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Ministero dell'agroalimentare

 
2016 ministero dell agroalimentare 18475

Il ministero delle Politiche Agricole cambia nome e diventa "Ministero dell'agroalimentare". Anche dal punto di vista semantico il governo marca la propria vicinanza al business e la distanza dal lavoro. Il contadino, ossatura del nostro sistema alimentare, diventa invisibile.

A rottamare l'agricoltura italiana, con un sol colpo, ci avevano pensato in molti, a cominciare da quelli che volevano abolire il ministero dell'agricoltura per non dover affrontare la riforma del suo fallimentare funzionamento ma sembra che solo il primo ministro Renzi ci possa riuscire.

Così almeno a stare all'annuncio ufficiale che, ci informa, "Il dicastero delle Politiche Agricole cambia nome e diventerà "ministero dell'Agroalimentare" (presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi - 13.01.2016) per accompagnare l'accordo da 6 miliardi di euro siglato tra governo e Intesa San Paolo per finanziare il settore agroalimentare". A leggere il comunicato si capisce che per il Ministro Martina e per il governo per "agroalimentare" si intende "agribusiness." cioè industria agroalimentare. È risaputo che, in questa visione, "...la componente agricola tende a sparire, mentre assume un peso sempre maggiore il settore distributivo..." e delle industrie agroalimentari a monte ed a valle della produzione agricola.

Tutti a lamentarsi di quanto "la politica sia separata dal paese", quindi non ci sorprendiamo che il governo non ricordi che l'agricoltura italiana - il cosiddetto settore primario - a pari merito con quella francese, sia la più importante dell'UE, che – stando ai dati ISTAT (SPA, 2013) – è fatta di 1.516.000 aziende e 992.000 occupati (cioè il 72% degli occupati dell'intero settore) contro gli occupati nelle imprese industriali del settore (tutto compreso, anche la ristorazione e gli ambulanti) che rappresentano solo il 28%.

Viene ripetuto continuamente che l'export agroalimentare è quello che tira, che ci salverà il mercato mondiale della crescita dei consumi alimentare nei paesi emergenti e nelle megalopoli (magari dando credito alle stime ottimiste proiettate al 2050 quando la crisi economica sarà solo un ricordo), senza mai dirci chi produrrà quello che esportiamo o esporteremo.

Vediamo come sono andate le cose con il nostro commercio internazionale agroalimentare, ricordando comunque che le vendite dell'agroalimentare "italiano" dipendono per tre quarti ancora dal mercato domestico. (ISMEA). "Ancora sostenute dal deprezzamento dell'euro, le esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani migliorano invece la perfomance già positiva dei mesi precedenti, con un solido più 7,1% nei primi 5 mesi dell'anno 2015"(ISMEA). E ancora "Da segnalare il contributo particolarmente positivo dell'agricoltura che avanza all'estero dell'11,8% a fronte di un incremento più contenuto dell'industria alimentare (+6%)".

Questi dati sono riferiti, però, al confronto con il 2014 che si era chiuso con un meno 1,65% sul 2013 per l'export del settore primario (in cui il settore primario per uso alimentare riportava un meno 1,54 %) e con un più 0,69 per le importazioni ma con un più 1,63% per l'importazione di prodotti per uso alimentare del settore primario. Per l'industria agroalimentare, il 2014 si era chiuso con un più 2,89% sul 2013 per l'export, mentre le importazione avevano realizzato una crescita del 4,38% sul 2013 (Federalimentare Servizi srl). Come dire, nessuno di questi dati fa prevedere miracoli nell'export mentre evidenziano una continua erosione del mercato interno da parte delle produzione importate.

L'industria agroalimentare italiana ha molte caratteristiche, decantate dalla mitologia del made in Italy, tra cui quella di essere effettivamente poco "italiana". Sulle 114 grandi Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco (con oltre 250 addetti) nel nostro paese (ISTAT, 2015), 27 sono a controllo estero ("multinazionali") e 87 sono a controllo nazionale. Le multinazionali nell'agroalimentare, pur rappresentando solo lo 0,3% dell'imprese (183 in totale, comprese quelle di dimensione più ridotta), realizzano il 14 % del fatturato totale, il 14,2% del valore, il 17,3 % degli investimenti in ricerca ed innovazione ed occupano 30.600 addetti (ISTAT, 2013), pari al 7,1% degli addetti. Nel 2013 hanno fatturato circa 18 miliardi di euro.

I loro scambi all'interno dello stesso gruppo rappresentano il 71,8% dell'export totale delle Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco "italiane" (ISTAT, anno 2013). Che qui sia celato la performance delle esportazioni agroalimentari italiane? Sostenere l'export agroalimentare rafforzerà le multinazionali del settore presumibilmente a scapito della PMI italiana ancora esistente.

Qualche nome (in ordine di volume di fatturato totale, 2012): Unilever Plc/Unilever NV, Nestlè, Lactalis, Heineken N.V., Groupe Danone. Ferrero, la prima delle imprese italiane, sta al 12.mo posto in questa graduatoria.

Se solo si guardasse con occhio attento (e competente) la struttura dell'economia agricola del paese, certo che dovremmo cambiare nome al Ministero, magari chiamandolo "Ministero dell'alimentazione, agricoltura e sviluppo rurale".

Ma prima di cambiare il nome al Ministero sarebbe sicuramente più utile cambiare visione dell'agricoltura del paese, immaginando di valorizzare la capacità produttiva, di investimento e transizione agroecologica di quel milione di aziende agricole di piccola e media dimensione che restano la struttura portante dell'agricoltura italiano e della sua capacità di fornire occupazione oltre che alimenti di qualità prima di tutto al mercato interno nazionale ed europeo.

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Redatore: Mario Spezia

L'economista della Chicago Booth School of Business: "Banca d'Italia e Consob non hanno controllato e ora non ce la possiamo prendere con la Bce che invece fa accertamenti sui crediti deteriorati dei nostri istituti". Le turbolenze in borsa sui titoli bancari? "I risparmiatori non hanno fiducia perché le istituzioni che dovrebbero farlo non li proteggono e si fanno facilmente prendere dal panico. Questo rende il sistema instabile. E il governo non fa nulla"

"Purtroppo l'Italia è sempre quella descritta dal Manzoni, un Paese in cui quando manca la farina si impiccano i panettieri. Gli attacchi speculativi, se ci sono, avvengono perché la situazione oggettiva è debole. La combinazione tra il modello di funding delle nostre banche, la debolezza strutturale dovuta ai molti crediti inesigibili e l'introduzione del bail in crea una situazione di sfiducia che rende il sistema instabile.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/22/banche-zingales-renzi-accusa-lue-come-berlusconi-faceva-coi-giudici-invece-di-migliorare-vigilanza-attacca-bruxelles/2395672/

http://www.veramente.org/wp/?p=17824

"È ora di prepararsi per il peggio, con una buona dose di speranza che l'invidiabile mole di risparmi privati delle famiglie italiane rimedi all'inadeguatezza dei propri governanti".

Diego Valiante è capo dell'Unità mercati finanziari e istituzioni del Centre for European Policy Studies

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/22/banche-litalia-e-allangolo-per-colpe-proprie-per-troppi-anni-ha-nascosto-la-polvere-sotto-il-tappeto/2397664/
Redatore: Mario Spezia

Aggiornamento serale: Piazza Affari sprofonda (-4,8%) con banche e petrolio. Mps crolla, 14 titoli sospesi. In Borsa non soffrono solo Mps e Carige. È tutto il sistema nel suo complesso a perdere pesantemente terreno. Anche altre banche più "solide patrimonialmente" come Intesa Sanpaolo (-5,8%), Banco Popolare (-10,88%), Unicredit (-7,77%), Mediobanca (-4,01%) e Bper (-7,3%) hanno chiuso in forte calo. A fine seduta l'indice Ftse Mib di Piazza Affari, sceso ieri sotto i 18mila punti, mostra un ribasso del 4,83% con la peggior performance tra i principali listini europei.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-01-20/borse-profondo-rosso-male-banche-piazza-affari-090851.shtml?uuid=ACFNjbDC

Renzi: "Se ne facciano una ragione, l'Italia è tornata"
Redatore: Mario Spezia

20.1.16 Milano perde il 3,6% trascinata al ribasso dal comparto bancario che cede oltre il 4%, mentre Mps non riesce a fare prezzo. Grandinata di sospensioni in Borsa a Milano sul listino principale con l'indice Ftse Mib in calo del 3,23 per cento. Sono ferme Mps (-8,4%), Banco Popolare (-3,9%), Tenaris (-3%), Ferrari (-3,8%), Fca (-3,47%), Unipol (-2,8%), Exor (-1,8%).

Ieri mi sono sbagliato, non sono degli imbecilli, sono dei farabutti: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/19/trivellazioni-governo-al-lavoro-per-disinnescare-il-referendum-anti-petrolio-provvedimento-allo-studio/2389558/
Utente: Attilio Anacleto

Aha-ha-ha! http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/16/renzi-e-lu-e/2380258/
Redatore: Mario Spezia

Razza di imbecilli:

Renzi: "Se ne facciano una ragione, l'Italia è tornata" http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/01/19/renzi-se-ne-facciano-una-ragione-litalia-e-tornata_b347b7cd-834d-4bb4-aaaa-dce005196d4b.html

Borsa: Piazza Affari negativa, stop per 6 banche http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/01/19/borsa-bene-asia-dopo-pil-cina_c3e2b57b-3a65-4a9e-9038-54238c376c08.html
Utente: Cristina Stevanoni

La 'rinominazione' è una tentazione di tutti i regimi, ma non solo di quelli, purtroppo. Di fatto, è vero che chi siede al timone, appena può, come minimo inverte i sensi di marcia per le vie. Tanto per lasciare un segno del proprio passaggio nel mondo. Poi ci sono casi come questo, che opportunamente segnala e analizza Antonio Onorati, dai quali si evince che il senso di marcia potrebbe essere il marcio che si annida nell'industria agroalimetare, responsabile di quasi tutti i peggiori disastri che affliggono il pianeta. Consiglio piccolo piccolo per Renzi e il suo governo, a caccia di nomi nuovi e rivelatori: Ministero del lavoro eternamente precario, Ministero della salute per pochi, Ministero dell'università a esaurimento...
Utente: Sergio Deromedis

Questo denota una visione industriale dell'agricoltura ... se passa un tale visione SARA' LA FINE DELL'AGRICOLTURA DI QUALITA'
Redatore: Mario Spezia

Il programma di questo governo sembra essere: CAMBIARE NOME A TUTTO PER NON CAMBIARE NIENTE. Anche il fallimento combia di nome, d'ora in avanti si chiama concordato: http://www.repubblica.it/economia/2015/08/05/news/fallimenti_decreto_senato-120459163/?ref=HREC1-4, http://www.veramente.org/wp/?p=14518 D'altra parte sia il Presidente del Consiglio sia la ministra Boschi sono stati cresciuti da esponenti di spicco di questa categoria di imprenditori e si può capire che ora tentino di ripulire il loro albero genealogico. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/11/salva-banche-la-boschi-il-papa-e-il-caso-banca-etruria/2295547/

http://www.corriere.it/cronache/15_ottobre_12/padre-renzi-indagato-bancarotta-disposte-altre-indagini-b817cbaa-70cb-11e5-a92c-8007bcdc6c35.shtml