Una proposta che rilancia la soluzione della Giunta Zanotto: un tunnel corto tra Borgo Venezia e Via Mameli.

È necessaria e urgente una soluzione che impedisca agli abitanti di Piazza Isolo, Veronetta e Porta Vescovo di morire avvelenati dai gas di scarico delle auto. Quindi un bypass Est-Ovest va fatto, assieme ad una campagna per l'utilizzo del mezzo pubblico e della bicicletta, con relative piste ciclabili.

Favorevoli e contrari al traforo hanno obiettivi simili: recuperare (o tutelare) la vivibilità dei luoghi dove abitano. Ma siccome i contrari stanno soprattutto a Ovest, in un'area paesaggisticamente importante e più interessata ai lavori, mentre i favorevoli risiedono a Est, nelle zone che trarrebbero maggior beneficio da un contenimento del traffico, ecco che scatta la contrapposizione.

I tentativi per stabilire un'intesa sui valori unificanti e per cercare una soluzione ragionevole ci sono stati, ma sono falliti dando il via ad una "guerra fratricida" senza senso.

L'esasperazione degli abitanti di Veronetta è tale che qualsiasi soluzione andrebbe bene, pur di risolvere il problema che li assilla. Siamo al mors tua vita mea, che si traduce nella richiesta non più di eliminare lo smog, ma di spostarne una certa quantità ad Ovest. Differenza sottile ma di sostanza, che di fatto legittima qualsiasi intervento sull'ambiente funzionale a raggiungere lo scopo.

Ma non siamo a Berlino ai tempi del muro e Porta Vescovo dista da Cadicozzi poco più di 3 chilometri. Nella convinzione di spostare parte del pattume nel giardino del vicino potremmo un giorno renderci conto che quel giardino è ancora casa nostra: Avesa, Quinzano, Parona, Chievo non sono nomi poi così lontani dal vissuto di ciascun veronese.

Non è che a Veronetta non si rendano conto di questo, anzi, lo capiscono benissimo. È che tra far leva sul buon senso e sfruttare l'attuale congiuntura politica, la seconda via appare decisamente meno in salita. Il traforo di Tosi, nella sostanza, non piace a tutti i suoi elettori, viene considerato un'opera megalomane e costosa, ma far finta di niente è il tributo da pagare per togliersi finalmente dai piedi il problema del traffico in centro. Ecco dove finisce il buon senso. Ecco il metro con il quale vengono prese decisioni importanti che riguardano la salute dei cittadini e la tutela dell'ambiente.

Le logiche clientelari per il mantenimento del consenso per un verso e le resistenze ideologiche dall'altra sono i due fattori che di fatto impediscono una soluzione ragionevole a problemi di questo tipo.

Per capire basta recarsi nei bar, perché è lì, più che nei salotti, che si misura il polso della città. Tra un caffé e una brioche si sente dire che essere contro il traforo è di sinistra. È infatti la sinistra che ha fatto crescere in Italia la cultura ambientalista. Però è anche vero che a sinistra è forte la coesione quando si è contro qualcosa, mentre quando serve dare prova di progettualità e pragmatismo il rischio di sfaldamento è grande. In due parole, nei bar – soprattutto a Veronetta – la gente si chiede: ma quelli che sono contro il traforo di Tosi, cosa propongono in alternativa?

Sempre al bar, si sente dire che essere a favore del traforo è di destra. La Lega ha scommesso forte su quest'opera e ci mancherebbe altro che i sostenitori del sindaco Tosi (6821supporters su facebook, contro i 1796 che invece dichiarano di detestarlo) mettessero in discussione una cosa del genere. "La Giunta risolve il problema perché è legittimata a farlo" è la frase di rito: ma come lo risolve davvero non interessa gli elettori del centrodestra? Attenzione, perché le amministrazioni cambiano, i sindaci fanno carriera, ma il traforo ce lo teniamo per sempre.

Vediamola da vicino questa superstrada. Primo punto: risolve i problemi del traffico? L'intento è quello di evitare il passaggio delle auto dal centro, ma c'è chi sostiene che si formerebbero code sia all'ingresso che all'uscita (anche di camion). Questo è un punto su cui va fatta chiarezza: spendere 400 milioni di euro per poi trovarsi con una grana del genere non è il massimo.

Secondo punto: il progetto prevede l'estensione della zona a traffico limitato per obbligare gli automobilisti a imboccare il traforo, e quindi a pagare il pedaggio di 1 euro e 15 centesimi (con adeguamenti periodici). Si paga perché i privati e le banche, che finanziano i lavori attraverso il project financing (anche attraverso i nostri risparmi), devono rientrare con le spese e anzi guadagnare: ma quanto è giusto che non ci siano vie alternative non a pagamento? In tempi di crisi uno stipendio che se ne va per percorrere una strada ha il suo peso.

Terzo punto: quando parliamo di zone come Negrar e Montericco, c'è quasi l'unanimità nel dire che la cementificazione selvaggia ha deturpato quei luoghi, compromettendone la vocazione agrituristica, enogastronomica ecc. Allora perché essere d'accordo su un progetto che getterà asfalto a tonnellate in zone come la Sorte e Chievo?

Quarto punto: tra Poiano e fino quasi a Parona la superstrada sarà interrata, ma si tratta di un'area idrogeologica e naturale che andrebbe tutelata, per la flora, la fauna e per gli importanti reperti archeologici che sono la nostra ricchezza culturale, fonte di possibili risorse anche economiche.

In conclusione la soluzione ragionevole qual è? Quella più semplice: un tunnel corto tra Borgo Venezia e via Mameli, una strada per i cittadini e vietata ai camion che consentirebbe di raggiungere lo scopo principale: far vivere Veronetta con una spesa che non andrebbe a pesare sulle generazioni future. Il resto non sembra essere la risposta agli interessi della maggior parte della gente.

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