Ieri sera alla Gran Guardia pubblico delle grandi occasioni per uno show tutto sommato deludente, nonostante gli applausi telecomandati della claque e i complimenti sperticati del discepolo Zwirner.

Luttwak ha utilizzato gran parte del tempo a disposizione per attaccare il papa ed il comunismo, che a suo dire avrebbero formato un terribile sodalizio in cui i principi oscurantisti del cattolicesimo si sono saldati con le nefaste teorie economiche marxiste. Bergoglio sarebbe un comunista cresciuto nell'università marxista di Buenos Aires ed ora, con la sua ideologia ambientalista, tenterebbe di sbarrare il passo alla gloriosa avanzata Capitalismo, l'unica economia capace di garantire uno sviluppo inarrestabile a tutto pianeta.

Perché la verità e la salvezza, secondo il profeta venuto dal Pentagono, può arrivare solo dall'America (intesa come USA), con qualche concessione di benevolenza per la vecchia patria inglese e per le isole del Sol Levante, che, dopo aver ripudiato le antiche tradizioni, hanno adottato in toto i principi del capitalismo e del liberismo occidentale.

Si, è anche vero che l'America nel dopoguerra ha messo pesantemente mano alle vicende politiche dell'Europa e dell'Italia, ma l'ha fatto solo per salvarci dalle grinfie dell'URSS, che altrimenti ci avrebbe digeriti nelle sue orrende viscere. E sia ben chiaro che nel 2003 gli americani non sono andati in IRAQ per allungare le mani sul petrolio del Golfo. Quando mai! Prevalse invece un antico convincimento americano, quello che voleva che un popolo liberato dalla tirannia si sarebbe immediatamente emancipato e sviluppato. Ottime intenzioni, purtroppo basate, secondo il profeta, su una scarsa conoscenza della storia e delle tradizioni tribali dei popoli del Golfo.

I terroristi sono il problema minore – "che volete che sia qualche decina di morti?" – il vero problema è l'Islam moderato, quello che subdolamente si insinua nella nostra società mediante la predicazione degli Iman e la costruzione delle moschee sul nostro territorio.

In Libia i militari americani avevano deciso di non andare. Fu Sarkozy a convincere Obama che bisognava intervenire subito e fu ovviamente una disfatta, come avevano previsto al Pentagono. Così adesso toccherà a noi italiani prenderci l'incarico di ricacciare indietro le bandiere nere del Califfato e di riportare un po' di ordine fra le tribù del Nord Africa centrale, proprio come fece la buon'anima 80 anni fa.

Di queste puttanate ieri sera ne sono piovute sul pubblico a dozzine, miste ad affermazione strampalate e prive di qualsiasi fondamento storico, ma molto apprezzate dall'intervistatore/spalla e dalla claque del Telenuovo arrivata al seguito di Zwirner.

In conclusione il profeta del Pentagono ci ha prospettato scenari di guerra planetaria a tempi brevi.

In effetti gli stati occidentali, Italia compresa, si stanno attrezzando con aerei, navi, missili, armamenti sofisticati e tecnologie spaziali. Ovviamente mantenendosi il più possibile a distanza di sicurezza, perché è risaputo che sul terreno vince quasi sempre l'indigeno. Le guerra di resistenza, Cuba, Algeria, Vietnam, Afghanistan ci hanno insegnato che chi difende il proprio territorio è molto più determinato di chi attacca il territorio altrui. Nel corpo a corpo chi difende la propria casa e i propri figli quasi sempre prevale sull'avversario.

La strategia del Califfato prevede il progressivo allargamento del proprio campo d'azione con il coinvolgimento di tutte le nazioni con una qualche componente islamica fra la popolazione. Una guerra globale in cui qualsiasi fedele islamico diventa un potenziale soldato del Califfato. Abbiamo visto cosa è successo in Siria, in Libia, in Egitto, in Tunisia ed ora in Turchia. Naturalmente non è detto che tutti gli uomini e le donne di fede islamica diventeranno soldati dell'ISIS, ma è probabile che il loro numero aumenterà.

Questo esercito disseminato su tutto il pianeta ha degli indubbi punti forza: la disperazione, il fanatismo, la sottomissione ideologica ai leader, ma anche la determinazione, il coraggio e la fiducia cieca nei propri capi.

Il Califfato vuole approfondire quanto più possibile il solco fra i paesi occidentali e l'Islam. E' questo il terreno di coltura ideale per l'espansione della loro zona di influenza. L'integrazione va nella direzione opposta ed è ovviamente contrastata sia dai predicatori del Califfato che dagli esponenti del militarismo americano, quali appunto Luttwak.

Se guardiamo le cose da questo punto di vista, si direbbe che l'unico antagonista credibile del Califfato sia proprio il Papa, perché ha il coraggio e l'intelligenza di proporre un modello di civiltà che è alternativo ai modelli proposti sia dai predicatori del terrorismo sia dai profeti del Pentagono. Purtroppo questo Papa è tanto rispettato quanto inascoltato dai potenti del mondo occidentale.

Imbonitóre s. m. (f. -trice) [der. di imbonire]. – Venditore ambulante che con frasi d'effetto e decantando i pregi della propria merce cerca di attirare il pubblico e convincerlo a fare acquisti; anche lo strillone che, all'ingresso di locali di spettacolo, di baracche da fiera, ecc., alletta la gente ad entrare. Per estens., chi esalta le qualità inesistenti di qualche cosa o fa uso di parole sonanti per dare a intendere cose lontane dal vero.  www.treccani.it

Ndr: Tutta la kermesse è stata organizzata e finanziata da AGSM, con lo scopo "di regalare un prezioso approfondimento ai nostri cittadini per dimostrare che non pensiamo solo a produrre e distribuire servizi essenziali ma contribuiamo anche a fare cultura" G. Cigolini.

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