Uno degli elementi essenziali del paesaggio italiano, il cipresso, sta attraversando una fase critica e probabilmente nel giro di qualche anno sparirà dai nostri orizzonti.

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti

van da San Guido in duplice filar,

quasi in corsa giganti giovinetti

mi balzarono incontro e mi guardar

G. Carducci - Davanti a San Guido

Cupressus sempervirens L. - Cipresso italiano

www.actaplantarum.org ...

Descrizione: Albero sempreverde, molto longevo, alto fino a 30 m (negli esemplari più vecchi può arrivare anche a 50 m), con tronco diritto e robusto e con chioma di forma molto variabile, o conico-piramidale allungata terminante in una punta con rami appressati eretti, spesso ramificato fin dalla base(var. pyramidalis o 'stricta') o espansa con rami patenti o quasi orizzontali (var. horizontalis). Nella varietà horizontalis il tronco è per buona parte libero da rami.

Distribuzione in Italia: Originario del Mediterraneo orientale (Creta, Rodi, Cipro, Siria) è stato introdotto in Italia in epoca antichissima, forse già dagli Etruschi o addirittura dai Fenici, ed è attualmente diffuso in tutto l'areale del Mediterraneo dove si trova sia spontaneo che coltivato come pianta ornamentale dei parchi, viali e cimiteri, e spesso viene piantato per contrassegnare i confini di proprietà. Soprattutto in Toscana ed in Umbria il cipresso è molto frequente e concorre in maniera essenziale a determinare l'aspetto del paesaggio insieme all'olivo.

Il cipresso è stato gravemente minacciato da una malattia crittogamica, causata da un fungo parassita, Seiridium cardinale (=Coryneum cardinal), che era stata segnalata per la prima volta a Firenze (1952) ed oggi diffusa in tutta l'Italia con particolare densità nelle regioni tirreniche.

Purtroppo non ci sono solamente i funghi a rendere difficile la vita dei cipressi, ci sono anche alcuni insetti particolarmente aggressivi. Gli improvvisi e diffusi disseccamenti che si sono osservati a fine primavera - inizio estate sul cipresso comune (Cupressus sempervirens) e sul cipresso argentato (Cupressus arizonica e Cupressus glabra) sono dovuti a delle massicce infestazioni di un insetto, l'afide Cinara cupressi. Per effetto della sottrazione della linfa e per la presenza di sostanze tossiche iniettate con la saliva dal fitomizo nei tessuti vegetali, si manifestano arrossamenti e disseccamenti vegetativi, dapprima localizzati nella parte interna della pianta, più fresca e ombreggiata, e poi diffusi lungo strisce verticali di vegetazione, interessando infine l'intera chioma.

I disseccamenti dovuti all'afide si differenziano da quelli provocati dal cancro perché sono più improvvisi, sono distribuiti più uniformemente talché le piante sembrano parzialmente o totalmente bruciate, non c'è mai emissione di resina. Talvolta, prima che si manifestino i disseccamenti, i rametti assumono una colorazione nerastra, detta "fumaggine". Ciò è dovuto alla colonizzazione della melata da parte di funghi opportunisti di colore scuro.

Le colonie raggiungono la massima densità in primavera e in autunno, dopo che le prime piogge di fine estate consentono l'emissione di nuova vegetazione. Lo sviluppo delle colonie dell'afide viene frenato da entomofagi predatori, comprendenti larve di ditteri silfidi (episyrphys balteatus, in particolare), nonché da larve e adulti di coleotteri coccinellidi e da larve di crisopa, ma nella nostra provincia i cipressi sono quasi sempre inseriti in un contesto generale di monocoltura della vite, dove i numerosi trattamenti fitosanitari a base di biocidi hanno di fatto sterminato questi potenziali predatori della Cinara. Un discorso analogo si potrebbe fare per i piccoli uccelli, anch'essi potenziali predatori della Cinara, ma ormai scomparsi dai campi irrorati con pesticidi.

Un altro elemento che gioca a favore sia dell'afide che del fungo è un elevato grado di umidità: questo spiega la situazione disastrosa registrata sul litorale del lago e nei giardini privati e pubblici in cui è in funzione l'irrigazione artificiale.

Vedi anche: www.catpress.org ...

Il problema principale è il clima. Questi insetti parassiti sono sempre esistiti, ma negli ultimi anni durante l'inverno ne muoiono pochissimi, perché non fa più freddo e in estate proliferano in maniera smisurata, perché non fa più caldo, vale a dire un caldo sufficiente per interrompere il loro ciclo vitale.

L'attacco concomitante di funghi ed insetti sui cipressi andrebbe studiato in maniera approfondita e gli interventi andrebbero pianificati su tutto il territorio interessato ai dissecamenti. Infatti l'efficacia di ogni tipo di lotta è condizionata dalla bonifica fitosanitaria di tutto il territorio, bonifica che dovrebbe risultare da una fattiva collaborazione tra enti pubblici e proprietà private.

Purtroppo ci sono 3 ostacoli quasi insormontabili:

1) Il legno del cipresso è molto duro e compatto, di ottima qualità, inattaccabile dai tarli, per cui un tempo era molto ricercato per mobili e infissi. Per la sua resistenza all'acqua fin dall'antichità fu utilizzato per costruire imbarcazioni ed intere flotte. Ma ai nostri giorni il legname da costruzione viene tutto importato e gli scafi delle imbarcazioni vengono costruiti in acciaio. I cipressi non rendono, non producono frutti vendibili, non sono utilizzabili neppure come legname da stufa. Sono improduttivi e le specie improduttive da noi sono tutte a rischio estinzione.

2) Non esiste una cura semplice ed efficace. Sono state fatte sperimentazioni, tentativi, ma niente di sicuro. Le cure con insetticidi e fungicidi hanno dimostrato una scarsa efficacia, anche per la struttura molto compatta delle chiome dei cipressi.

3) Del paesaggio della Valpolicella o del lago di Garda, come del paesaggio italiano in generale, diciamoci la verità, non gliene frega niente a nessuno.

Vedi anche:  Cinara in Friuli Insolite manifestazioni di afide del cipresso in FRIULI VENEZIA GIULIA

I biocidi (avicidi, insetticidi, fungicidi, erbicidi, ecc.) sono prodotti che contengono principi attivi efficaci contro organismi (compresi i microrganismi) viventi allo scopo di:



  • distrug­gerli


  • eliminarli


  • renderli innocui


  • impedirne l'azione


  • esercitarne un altro effetto di controllo


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