Ispra, Governo e Coldiretti scagionano gli allevamenti e scaricano la responsabilità dell'inquinamento delle acque sotterranee su settori diversi e concorrenti, dai fanghi di depurazione agli scarichi civili.

"Sui nitrati lavoriamo con il ministero dell'Ambiente e i risultati dello studio dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) aprono possibilità d'intervento. In questi anni è stato eccessivo il carico di responsabilità addossato ad agricoltura e zootecnia. È ora di riequilibrare". Lo ha dichiarato Maurizio Martina, ministro dell'Agricoltura al convegno "La contaminazione da nitrati delle acque: applicazione di un modello isotopico nel Bacino del Po, nella Pianura Veneta e nel Friuli Venezia Giulia" tenuto a Roma all'Unicef.

"Le analisi dell'Ispra", ha osservato Martina, "ci aiutano a riconoscere meglio le fonti principali da cui partire per gestire la questione sui nitrati e aggiornarla. Sulla contaminazione delle acque, la zootecnia non può essere l'unico settore sul quale incide una direttiva comunitaria di vent'anni fa".

Coldiretti canta vittoria:

"Accordo salva-stalle tra Coldiretti e Governo. Il protocollo che rivede la definizione delle zone vulnerabili ai nitrati è stato sottoscritto a Milano dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e dai ministri all'Agricoltura, Maurizio Martina, e all'Ambiente, Gian Luca Galletti, nell'ambito del forum "Made in Italy dopo Expo 2015" promosso dal presidente della Coldiretti Lombardia, Ettore Prandini.

"Il piano, che scongiura la chiusura di migliaia di allevamenti, prevede che entro 45 giorni il Governo emetta un decreto per la ridefinizione delle zone vulnerabili, dopo il quale le Regioni avranno 30 giorni per disegnare la nuova mappa di gestione degli effluenti da allevamento. Nella nuova classificazione si terrà conto dei carichi derivanti da eventuali fonti di pressione di origine non agricola che possono concorrere a determinare o ad attenuare lo stato di contaminazione".

"Un passo determinante per salvare gli allevamenti italiani e continuare ad assicurare la produzione di salumi e formaggi Made in Italy - ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo -, giustificato dagli studi recenti dell'Ispra che hanno chiarito come il coinvolgimento della fonte zootecnica nelle problematiche ambientali sia del tutto trascurabile o minimo mentre assume un forte rilevanza il contributo di altre sorgenti in particolari minerali".

Il prof. Ernesto Cavallini, esponente del WWF veronese, esprime alcuni fondati dubbi:

"Qualcuno sa dirmi quali sono le altre fonti che portano alla presenza dei nitrati nelle falde acquifere?

Si sa da sempre che le cause sono, in ordine di quantità:

- fertilizzanti

- liquami zootecnici

- dipersione nel terreno di scarichi industriali (assolutamente vietati)

- dipersione nel terreno di fognature civili (consentite solo quando le abitazioni sono troppo lontane dagli impianti di fognatura).

Mi risulta che ISPRA fino ad ora non abbia pubblicato alcun risultato, ma abbia solamente presentato la ricerca in un convegno. Dagli atti del convegno mi pare di capire che:

- Ispra ha messo a punto una metodologia per capire l'origine dei nitrati inquinanti e, secondo loro, il metodo funziona.

- In alcuni dei siti monitorati la provenienza da fonti civili è elevata.

- Nella maggior parte dei casi l'agricoltura è determinante".

www.isprambiente.gov.it ...

Questa pagina di Wikipedia illustra sinteticamente il ciclo dell'azoto:

it.wikipedia.org ...

Le direttive europee, nazionali e regionali sono chiare e note:

ec.europa.eu ...

www.regione.veneto.it ...

www.venetoagricoltura.org ...

Il Veneto, la Lombardia e L'Emilia-Romagna sono le regioni nelle quali l'inquinamento delle falde da nitrati è più elevato.  Rimane l'obbligo imposto dalla UE di rientrare dentro parametri accettabili. Staremo a vedere su chi o su cosa interverrà il governo, dopo aver liberato da tutti i vincoli gli allevatori.

Nella foto: Grafico della carta di percolazione dell'azoto nei suoli della pianura veneta. Fonte: Il Veneto e il suo ambiente nel XXI secolo (Regione Veneto).

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