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Il sapere delle mani - 4

 
2011 sapere delle mani 4090

Nei secoli passati si andava a bottega dai maestri artigiani (che spesso erano dei veri e propri artisti) e si imparava il mestiere stando a contatto con le menti più brillanti della città. Oggi sarebbe il caso di ripensare al percorso di inserimento dei giovani nel mondo dei mestieri.

 

Lo zoccolo duro dell'economia italiana è da sempre la manifattura.

Gli italiani hanno costruito case, palazzi, chiese, mobili, vestiti, carrozze, macchine, attrezzature per tutto il mondo. Nella lavorazione dei prodotti abbiamo dimostrato nei secoli una genialità e un livello qualitativo che ci sono riconosciuti dal mondo intero.

Negli ultimi decenni una sorta di pazzia collettiva ha contagiato le menti degli italiani, che hanno abbandonato in massa questa illustre tradizione per dedicarsi a più facili e più allettanti guadagni.

Ora è evidente a tutti che queste scorciatoie non portano da nessuna parte e che è arrivato il momento di rivedere le strategie.

Per cambiare rotta si dovrebbe ripartire dalla scuola, puntando su un progetto  nuovo per l' Italia, ma non per altri paesi europei.

5 anni di scuola superiore pensati apposta per preparare dei maestri artigiani, con tanto di diploma di maturità, quindi con la possibilità di accedere poi alle facoltà universitarie.

Niente a che vedere con una scuola professionale fatta per ingannare il tempo in attesa della prima assunzione.

I giovani e le ragazze che vogliono diventare muratori, carpentieri, falegnami, fabbri, elettricisti, idraulici,  lattonieri, ma anche sarte, parrucchiere, estetiste dovrebbero poter frequentare delle scuole serie, in grado di offrire loro sia una buona cultura generale sia una preparazione specifica.

I falegnami dovrebbero seguire dei corsi specifici sulle essenze, sui collanti, sulle attrezzature specifiche, i fabbri studiare i metalli, la loro composizione, la loro lavorazione, i muratori impare a distinguere i vari tipi di malta e le varie tecniche di costruzione.

Per la pratica non ci sarebbe bisogno di laboratori e di maestri che non hanno mai praticato. Sarà molto più semplice inserire i ragazzi direttamente nelle aziende artigiane, che si occuperanno della loro preparazione  pratica secondo piani convenuti e controllati dai dirigenti scolastici. Alcuni giorni saranno dedicati allo studio in aula, altri alla pratica in bottega o in cantiere.

Naturalmente i ragazzi dovranno imparare anche come si tengono i libri contabili, quali sono gli obblighi fiscali, quali le norme di sicurezza, come si regolano i rapporti con i dipendenti o con il titolare d'impresa.

Una scuola così congegnata darebbe ai ragazzi una reale preparazione ed un effettivo riconoscimento e darebbe alla società civile dei giovani competenti e motivati, in grado di partire da uno scalino più alto e di camminare spediti in questo mondo sempre più difficile.

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Utente: Marcoambrosi

E' quello che fanno per esempio in Germania, dove in fatto di economia sembrano non essere gli ultimi...
Utente: Dimos

E pensare che dall'attuale sistema scolastico vengono formati anche gli insegnanti dei nostri ragazzi e vengono messi a riposo validi "maestri" del sapere e di vita che ancora avrebbero tanto da dire...
Utente: Attilio Anacleto

‘Meglio un contadino laureato che un avvocato disoccupato' (Guerini e Associati Editore, pagine 127), il libro scritto da Andrea Prato, assessore all'Agricoltura della Regione Sardegna. Come riportare nei campi le braccia rubate all'agricoltura? Integrare l'agricoltura al turismo è una soluzione come il ritorno ad una agricoltura contadina per l'autoconsumo famigliare e dell'agriturismo (no il pandoro col frutto della passione che ti servono in certi agriturismi). Ci vuole la volontà politica di creare quanti più percorsi rurali per l'equitazione e le biciclette: impensabile prendere la tangenziale per recarsi nelle aziende agricole. Microprogetti che puntino sulla condizionalità per la difesa del suolo e della salute pubblica (biologico). Altrimenti continuiamo così, con un rapporto oggi in Italia di 1 avvocato ogni 283 abitanti. Servono nuovi modelli di vita...ma già il fatto che non hanno fatto una fiction sul fabbro e sul contadino la dice lunga.