Dall'Inghilterra una ricetta ultraliberista per sconfiggere la crisi e salvare il pianeta malato. Ma l'economia verde, esattamente come sua sorella non verde, non è in grado di guardare oltre il profitto di breve periodo. Per questo fallirà miserevolmente.

Un mese fa l'Economist è uscito con il tema della Green Economy, sostenendo a suon di servizi entusiastici che sostanzialmente l'umanità ha in mano la tecnologia per salvarci dalla catastrofe ecologica.

Il titolo del dossier è Seize the day (Cogli l'attimo), a significare che l'attuale crollo dei prezzi del petrolio e del gas naturale sia il pretesto per iniziare la (seconda) green revolution: qui e ora.

L'argomento è stato ripreso da Marco Bertorello sul Manifesto (qui il testo dell'articolo), che ne ha sottolineato, con il consueto acume, le evidenti contraddizioni.  "L'impostazione dominante sulla crisi ecologica," sostiene Bertorello,  "rimane incentrata su alcuni capisaldi inamovibili, quali il mercato, i consumi e gli sprechi spropositati, in definitiva il mantenimento, e possibilmente l'aumento, dei profitti."

"L'economia di mercato, dunque," continua l'articolo, "non sarebbe parte del problema, ma semplicemente la soluzione." Bertorello coglie nel segno, smantellando l'inutile ottimismo del settimanale londinese: "Non è chiaro come ciò dovrebbe accadere lasciando inalterati alcuni meccanismi di funzionamento di fondo che hanno generato l'inquinamento in cui ci troviamo." La ricetta liberista è perdente, e non abbiamo bisogno di ulteriori prove.

Il cosiddetto mercato ha un grande pregio e un grande difetto. Il lato positivo è che tutti i meccanismi, motori e regolatori, avvengono automaticamente, senza bisogno dell'intervento umano, quindi una volta imboccata la strada giusta il problema può considerarsi risolto. Il lato negativo è che purtroppo l'orizzonte temporale del mercato è di breve, brevissimo termine, per cui la retta via sostanzialmente non la imbrocca quasi mai.

La dimostrazione avviene proprio in questi giorni: di fronte a una riduzione speculativa dei prezzi del petrolio, l'Economist suggerisce di cogliere l'attimo, attrezzandosi per affrontare i futuri prezzi crescenti dell'oro nero. L'umanità dovrebbe cioè costruire infrastrutture per il risparmio energetico, centrali energetiche rinnovabili, azioni energeticamente costose, oggi possibili con piccolo sforzo.

Invece cosa avviene nei magici meccanismi autoregolatori del mercato? Avviene che si approfitta dei costi bassi dei combustibili fossili per consumarli come non mai, certi che non si tratti di una fase transitoria. Persino gli analisti sbroccano e si mettono a prevedere prezzi bassi del petrolio da qui all'eternità, grazie, udite udite, alle auto elettriche: "I prezzi scendono perché l'era del petrolio è terminata" sostiene Wall Street Italia citando l'ultimo rapporto GEAB.  "La Cina si prepara a produrre tutta una nuova serie di automobili elettriche e con essa seguirà tutto il resto del pianeta." Una fesseria(*).

L'orizzonte di breve periodo è il motivo che ci condanna al collasso: quando il petrolio costa tanto, non c'è la possibilità materiale di produrre la tecnologia che ci renderebbe indipendenti dal petrolio. Quando il prezzo cala, le sirene dell'abbondanza infinita ritornano a cantare, e nessuno pensa più a produrre quel tipo di tecnologia.

Del resto, non ci si può aspettare altro da un sistema economico che costruisce fortune ingenti grazie all'uso di macchine automatizzate che spostano investimenti enormi nel giro di pochi secondi sulla base di sensazioni emotive (high frequency trading).

Chi guarda alla frazione di secondo perde la capacità di valutare cosa cambia in anni, lustri, secoli. Per questo affidare la nostra salvezza a una economia verde che ha le stesse caratteristiche di quella nera equivale a percorrere una strada di montagna, di notte, su un autobus guidato da un ubriaco che ha molta fretta.

(*)Come insegnano quelli di ASPO, il è insostituibile per una serie di motivi:

- costo eccezionalmente basso, oggi ancora in discesa

- trasportabilità: quale tecnologia permette di viaggiare con una centrale termica mobile (auto, navi, aerei) e non con un vettore di merda che ha costi di accumulo proibitivi (le batterie)?

- abbondanza (e vabbè, ma questo è legato al primo motivo)

- l'industria petrolchimica, oggi insostituibile (plastica, detersivi sintetici, nylon, dacron, adesivi, tubazioni e fertilizzanti, ma la lista dei prodotti è pressoché infinita)

- inquinamento relativamente basso in rapporto alla valanga di calorie che offre (per esempio rispetto al carbone).

petrolio. Ergo: e acqua saranno le risorse su cui il mondo si scannerà.

Contenuti correlati

Lo spreco alimentare al tempo della crisi
Lo spreco alimentare al tempo della crisi Il Circolo "Fagiani nel Mondo" vi invita al Convegno - Lo spreco alimentare al tempo della crisi - Venerdì 28 settembre 2012 ore 20:30 all'Arsenale di Verona. A... 2452 views Mario Spezia
Veramente un Genio!
Veramente un Genio! Italia Nostra censura l'intervento del Genio Civile in zona Lazzaretto. Sarebbe interessante leggere le motivazioni di questo intervento, ammesso che qualcuno l... 3502 views Mario Spezia
Camminare a ritroso come Valdegamberi (indrìo come i gambari)
Camminare a ritroso come Valdegamberi (indrìo come i gambari) Valdegamberi propone di allentare le norme di tutela nel Parco Naturale della Lessinia, lasciando immaginare chissà quali vantaggi economici per gli abitanti de... 3543 views Mario Spezia
Le mani sulla città
Le mani sulla città Chi e come controlla istituzioni, organi e uomini che agiscono per molti aspetti in modo decisamente più puntuale di quelli nazionali sulle condizioni di vita d... 2734 views spazio_civico
20 maggio Festa delle Oasi WWF
20 maggio Festa delle Oasi WWF L'edizione 2012 della Festa delle Oasi WWF aprirà gratuitamente al pubblico oltre 100 aree naturali protette dal Panda lungo tutto lo stivale. Domenica 20 maggi... 2338 views Mario Spezia
Nell'occhio del ciclone, incontri sul Mediterraneo
Nell'occhio del ciclone, incontri sul Mediterraneo Il ciclo d'incontri sul Mediterraneo si svolge in quattro incontri da giovedì 10 novembre fino al 2 dicembre alla Fondazione Centro Studi Campostrini. Tre conti... 2379 views redazione
Parole, parole, parole
Parole, parole, parole Nel corso della precedente campagna elettorale Tosi e la Lega, a nord (l'autostrada delle Torricelle che avrebbe scavalcato Avesa a nord del paese) come a sud (... 2735 views eleonora_stimamiglio
La Lega nel tunnel
La Lega nel tunnel Baldo Garda patrimonio dell' Unesco o casello della Autobrennero?La Lega Nord, riprendendo un vecchio chiodo fisso di Asileppi, rilancia l'idea di un tunnel che... 2796 views Mario Spezia