"Sono, come sempre, delle sparute minoranze a proporre le alternative". Questa la sintesi degli interventi al convegno sulla mobilità.

L' arch. Massignan ha messo in evidenza come le scelte urbanistiche della attuale Amministrazione non siano fondate su un piano generale della mobilità. Non c' è un progetto generale, non c' è nessuna visione di una città futura. Così i singoli interventi appaiono slegati e spesso inefficaci o contradditori.

Il trasporto pubblico è allo sbando, la tramvia accantonata, le piste ciclabili smantellate.

Sembra che il primo punto fermo di questa amministrazione sia: "La macchina soprattutto, dappertutto, prima di tutto".

E il secondo: "Le mani sulla città". Porte spalancate alla speculazione edilizia, soprattutto gestita da imprese amiche. Non si contano le lottizzazioni e non importa se il numero degli appartamenti, dei negozi e dei capannoni sfitti supera le 10.000 unità.

Non conta neanche che i centri commerciali siano sull' orlo del tracollo a causa dell' abbondante superamento del rapporto ottimale fra mq di esercizi commerciali e numero degli abitanti.

Della crisi economica e dei suoi effetti nel breve e medio termine non parla nessuno perché, ovviamente, non bisogna allarmare la gente!

Eppure, come ricordava Bellinetti, la crisi potrebbe diventare una buona occasione per ripensare alle cose fatte finora e per invertire delle linee di tendenza che hanno ampiamente dimostrato la loro assurdità e negatività.

Il dottor Valsecchi ha ampiamente dimostrato il rapporto fra inquinamento e malattie polmonari e cardiovascolari. Non si parla di malori e di raffreddori, ma di decine di morti in più all' anno.

 

Il giovane urbanista Saturni ha illustrato la scelta fatta alla fine dell' '800 dall' allora sindaco Camuzzoni, che con grande lungimiranza puntò sull' espansione a sud.

Il confronto col passato non giova alle recenti amministrazioni. Si pensi alla scelta di mantenere l' ospedale a Borgo Trento, le scuole superiori nel centro storico di Verona o la Fiera  a ridosso del centro storico. Tutti questi grandi attrattori di traffico inevitabilmente comportano delle conseguenze gravissime per la mobilità a Verona.

Non va neanche sottovalutata, da questo punto di vista, la stretta relazione che esiste fra gli effetti negativi del traffico intenso e la capacità di socializzare. Studi approfonditi evidenziano come la socialità venga seriamente compromessa in condizioni di forte stress da traffico.

 

Il simpatico ing. Zanderigo ci ha ricapitolato la vicenda tramvia, mettendo in evidenza come non ci sia mai stata una reale volontà di portare in fondo il progetto. Nessuno ha voluto riprenderlo in mano, aggiornarlo e inserirlo in un piano più complessivo di mobilità e trasporto pubblico. Sembra che nessuno ritenesse la questione rilevante..

 

L' analisi indica da sola i rimedi. C' è bisogno di un progetto integrato che tenga conto della città allargata, che metta insieme la tramvia, il trasporto pubblico, le piste ciclabili, la viabilità ordinaria, il sistema dei parchi e del verde pubblico. Bisogna pensare in futuro prima alle infrastrutture ad ai servizi e poi all' espansione edilizia.

Soprattutto bisogna mettere in atto da subito le iniziative proposte dal dott. Valsecchi, che tendono a ridurre sensibilmente i danni provocati dall' inquinamento: il risparmio energetico, l' uso delle fonti geotermiche, l' uso del metano, l' allargamento del parco urbano, il miglioramento della mobilità nei quartieri periferici, l' uso della bicicletta e l' abitudine ad andare a piedi.

 

L' esempio di Mestre, illustrato dall' arch Andriolo, ha riempito gli astanti di incredula sorpresa. A pochi km di distanza sono riusciti a fare cose che da noi sembrano inarrivabili: una tramvia che avvicina i vari quartieri superando le barriere infrastrutturali e 100 km di piste ciclabili con il 25% di traffico su due ruote.

Hanno brillato la totale assenza degli amministratori invitati e l' assordante silenzio del giornale L' Arena.

Non saranno della stessa parrocchia?

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