L'evoluzione dell'atletica veronese dagli anni '70 ad oggi, dagli anni in cui ci si divertiva e si facevano i risultati ai tristi tempi attuali, in cui un certo Giorlo tenta di sfrattare i giovani atleti dal Consolini e da Basso Acquar.

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Una sera di mezza estate, 1984, al CONI del Basso Acquar. Lucianone Zerbini festeggia il sesto posto di Los Angeles, con la Holding* al completo più qualche invitato speciale tra i velocisti. Serata calda, costine, polenta,polameti e braciole sulle braci. Un giovane ma già prestante Tubini serve, si fa per dire, in tavola. Serve le braciole, entrando bene di anca, non aveva ancora adottato lo stile rotatorio nel lancio del peso. Mi colpisce in piena guancia e mi lamento del modo poco ortodosso, lanciando a mia volta a ritroso la carne. Che colpisce sul lobo dell'orecchio il malcapitato custode Giovanni: schizza subito sangue che in un battibaleno riempie la maglietta.  Ma ci si divide sul portarlo o meno al pronto soccorso " Cosa ghe disemo, che l'è sta n'osso de ‘na brasola?" Finisce a gavettoni, uno dei quali, 200 litri nel bidone della spazzatura della premiata ditta Zerbini & Piovesan, manda in frantumi i miei occhiali.

Il Basso Acquar avevo cominciato a frequentarlo nel 1975 quando, alle medie, il mio professore di Educazione Fisica Paiola mi aveva indirizzato all'Atletica. La pista del Basso Acquar era in tennisolite (il materiale dei campi di tennis), mentre la pista del Bentegodi, come quella di Valeggio, in rubkor (cioè asfalto), tranne la curva del salto in alto, se non ricordo male. La prima sicuramente preferibile alla seconda, in quanto le cadute provocavano dolorosi graton! Al Coni, i metà anni 70 erano i tempi del custode Otello, un omone che ho avuto occasione di vedere vecchio e acciaccato in zona Santini, dove abito. Da ragazzo A (quattordici anni) facevo gli 80 metri, ma le prendevo sonoramente da Luca Veronesi, Beretta, il citato Tubini e Claudio Bergamini; erano i tempi dei rudimentali blocchi di partenza smaltati di zinco che dovevano essere piantati con tre chiodi e il martello di rito. C'era una moltitudine di  ragazzini che partecipava alla gare, dopo tutto erano là da venire i tempi dell'hockey a rotelle inline o dei computer.

Ma ben presto la modernità irruppe al Basso Acquar: il 1979 fu un anno di pausa in quanto si decise di rifare la pista in materiale sintetico. Nel frattempo ci trasferimmo ad allenarci occasionalmente a San Martino, trasferta che perdurò per tutto il 1980. Finalmente nel 1981 si poté ritornare al Basso Acquar, ad immergersi nel familiare anello alberato solcato a est dal pennacchio di Galtarossa.

Ma adesso la prospettiva era cambiata: c'erano i Tagliapietra, i Battocchi. Foglino, Padovani e Buglioli. Senza retorica, il CONI del Basso Acquar era diventato una seconda famiglia. Dopo il cambio dell'allenatore, passavo più tempo con Angelo Tagliapietra che con mio padre. E Angelo, il finto burbero, è rimasto nel mio cuore: andavamo su in trasferta a Baselga di Pinè per trovarlo e poi, quando, infastidito dalla troppa distanza dal CONI decise di comprar casa sopra Fumane, a Mazzurega, a La Ca'.

Adesso sono passati più di trent'anni e ogni tanto faccio una capatina al Basso Acquar a salutare i vecchi amici. Ci sono ancora i Battocchi e i Buglioli. Qualche volta vedo Tagliapietra. E salgono i ricordi del calcio tennis, delle partite a calcetto tra le brume settembrine, adesso scomparse; del Conte (Lamberto Berni) e del Maestro (Carlo Malerba), delle scommesse (la "mille", mille lire) che si facevano su domande attinenti lo sport fatte dal Maestro consultando la Gazzetta nelle ore precedenti.

Adesso ho sentito dire in giro che un tale Giorlo, pare Assessore allo Sport del comune di Verona, voglia bandire l'Atletica dal CONI del Basso Acquar. Si perché l'Atletica deve far posto ad uno sport di antica e nobile tradizione, molto seguito e sentito dalle nostre parti, in linea con la cultura locale predicata dai mentori del Giorlo e cioè il football americano.

Si sa che a Verona se no j'è mati no li volémo. Ma, qua, ultimamente, pare di essere finiti in manicomio.

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