milioni di chilowattora l'anno pari al fabbisogno energetico di circa 18 mila persone. Grazie alla realizzazione dell'impianto, l'Amministrazione di Rivoli Veronese godrà per trent'anni di entrate economiche fisse, così come i proprietari dei terreni su cui insiste il parco eolico, i quali incasseranno una quota annuale di affitto da parte di Agsm Verona. Si procederà inoltre alla riqualificazione dei cosiddetti ‘prati aridi' adiacenti all'impianto con la semina e il rimpianto delle orchidee selvatiche. Nelle vicinanze del parco eolico verrà realizzata una pista ciclabile che si collegherà a quella già esistente che scorre lungo il canale Biffis, oltre alla realizzazione di un percorso didattico appositamente dedicato ".

Prima si stravolge il SIC e si distruggono i suoi elementi costitutivi, poi lo si trasforma in un parco dei divertimenti con le aiuole di orchidee fasulle in ricordo di quelle vere, dimenticando che i SIC sono zone di protezione e di conservazione, dei "piccoli paradisi perduti" che dovrebbero almeno ricordarci come era il nostro pianeta prima che lo distruggessimo.

Ha dell'incredibile quanto abbiamo letto in questi giorni sui giornali, che Legambiente ha premiato il Comune di Rivoli e Agsm  "per la cura e l'attenzione nell'inserimento degli aerogeneratori nel paesaggio; il ripristino dell'area da un punto di vista ambientale, con conservazione dei prati aridi e delle orchidee".

Un premio nazionale, consegnato da Legambiente in pompa magna a Solarexpo, ai responsabili della distruzione di un SIC!  

C'era anche Mario Tozzi, geologo e pubblicitario di fama nazionale, che invitava a considerare il caso rivolese come un buon modo per creare "sviluppo economico non a spese dell'ambiente, anzi, che ricava il suo capitale proprio da esso".

Cosa non si dice per quattro soldi!

Alla fine il Tozzi deve essersi accorto di averla sparata grossa, perché si è sentito in dovere di aggiungere: "Questo non significa che in ogni area protetta si possano installare pale eoliche".

Ma non è finita qui, perchè tutta la sceneggiata del premio ambientalista aveva uno scopo ben preciso. Serviva a lanciare una nuova iniziativa, sempre a spese del SIC, ma stavolta anche a spese dei cittadini.

Leggiamo sempre dai giornali:

"Si tratta di un'iniziativa tutta nuova rivolta ad una comunità che ora ha l'opportunità di monetizzare un progetto che il 7 maggio a Milano, in occasione della fiera Solarexpo, ha vinto il premio "Comuni rinnovabili" di Legambiente "per il processo di confronto con il territorio sulle scelte di localizzazione degli aerogeneratori, di conservazione dei prati aridi e delle orchidee in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato".

INVESTIMENTO - La formula dell'investimento, in partenza nei prossimi giorni, è quella del bond e garantirà un tasso di interesse del 6,5%, valore ben superiore alla media nazionale dei fondi se si considera il rating più che positivo della multiutility. Gli importi riservati alle famiglie (e solo in seconda istanza alle imprese) vanno da 1000 a 30mila euro per 7 anni, con possibilità per l'investitore, in caso di necessità, di uscita anticipata.

"Un progetto pilota che, se a buon fine, indurrà Agms a considerare addirittura l'ipotesi ‘Public Company' nella quale i cittadini stessi diventerebbero azionisti del parco", ha spiegato Paternoster."

In parole povere: AGSM ha speso per queste pale una cifra iperbolica, ha già firmato il contratto con REpower per tirarne su altre due, ha il bilancio messo molto male ed ha bisogno di rientrare con le spese.

A chi ci si rivolge in questi casi?

Come al solito ai cittadini, i quali dovrebbero essere entusiasti di acquistare questi meravigliosi bond.

Un sacco di chiacchiere per coprire i debiti di AGSM e il disperato bisogno di liquidi dell'azienda di Paternoster e Cigolini.

C'è da scommettere che ci sarà chi abboccherà, nonostante non sia mai stato fornito agli stessi cittadini un bilancio serio con i costi dell'impianto, con il piano di ammortamento, con la resa in euro dei KWh prodotti e soprattutto con i documenti contabili di tutte queste operazioni.

Sarebbe come comprare le azioni di una azienda cinese della quale non conosciamo neppure il nome.

Tanto più che veniamo sapere dal capogruppo di minoranza del comune di Rivoli Luca Gandini, che:

"In origine la convenzione prevedeva un introito annuo per il comune di Rivoli di 154 mila euro con la posa di 5 pale, ridotto a circa 116 mila con le 4 pale costruite. Ma, poi, anche a Rivoli, l'indotto economico per il comune si è praticamente dimezzato: si parla di 70 mila euro, ma la cifra è ancora tutta da stabilire, in quanto il comune ha concordato un coefficiente rapportato all'energia prodotta e venduta. Quindi ad esempio, se Agsm non trovasse da vendere l'energia, il ritorno per il comune sarebbe zero".

Infine, qualcuno dovrebbe ricordarsi che la Val d'Adige è anche sede di una importante rotta migratoria.

www.viadalvento.org ...

"Le centrali eoliche, e ancor più quelle di ultima generazione, sono di grandissimo impatto non solo sul paesaggio ma anche sull'ambiente e sulle sue componenti faunistiche", denuncia Stefano Allavena, delegato Lipu per l'Abruzzo. Il territorio viene modificato enormemente dalle infrastrutture per l'installazione degli aerogeneratori: grandi fondamenta per tenere in piedi le torri eoliche, altri scavi di varia natura, strade diffuse, rumore. Allavena sottolinea che gran parte delle centrali eoliche vengono realizzate in ambienti di grande pregio naturalistico.

"Molti uccelli (e molti pipistrelli) vengono fatti a pezzi dalla collisione con le pale rotanti. Nella "Risoluzione sull'impatto degli impianti eolici industriali sull'avifauna" approvata a Sabaudia, il 17 ottobre scorso, dai partecipanti al XV Convegno Italiano di Ornitologia, si legge, tra l'altro, che le centrali eoliche costituiscono una delle più gravi minacce per l'avifauna, capace di determinare estinzioni (di specie di uccelli) su tutto o su gran parte del territorio nazionale".

Si chiede pertanto, nella stessa Risoluzione, di escludere la realizzazione di centrali eoliche nelle aree protette nazionali e regionali, nonché in un'adeguata fascia di protezione mai inferiore a 5 Km. attorno alle suddette aree.

la foto è di Veronasera.it

Scrivi un commento

Utente: Sazog

E' una vergogna!

Non sono contrario a priori. Ne ho viste in Germania in zone industriali che esetiticamente ci stavano; rendevano il paesaggio (industriale in quale caso) avveniristico. Ma non si possono mettere in paesaggi come questi!

Lasciamo da parte la conveninza economica per un momento. Esteticamente sono orribili!

C'è un fattore estetico di non poco conto. Sono sicuro che sui quei crinali

se ci fossero delle mura antiche tipo muraglia cinese saremmo tutti d'accordo! Perchè

ci potrebbero stare anzi magari i turisti ne sarebbero attratti. Perchè siamo attratti da una fortezza

in cima ad una montagnaa o da un fortino e non da queste pale? Semplicemente perchè fanno schifo,

E' un problema di disegno, di materiali. Volete mettere la pietra con i suoi colori che si integra

con la natura, il legno ecc.. Questi pezzi di aereonautica non ci azzeccano niente con il verde del paesaggio.

Studiassero nuove forme e materiali. Ma evidentemente non sarebbero più convenienti! Se fossero come i mulini a vento olandesi di ormai antica memoria penso che piacerebbero a tutti e che magari il paeaggio stesso ne guadagnerebbe.
Redatore: Mario Spezia

Caro Marco, me par che te fassi un po' de confusion. Fra la Gabanelli e Grillo gh'è na bela difarensa. Te ghe somèi a quei che dise che par rilanciar l'economia ghe vol na guera. (Traduzione di Redazione: Caro Marco, mi sembra che tu faccia un po' di confusione. Fra la signora Gabanelli e il signor Grillo c'è una considerevole differenza. Mi ricordi quei tali che sostengono che per rilanciare l'economia ci vorrebbe una guerra.
Utente: M Oselini

Avete votato NO al nucleare? Queste sono le conseguenze: pannelli solari ovunque e ora anche inutili pale. Soldi buttati al vento, territori rovinati, aumento delle bollette del 30%. Tutto facendo FINTA di essere ambientalisti... La gabanelli / tozzi / grillo ne hanno fatti di danni...
Utente: Attilio Anacleto

Eto capio Ligambiente? Bina e Mulinèl!

(da ilfattoquotidiano)...Ambiente Italia è una srl fondata tra gli altri da Realacci, che ha partecipato anche alla nascita del Kyoto club. Realacci a un certo punto ne è uscito, ma tra i proprietari di Ambiente Italia ci sono ancora ben cinque membri del vertice nazionale di Legambiente: Giulio Conte, Duccio Bianchi, Marina Alberti, Maria Berrini e ancora una volta Mario Zambrini, che oltre a essere socio è anche amministratore unico della società. E che cosa fa Ambiente Italia? Oltre a STUDI D'IMPATTO AMBIENTALE per la costruzione di impianti eolici per clienti come AGSM e Sorgenia, OFFRE SERVIZI DI CONSULENZA al gruppo Salini costruzioni e al colosso del cemento Colacem.

http://www.larena.it/stories/379_citta/752309_agsm_fatturato__38__effetto_rinnovabili/
Redatore: Mario Spezia

Sembra che non si tratti di un fatto isolato: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/10/legambiente-fa-business-con-lecologia-i-dubbi-degli-esperti-e-una-onlus/1003675/
Utente: Kelidonio

Energia eolica: mentre l'affarismo delle grandi pale invade e deturpa paesaggi e ambienti preziosi come il SIC di Monte Mesa(Rivoli Veronese) la progettazione evolve nuovi sistemi.

INVELOX: più energia anche con poco vento, meno costi e ridotto impatto ambientale

Invelox, il nuovo sistema in grado di produrre energia eolica progettato da Sheerwind (una società del Minnesota/USA) propone un'efficienza fino a 6 volte superiore alle ormai ubiquitarie pale eoliche. Con una media produttiva superiore del 314% e un costo d'impianto pari a 750 dollari per kilowatt, gli innovativi impianti Invelox si caratterizzano per :

● funzionare anche con vento a solo 1 miglio all'ora e in regimi di vento bassi (classe 1 e 2);

● aumentare la capacità di produzione di energia fino al 72%;

● costare meno di 1 centesimo per kWh, diventando così competitivo sia con il gas naturale, sia con i sistemi idroelettrici;

● ridurre i costi installazione (7-11%) e di gestione (meno 45-50%) rispetto alle attuali pale eoliche;

● ridurre al minimo l'impatto sull'ambiente, come rumorosità e sugli uccelli.

Infatti la turbina di Invelox è posta all'interno del tubo, e rappresenta quindi un minor rischio per gli uccelli migratori.

Inoltre confrontando paesaggisticamente Invelox con una pala eolica tradizionale si evidenzia che, a parità di potenza (1,8 MW), è una struttura alta 28 m e non 80, mentre la sua pala misura di 8 m di diametro invece che 85. Infine la sua installazione occupa fino al 90% in meno di suolo e può essere costruita in varie dimensioni, quindi adatta sia per grandi strutture che per i più piccoli parchi eolici, contribuendo così a migliorare anche il problema del consumo locale e riducendo le perdite di energia dovute a sistemi di trasporto a distanza.

Basteranno queste convenienze a fermare i voraci appetiti dei mega-parchi eolici e dei loro promotori?

Fonti consultate

- http://www.fotovoltaicosulweb.it/guida/dal-minnesota-un-nuovo-modo-di-concepire-l-eolico.html

- http://www.rinnovabili.it/energia/eolico/eolico-invelox-turbina-imbuto-644/

- http://www.tuttogreen.it/turbina-eolica-imbuto-per-avere-600-piu-di-energia/ http://www.tuttogreen.it/turbina-eolica-imbuto-per-avere-600-piu-di-energia/

- http://it.wikipedia.org/wiki/Trasmissione_di_energia_elettrica
Utente: Eliana Rapisarda

Provo a ripubblicare il mio commento dei giorni scorsi che non è andato online, chissà perchè. Scusandomi per i problemi tecnici dovuti al portale, volevo rassicurare che ora i commenti relativi all'intervista a Lorenzo Albi sono online (http://www.veronagreen.it/index.php/energia/item/365-premio-a-parco-eolico-di-rivoli-legambiente-risponde-alla-polemica)e che non è intenzione di VeronaGreen non pubblicare i commenti di proposito.

L'obiettivo dell'articolo era proprio di dare la possibilità a Legambiente di replicare ad una questione delicata che resta controverso. Buon lavoro a tutti.
Redatore: Mario Spezia

A Bruxelles ho denunciato decine e decine di soprusi e sospette violazioni alle normative ambientali europee per proteggere Siti d'Interesse Comunitario SIC, Zone a Protezione Speciale ZPS, falde e bacini acquiferi e tanto altro. L'Italia continua a essere maglia nera d'Europa per procedure d'infrazione ambientale (21 ad oggi). L'immenso patrimonio naturale italiano costituisce una preziosa risorsa da proteggere e valorizzare, un patrimonio di proprietà degli italiani e non da assoggettare agli interessi di costruttori e cementificatori. E' anche una questione di sicurezza.
Utente: Attilio Anacleto

Giovanni ha toccato un tasto, quello dell'abbandono dei pascoli, che riguarda una materia, l'agricoltura, legata a doppio filo con l'ambiente: l'abbandono delle zone marginali, i terrazzamenti, le particelle vocate, in nome della produttività a tutti i costi, dell'agricoltura estensiva ad alto tasso di chimica e di meccanizzazione e bassisimo tasto occupazionale, finanzirizzazione e sussidi europei che creano disuguaglianze al solo scopo di speculare e produrre materia prima a basso costo per Industrie e Grande distribuzione Organizzata. Sono solo esempi di come le materie e le competenze non siano mai sufficenti ad affrontare i problemi creati dalla globalizzazione. Uscire dall'autoreferenzialità di associazioni e partiti politici, condividendo informazioni e saperi, mi ricorda quel vecchio proverbio che dice "aiutati che Dio t'aiuta".
Redatore: Mario Spezia

Il piacere è tutto nostro, anche se, a parer mio, sono proprio queste "operazioni di immagine" a distruggere quel poco di sensibilità ambientale che è rimasta fra la gente.
Utente: Giozanoni

Ragazzi ho capito la vostra posizione, la rispetto. Non voglio assolutamente convincere chi è convinto che un volontario è un dirigente, chi esorta chiunque ad essere più competente senza avere ricevuto prova di incompetenza.

Credo che con questa impostazione si possa raccogliere gran poco. I cittadini con animo ambientale sono pochissimi, quelli interessati a tutelare un "vegro" quasi zero. Le modalità di comunicazione sono importanti, distinguere chi può aiutarti da chi aspetta che ci si sbrani tra di noi è fondamentale. E' stato prestato il fianco a quest'ultimi.

Un salutone a tutti è stato piacevole scambiare due chiacchere con voi
Redatore: Mario Spezia

Tranquillo Giovanni, conosciamo bene anche i semi-naturali. Li conosciamo e li frequentiamo da anni quotidianamente, rilevando e tenendo nota di ogni cambiamento. Dovresti leggere il libro appena pubblicato da Michele Dall'O' sul SIC Progno Borago e Vaio Galina. Se ne parla espressamente e si mette in evidenza, per esempio, come l'abbandono del pascolo sia una delle cause della progressiva copertura del prato arido da parte della vegetazione arbustiva. Se ci lasci un indirizzo, te lo faremo avere gratis.

http://www.veramente.org/wp/?p=11897

Quanto alla serenità, la mia impressione è che più che la serenità spesso manchi la competenza, anche quella minima, mentre sta sempre più prendendo piede una "politica del fare" disposta a passar sopra a tutto e a tutti.
Utente: Giozanoni

Caro Attilio, il mio intervento non aveva quale fine scaricare su altri ciò che tu hai detto. Commentavo vari passaggi emersi nei diversi post. Vedo che tu hai una posizione ben precisa, la rispetto, non la condivido. Vedo che avete una conoscenza molto approfondita sui SIC e ZPS, che non sono riserve integrali ma territori variegati comprendenti purtroppo anche impianti di risalita, piste da sci, cementifici, cave, nuovissime lottizzazioni. Avete chiaro il concetto di naturale, magari meno quello di semi-naturale (peculiarità dei prati, anche dei brometi, per cui creati e mantenuti dall'attività dell'uomo con lo sfalcio e il pascolamento, da qui la vulnerabilità di quelli aridi perchè appunto abbandonati).

In ogni caso ci sta che ci siano vedute diverse nel mondo di chi si occupa di ambiente e natura. Purtroppo è un momento in cui c'è poca serenità, lo sport più in voga è puntare il dito su qualcuno senza distinzione.

Un saluto a tutti con affetto e con il sorriso
Utente: Attilio Anacleto

Caro GiovanniZ, "ad enfatizzare i successi" ci ha pensato proprio Albi con quell'intervista a Veronagreen. Un ambiente naturale è tale proprio perchè non c'è pressione antropica: dire che "sarebbe sparito perchè era in abbbandono" è una cazzata. I numerosi commenti a questo articolo di Mario Spezia dimostrano quanto covava questo tema d'attualità sotto le cenere (del Sic). Ti prego poi di non scaricare su altri ciò che ho scritto io a proposito di "Legambiente-Sindacato ecc...". Non credo di fare cosa gradita nemmeno allo stesso Albi, lisciandogli il pelo e risparmiandolo dalle critiche: ascoltare è ciò che comporta il ruolo di un dirigente. Visto che voglio sorridere insieme a te dei presunti collegamenti tra Sindacato-Legambiente e Politica (non si pensi che alludessi al bravo Bertucco locale ma al Realacci nazionale presidente onorario di Legambiente, Piddino della corrente Eco-Dem, e presidente commissione Ambiente della Camera), Rivoli è un caso emblematico di ciò che potrebbe diventare la regola in tutta Italia con l'avallo di Legambiente alla Legge Parchi http://gaianews.it/rubriche/notizie-dai-parchi/riforma-legge-sui-parchi-associazioni-ambientaliste-interessi-particolari-contro-interesse-pubblico-45357.html#.U3sDxyhKTIV , legge scritta da questo signore qui http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/30/mafia-senatore-dali-pdl-prescritto-fino-al-94-e-assolto-per-anni-seguenti/728444/ C'è poco da sorridere Giovanni.
Redatore: Mario Spezia

Di personale c'è solo il dispiacere dovuto al fatto che a Lorenzo Albi mi lega un rapporto decennale di stima e di collaborazione.
Utente: Giozanoni

Vedo che da parte di qualcuno c'è qualcosa di personale che influenza i giudizi. Peccato. È interessante scoprire che c'è così tanta attenzione verso i prati aridi che ormai sulle colline moreniche e ai piedi del baldo sono sostituiti dai vigneti dei quali sorseggiamo orgogliosi il vino o dai centri commerciali. Se le pale eoliche hanno portato l'attenzione verso i brometi son contento.
Redatore: Mario Spezia

Nessuno si sveglia alla mattina e spara a casaccio. La questione è molto complessa ed è stata studiata approfonditamente prima di venir pubblicata. Il premio dato da Legambiente è motivato da decisioni politiche nazionali che nulla hanno a che fare con la salvaguardia del territorio veronese. Albi avrebbe potuto dissociarsi da questa decisione di Legambiente nazionale ed invece ha preferito rilasciare a Veronagreen una intervista che denota una posizione equivoca e una scarsa conoscenza della storia e del valore dei SIC. Purtroppo queste posizioni di Albi, di Legambiente e di chiunque altro le sostenga, indeboliscono ulteriormente la già debolissima resistenza che stiamo tentando di opporre all'assalto di politici, di associazioni venatorie e di potentati locali, che sta ormai mettendo a repentaglio la stessa esistenza dei SIC. Faccio un esempio: la legislazione sui SIC prevedeva che nei primi 6 anni (eravamo nel 1992) venissero redatti:

- Il Piano Ambientale, che è lo studio particolareggiato del sito: geologia, geomorfologia, descrizione archeologica, architettonica e culturale, studio botanico, studio faunistico, analisi ed elenco delle specie viventi, ecc.

- Il Piano di gestione, che è uno strumento di pianificazione del territorio ricadente nel perimetro di un SIC e/o ZPS, finalizzato a tutelare il patrimonio naturalistico d'interesse comunitario (Direttiva Habitat e Direttiva Uccelli) in esso contenuto tenendo conto anche dei fattori socio-economici locali.

Perché le associazioni ambientaliste non si sono mai battute per ottenere questi Piani, indispensabili per difendere efficacemente la Rete di Natura 2000 e per ottenere il passaggio a ZSC e ZPS, come è stato fatto in Lombardia?

Negli ultimi anni si è parlato di questi problemi solo su Veramente.org e adesso mi devo sentir dire da un presidente di Legambiente che "tanto il SIC di Rivoli fra una decina di anni sarebbe andato a ramengo da solo" e far anche finta che va bene così per il buon vivere comune?
Utente: Giozanoni

Non capisco il senso di questo attacco a Legambiente e nello specifico alla figura di Albi.

E' opportuno che siano chiarite alcune cose ai lettori che non conoscono Legambiente Verona e i suoi attivisti.

Stiamo parlando di un gruppo di persone, tra cui Albi, che si è sempre battuto per la salvaguardia del territorio dai continui e svariati attacchi e molta attenzione ha sempre posto all'ambito del Garda, e Albi ci ha sempre messo la faccia! senza mai nascondersi.

Sono stati ottenuti molti risultati e molte sconfitte ma i principi con cui si muovono costoro sono sempre saldi e forti. Sono tutti volontari, dedicano il loro tempo libero alla valorizzazione e salvaguardia del territorio, continuano a studiare piani, progetti e così via mentre altri si svegliano alla mattina e dicono:"o che brutte le pale", "o guarda hanno costruito ancora...". Tutti sono pronti ad enfatizzare alcuni errori pochi ad esaltare i successi.

Mario Spezia e altri, a mio modestissimo avviso, fanno un attacco ingeneroso e con scarso senso, anche sotto il profilo strategico "ambientale".

A chi giova questo attacco?!? al territorio no di certo!

Se nella provincia di Verona, e non solo, sono stati "arginati" gli attacchi al territorio molti dei meriti si devono ad Albi grazie anche alla sua azione di "collante" tra associazioni.

Mi fanno sorridere le accuse di "sindacato" degli ambientalisti o altro collegato alla politica.

In ogni caso è opportuno ricordare che se si vogliono ottenere dei risultati in qualsiasi campo cosa saggia è organizzarsi in modo coerente e strutturato, no svegliarsi alla mattina e sparare contro tutti e tutto. Non porta a nulla.

Con affetto, Giovanni
Redatore: Mario Spezia

Sergio Rizzo sul Corriere della Sera nel marzo del 2011:

Il conto alla rovescia è cominciato già da qualche settimana, quando è stato chiaro che da un giorno all'altro, improvvisamente, poteva finire la pacchia. Quel giorno si stava pericolosamente avvicinando. Tremavano in migliaia. Tremavano le imprese che avevano costruito autentiche fortune. Tremavano le 20 mila persone che ruotano intorno a quel business. Tremavano perfino le banche, che avevano trovato nei finanziamenti alle fonti rinnovabili una lucrosa alternativa al credito tradizionale, azzannato dalla crisi. È successo che lo scorso anno si è deciso di mettere un limite agli incentivi concessi per realizzare impianti fotovoltaici.

Incentivi che, per dirla con l'Authority, sono fra i "più profittevoli al mondo" .

Un assaggio: mentre il costo medio dell'energia in Italia si aggira sui 60-70 euro al chilowattora, chi produce elettricità con il fotovoltaico intasca ancora oggi fino a 402 euro. Vi chiederete: chi paga? Ovviamente gli utenti. Gli incentivi finiscono per gravare sulla bolletta. E sono così grandi da aver generato una ubriacatura generale, di cui fa le spese l'intero sistema. Basti pensare che negli ultimi quattro anni sono state presentate domande di impianti alternativi per 130 mila Megawatt, a fronte di una potenza elettrica installata, nel corso dell'ultimo secolo, di 105 mila Megawatt.

Una quantità assurda, che la nostra rete non potrebbe mai sopportare. Ma nel frattempo gli investitori prenotano le connessioni, anche se poi non produrranno un chilowattora. Tanto non costa nulla. Per scoraggiare i buontemponi l'Autorità per l'energia aveva decretato l'obbligo di fideiussioni bancarie che sarebbero state escusse nel caso di mancata realizzazione degli impianti.

Ma il Tar ha sospeso tutto: e ti pareva? La corsa al pannello è stata così frenetica che quest'anno gli utenti dovranno pagare, fra maggiore costo della bolletta e quant'altro, una sovrattassa di 5,7 miliardi di euro per le energie alternative.Di cui soltanto 3 miliardi per il solo fotovoltaico. Nel solo 2009 se l'elettricità prodotta con fonti rinnovabili è salita del 13%e l'eolico è cresciuto del 35%, gli impianti solari hanno registrato un balzo clamoroso: +418%. Ecco perché nel 2010 si è stabilito un tetto. Una volta raggiunta la soglia di 8 mila Megawatt di potenza installata, stop. Gli incentivi sarebbero finiti.

Il fatto è che per raggiungere quel limite ci sarebbe stato tempo fino al 2020, ma l'accelerazione che si è registrata negli ultimi tempi, legata anche al fatto che gli incentivi decrescono man mano che passa il tempo, ha fatto bruciare le tappe. E sarebbe stata solo questione di mesi. Secondo l'autorità per l'energia sarebbero stati già installati, al 31 dicembre 2010, 6.500 Megawatt. Ma stime di Alessandro Clerici, presidente del gruppo di studio del World Energy Council su "Risorse energetiche e tecnologiche" dicono che dovremmo essere già a 7.400 Megawatt.

Per giunta avrebbe regnato l'incertezza più totale. Nei prossimi giorni dovrebbe essere pronto un nuovo decreto del governo per razionalizzare l'intera materia. E proprio lì c'è la soluzione al problema. Naturalmente al netto delle divergenze di opinioni che già si sono manifestate all'interno dell'esecutivo, perché un punto fermo sarebbe stato già acquisito: quel tetto di 8.000 megawatt non esiste più. Abbiamo scherzato. Per quel che ne sappiamo, inoltre, il provvedimento dovrebbe abolire il meccanismo dei certificati verdi, sistema con il quale sono incentivati anche gli impianti eolici.

Di che cosa si tratta? Sono veri e propri titoli che si vendono e si comprano alla borsa elettrica. Mediamente valgono 80 euro a Megawattora, cui si aggiungono i soldi che il produttore incassa per l'energia messa in rete. Il decreto dovrebbe poi prevedere una barriera dimensionale degli impianti fotovoltaici (5 Megawatt), al di sopra della quale per accedere agli incentivi sarebbe necessaria una gara. Più o meno come in Francia. Piccolo particolare, sul livello dei futuri incentivi è buio totale. Quelli dovranno essere stabiliti con successivi decreti dai singoli ministeri: certo ne vedremo delle belle.

Normale, per un Paese dove si passa facilmente da un estremo all'altro. E può davvero accadere di tutto. Il cosiddetto provvedimento Cip 6 del 1992, per esempio. Dopo la vittoria dei Sì al referendum antinucleare del 1987 venne stabilito di incentivare la produzione di energie rinnovabili. Ma al dunque una manina probabilmente indirizzata dai petrolieri aggiunse due paroline "e assimilate" che stravolsero il principio, aprendo la porta dei ricchi incentivi perfino agli scarti inquinantissimi delle raffinerie.

Risultato, soltanto dal 2001 al 2010 il Cip 6 è costato agli utenti 22,8 miliardi di euro, per almeno metà finiti a chi produceva con combustibili fossili. Si sperava che la pacchia finisse subito dopo che l'Unione Europea aveva fissato l'obiettivo secondo il quale entro il 2020 il 17%di tutti i consumi energetici dovrebbe essere soddisfatto con fonti rinnovabili. Ma c'erano i vecchi contratti in essere. E a questi si sono aggiunti i nuovi superincentivi necessari, si diceva, per centrare l'obiettivo continentale.

Peccato che siano superiori in media anche dell' 80%a quelli concessi dagli altri Paesi europei, come ha dimostrato sul Corriere Massimo Mucchetti. Come risultato, l'Italia si è riempita in pochi anni di impianti fotovoltaici. E non soltanto sui tetti delle case, dove c'è circa metà della potenza installata. I pannelli hanno invaso pure il territorio. Del 295 Megawatt operativi in Puglia, 239 sono prodotti da 497 impianti collocati su 358 ettari di terreni agricoli. Per non parlare delle pale eoliche, diventate l'ossessione degli ambientalisti.

Grazie a un sistema assurdo di incentivazione hanno finito per metterle anche dove tira una leggera brezza. Con la scusa poi delle carenze nella trasmissione, è stato previsto una specie di indennizzo di "mancata produzione" dovuta alla impossibilità di immettere l'elettricità nella rete. Nel 2009 sono stati pagati ai produttori 12,5 milioni. La verità è che le reti sono frequentemente sature non solo per ragioni strutturali, ma anche a causa dell'offerta elevatissima.


La dimostrazione sta nella somma enorme che il Gestore dei servizi energetici (la società pubblica a cui fa capo la Borsa elettrica) paga per acquistare i "certificati verdi" invenduti: 940 milioni nel 2010, forse 1,4 miliardi quest'anno. Va da sé che con tutti questi soldi in ballo l'affare delle energie alternative ha attirato speculatori, faccendieri, e truffatori.

Romani ha raccontato in una lettera al Corriere che a dicembre in Puglia un impianto aveva comunicato l'entrata in funzione di 8 Megawatt, ma quando i tecnici del ministero sono andati a fare una verifica, non hanno trovato che pannelli per 40 Kilowatt: 200 volte meno della potenza dichiarata.

Per non parlare dell'offensiva delle organizzazioni criminali, dalla Sardegna alla Sicilia alla Puglia, partita dall'eolico e ora approdata all'energia solare. Durante una trasmissione di Radio 24 il magistrato della Procura antimafia Maurizio De Lucia ha azzardato il paragone con il sacco di Palermo. Un caso? Nella sola provincia di Siracusa la Finanza ha sequestrato impianti fotovoltaici mai entrati in funzione e ammessi a incentivi per 10 milioni di euro.
Redatore: Mario Spezia

Cara Fiorella, noi i commenti li pubblichiamo sempre, a meno che non siano offensivi o volgari. Non si può dire la stessa cosa di veronagreen, da cui si è fatto intervistare Albi, che nell'intervista fa affermazioni completamente prive di senso e di fondamento, che poi non ammettono replica.
Utente: Fiorella58

A chiarire alcune posizioni possono servire le dichiarazioni di Albi, Legambiente Verona, nell'articolo http://veronagreen.it/index.php/energia/item/365-premio-a-parco-eolico-di-rivoli-legambiente-risponde-alla-polemica

"Si trattava di un SIC in pessima salute – spiega – in uno stato di totale abbandono, che sicuramente sarebbe scomparso nel giro di dieci anni. Quel giudizio quindi parte da presupposti sbagliati. Grazie a questo intervento invece l'area dovrà essere obbligatoriamente monitorata e curata. Certo la fase cantieristica è sicuramente la più impattante, ma tra qualche anno sono sicuro che vedremo i risultati del recupero" e ancora "Legambiente è sempre stata interessata a dialogare con tutti i soggetti anche con chi, per motivi economici, si occupa pure di settori non condivisibili dal punto di vista ambientale. In questo modo anche chi, solo dieci anni fa, non si sarebbe minimamente sognato di farlo, oggi sta investendo nelle rinnovabili. È un modo per favorire la conversione energetica dei nostri territori".

Ma anche la ferma opposizione, fin da subito, di Maurizio Delibori e CTG Monte Baldo:

"Il parco eolico di Rivoli rappresenta un danno paesaggistico. Il CTG è contrario a questo impianto eolico e al suo ampliamento previsto sul Monte Crivellin-Cantarelle di Affi...http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/muliniavento.pdf

.

Per diverse ragioni, ma soprattutto perché la posizione è sbagliata, proprio allo sbocco della Val d'Adige con un impatto visivo enorme, da qualsiasi punto le si guardi, tanto più da sud, con alle spalle il Monte Pastello ed il Monte Baldo. Ai lettori trarre le proprie conclusioni"
Redatore: Mario Spezia

Ci toccherà istituire un corso per spiegare agli amici ambientalisti che cosa sono i SIC, perchè sono stati creati i SIC, gli ZPS e gli ZSC, quali sono le motivazioni che hanno portato alla scelte dei Siti di Interesse Europeo, quando sono stati creati e con quali leggi sono regolamentati, quali sono le specie (fauna e flora) che rendono una zona particolarmente pregiata da un punto di vista naturalistico, quali sono le caratteristiche geologiche, paesaggistiche e naturalistiche che rendono una determinata zona unica ed irripetibile. Bisognerà anche approfondire il capitolo delle trasformazioni prodotte dall'intervento umano, nonchè la necessità di "gestire" queste trasformazioni attraverso un adeguato "Piano di Gestione". Evidentemente alcuni dirigenti di alcune importanti associazioni ambientaliste veronesi sono completamente a digiuno della materia.

Per una informazione minima di base:


SIC ZSC ZPS

La Rete Natura 2000 nella provincia di Verona

Le orchidee dell'Italia nord-orientale
Redatore: Michele Dall'O'

Cara Ilaria, non ti fanno mettere i pannelli fotovoltaici, ma in compenso possono essere costruiti nel SIC vigneti a iosa.

Questa la successione degli ultimi tempi nel SIC Vajo Galina -Progno Borago:

Gaspari (gennaio 2014),

Scalucce (agosto 2013),

Le Mandrie (agosto 2013, i precedenti nella stessa zona hanno addirittura l'avvallo della Regione Veneto),

zona di fronte a Monte Mezzano (ex Merenghero, gen 2014), (versante est, sul Vajo Galina dove invece in precedenza, 2009-2010, era stato distrutto sul pianoro un xerobrometo ad Artemisia alba/Bromus erectus citato anche sulla pubblicazione di F.Bianchini (Museo VR, vegetazione del Comune di Verona).

Sei mandi via mail un recapito, ti porto un libro sul SIC Vajo Galina. Michele Dall'O'
Utente: Alettic

"il silenzio degli onesti" fa danni enormi! Il danno al territorio di Rivoli è stato fatto ora dobbiamo impegnarci perché non diventi una beffa ai cittadini. Il turismo dell'eolico poi...roba da sottosviluppati, sopratutto se ci riferiamo ad un territorio colmo di storia e meraviglie naturali. Lega Ambiente che si presta alla manipolazione elettorale è avvilente.
Utente: Infoperinfo

"Non temo la cattiveria dei malvagi ma il silenzio degli onesti"
Utente: Antonionicolini

largo alla grin economi!

pannelli fotovoltaici e pale eoliche in ogni luogo possibile, altro che chiacchere da ambientalisti, questi sono fatti non parole. Siamo lanciati verso il futuro sostenibile, se poi ci saranno danni collaterali pazienza, l'importante è l'obiettivo finale, perchè no?

Ma legambinte è ancora una associazione ambientalista?

E le altre cosa hanno fatto? Un misero tentativo c'è stato?

Martin Luther King diceva che aveva paura del silenzio degli onesti.
Utente: Cadelrocolo

Andate a vedere il link di viadalvento.org le foto degli uccelli sono strazianti. Sono sconcertata…

E poi vi racconto questa: io abito nel Comune di Verona e 4 anni fa la Sovraintendenza ci ha bocciato i pannelli fotovoltaici sul tetto (una decina di metri quadrati in tutto per 3 Kwh…) perché siamo nell'area SIC del Vajo Galina. Ecco come siamo messi. Mi dispiace perché ho tanti amici in legambiente e sono anche Socia ma davvero questa storia non la sapevo. Grazie per avermi aperto gli occhi.
Utente: Juliebutturini

Con grande dispiacere, leggo questo interessante articolo circa l'inserimento delle pale eoliche nel comune di Rivoli: la prima volta che le ho viste, non ancora completamente montate, mi sono spaventata e ho pensato a un'astronave aliena! Trovo molto grave che le valutazioni sull'utilità dell'installazione delle tecnologie, spesso, tenga in poca considerazione l'impatto ambientale e, in generale, le procedure e i costi di dismissione delle strutture innalzate.
Utente: Cittadino

Ma avete visto le foto scattate durante i lavori? Liberi di credere che si tratti di "conservazione dei prati aridi"

"La storia ha avuto inizio 8 anni fa, dopo la prima telefonata del sindaco -rileva il dg di Agsm, Giampietro Cigolini- da lì abbiamo capito che assieme potevamo fare un buon lavoro, perché puntavamo tutti allo stesso obiettivo". In questi anni infatti Agsm, assieme a Legambiente e al Corpo forestale, ha messo in atto una serie importante di misure ambientali, spostando e ricreando il particolare habitat 'arido' della zona. Un lavoro certosino, che ha portato a raccogliere, separare e conservare le sementi indigene di tutte le specie di orchidee selvatiche, attraverso l'allargamento dei prati aridi e la mappatura non solo delle specie di orchidee ma di tutti i singoli esemplari (23) mitigando al massimo gli impatti del cantiere.

E ancora, la realizzazione di una nuova pista ciclabile tra le pale e la bellezza del paesaggio circostante: un autentico sentiero didattico (che si collega alla pista che porta direttamente a Verona) che consentirà di visitare gli aerogeneratori passando a fianco dei prati aridi e usufruendo di pannelli e didascalie di spiegazione dell'impianto eolico stesso e delle specie floristiche del sito.

Tentare di ricreare un prato arido è come dire che un mobile in stile è uguale ad un mobile antico, anzi, più bello...
Redatore: Mario Spezia

Il premio Buona Pratica di Comuni Rinnovabili 2014 va alla Comunità del Parco Eolico di Rivoli Veronese (VR) ovvero a tutti i soggetti che hanno collaborato alla realizzazione di uno dei parchi eolici più interessanti in Italia. L'impianto, realizzato sul Monte Mesa in un area Sic tutelata per l'habitat di prati aridi e orchidee, è composto da 4 aerogeneratori da 2 MW ciascuno, e permette di soddisfare i fabbisogni di circa 5.000 famiglie. L'impianto nasce su iniziativa del Comune ed è stato realizzato da AGSM, ed è premiato proprio per il processo di confronto con il territorio sulle scelte di localizzazione degli aerogeneratori, di conservazione dei prati aridi e delle orchidee in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, di fruizione dell'area che sarà collegata al sistema delle piste ciclabili della Val d'Adige.

http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-presenta-comuni-rinnovabili-2014-sono-700mila-gli-impianti-da-fonti
Utente: Aegean0

A me piacerebbe, ma non ho speranza, avere un "conto Consuntivo" sui vari impianti, dalle pale di Rivoli, al grande fotovoltaico dello stadio e al piccolo fotovoltaico del tetto di Michele B (se ben ricordo).

Poi con questi conti, insieme all'impatto estetico, potrei dire cosa ne penso.

Ma siamo nel tempo degli insulti, le scelte si fanno con la pancia.
Utente: Cristina Stevanoni

Propongo di tornare all'oggetto specifico: le pale di Rivoli. E propongo di attenerci al dibattito scientifico in corso (due o tre giorni fa, su radio 3, "Prima pagina", un ascoltatore molto consapevole sottolineava, per esempio, come l'eolico italico non fosse paragonabile a quello danese: l'orografia del nostro paese, così come la disposizione delle coste e dei venti, fa sì che le pale più produttive siano quelle collocate all'imbocco delle valli, con conseguenti scempi ambientali, aggiunti all'inquinamento, non solo acustico, a danno e scorno delle persone che abitano nei paraggi.

Per quanto riguarda le pale di Rivoli: sono un mostro autorizzato innanzi tutto dalle Soprintendenze. Sono un mostro che t'insegue dappertutto, oltre il forte bellissimo, oltre Pazzon e Spiazzi, fin dove gli sia possibile. Un mostro, della cui violenza e virulenza ci si può ricordare solo con dolore e lacrime. Non altro. Eppure, in tante e tanti sono affascinati dalle magnifiche sorti e progressive delle pale eoliche. Comincerei col preoccuparmi di questa che reputo una distorsione, l'ultima fra quelle che ci portano dritte al peggio, la strada dell'inferno essendo notoriamente lastricata di buone intenzioni.

Quanto alle colpe e alle responsabilità: non facciamo processi, ma leali confronti. Per favore.
Utente: Attilio Anacleto

Legambiente è il princi-pale responsabile di questo scempio, giacchè i vertici si pongono come sindacato unico di ambientalisti eterodiretti, cioè circoli privi di autonomia decisionale, che pagano il fatto di militare in un'associazione che è interlocutore istituzionale privilegiato, e pollice verde di un partito come il PD (tanto la corrente eco-dem non conta una mazza e va bene solo per fare marketing).

Nello scontro politico ideologico d'antan, c'è chi avrà pensato: "No avì mia voluo el nucleare? Ve metèmo le fonti rinnovabili in tel..SIC!". Ancora una volta si è messo tutto nel tritacarne della Politica del Fare, perdendo per sempre questi ultimi santuari rimasti incredibilmente inviolati. Io sono stufo delle campagne spot di Legambiente tipo "Puliamo il mondo" (ma solo fino A CHE non arriva il giornalista), o i blitz a favor di telecamere: TUTTA FUFFA! Purtroppo fa molto comodo che ci sia un sindacato unico degli ambientalisti, che no ghe sia massa talebani en giro che vol rimaner come ai tempi della pietra anzichè crescere all'infinto verso un futuro di prosperità e progresso...all'insegna della Sostenibilità.
Utente: Kelidonio

Da un paio di giorni la cronaca ha rinfrescato la memoria ai troppi decentrati nostrani : l'affarismo partitico non ha confini di ideale politico. E l'aberrazione culturale che non si vergogna di proporre il luogo dello scempio paesaggistico come luogo panoramico é la stessa che, per il progetto Traforo, ha magnificato il nuovo ponte sull'Adige a Parona come punto panoramico innovativo per il turismo veronese. Il tutto si incista non solo negli appetiti pubblici e privati di pochi senza scrupoli né senso del futuro collettivo ma si nutre del silenzio assordante dei molti, troppi privi di sensibilita' e di senso civico. E gli ecofurbi, parola che mi insegno' 30 anni fa Carlo Furlan, fanno puntualmente la loro parte...