La successione regolare delle stagioni, il fatto che ogni mattina il sole si alzi e ogni sera tramonti, rendono possibile la vita sul nostro pianeta. Si parla appunto di leggi della natura.

Alcuni politici veronesi tentano di ottenere il consenso elettorale alle prossime votazioni regionali promettendo l'annacquamento delle regole del Parco della Lessinia e proponendo di replicare "il modello San Giorgio" su tutto il territorio del Parco.

L'eccesso di regole può paralizzare le attività umane e la vita civile. Anche una eccessiva rigidità nell'applicazione delle leggi può produrre più danni che vantaggi. In Italia soffriamo sicuramente per un eccesso e per una stratificazione di leggi, che finiscono per garantire l'impunità a chi può permettersi buoni avvocati e assurde condanne a chi non ha i mezzi per difendersi.

Probabilmente nessun paese europeo sottopone i propri cittadini alle angherie di una burocrazia autoreplicante come la nostra, una sorta di Dea Guanyin capace di infilare le sue mille mani nelle nostre tasche ogni volta che accenniamo al più piccolo movimento. D'altra parte le statistiche sugli incidenti mortali su strada e sul lavoro, sia nell'agricoltura che nell'industria, ci dicono che l'osservanza delle regole in Italia è decisamente scarsa.

Se vogliamo uscire da quest'impasse dobbiamo sicuramente sfoltire le regole, ma insieme anche trovare il modo di farle osservare. Pensiamo al mai risolto problema dell'evasione fiscale. C'è un solo modo di pagare meno, bisogna pagare tutti.

Ci sono anche delle tradizioni virtuose nell'applicazione delle regole. Nelle Valli Giudicarie, poco sopra i confini della nostra provincia, sono in vigore da oltre mille anni le Regole, che definiscono la proprietà e la gestione di alcune aree montane che appartengono a tutta la comunità. www.regolespinalemanez.it
"Nello Statuto si evidenzia che le norme ed i principi di gestione del patrimonio si basano sui criteri e principi di conservazione, manutenzione, miglioramento e gestione secondo le norme fissate nelle Leggi sull'ordinamento dei Comuni, nelle Leggi forestali e relativi regolamenti. Dalla disciplina vigente viene garantita una particolare tutela dei beni di proprietà della Comunità delle Regole, ricordando come le proprietà collettive siano elementi fondamentali per la vita e lo sviluppo delle popolazioni locali, quali strumenti primari per la salvaguardia ambientale e culturale del patrimonio e del paesaggio agro-silvo-pastorale trentino".

In Lessinia invece assistiamo da anni, con una particolare recrudescenza negli ultimi mesi, al tentativo di "ridimensionare" - ma sarebbe più esatto il verbo "eliminare" - il Parco della Lessinia. La Lega in particolare ha utilizzato il Parco della Lessinia con una doppia funzione.

- Il Parco è stato per 30 anni una fonte inesauribile di finanziamenti
, sia diretti che indiretti, che hanno permesso ai Comuni e ai privati cittadini di ristrutturare malghe ed abitazioni civili, di realizzare nuove strade, di costruire ex novo scuole, edifici pubblici, musei, di integrare i ricavi provenienti dall'allevamento e dalle pratiche agricole. Non c'è fase di lavorazione del latte o di produzione della carne che non sia stata finanziata con misure plurime e spesso anche contraddittorie.
In generale possiamo dire che mentre nel settore secondario (industra) e terziario (servizi) per contributi si intendono le tasse che le ditte e i privati versano allo Stato, nel settore primario (agricoltura e allevamento) per contributi si intendono i finanziamenti che lo Stato versa agli agricoltori e agli allevatori.
https://www.italiacontributi.it/sviluppo-agricoltura.html

- Il ridimensionamento del Parco della Lessinia è stato il leitmotiv (motivo conduttore) delle campagne elettorali della Lega dai primi anni 2000 fino ai nostri giorni. La proposta di riperimetrazione del Parco è solo l'ultima di una serie di iniziative che mirano a trasformare il Parco Naturale della Lessinia in un parco dei divertimenti in cui tutto è concesso: nuove strade, nuovi impianti di fragole sotto nylon, nuove stalle, nuovi allevamenti, nuove costruzioni, nuovi alberghi, ristoranti, villaggi turistici e quant'altro l'umana iniziativa riesca ad immaginare.

A maggio si vota! Agli abitanti della Lessinia e ai turisti più sprovveduti la Lega promette di eliminare qualsiasi vincolo, di consentire la caccia ovunque, di abbattere volatili e ungulati a piacimento, di scorrazzare per sterrati e sentieri con suv e moto da cross, di abbuffarsi fino a scoppiare buttando nei vai gli scarti delle consumazioni. E non è ancora del tutto sopita la speranza di rimettere in funzione gli impianti di risalita, nonostante la ormai cronica mancanza di neve.

Fortunatamente in Lessinia non ci sono solo dei poveri grulli facili da abbindolare. Ci sono stati e ci sono tuttora anche fior fiore di intellettuali, dal maestro Carlo Nordera (grande studioso della lingua e della cultura cimbra), ad Attilio Benetti (fondatore del museo geopaleontologico di Camposilvano), a don Alberto Benedetti (il prete dei castagnari), a don Luigi Zocca (il prete di Sprea) per arrivare ai nostri giorni con Alessandro Anderloni, solo per citarne qualcuno. Uomini che conoscevano bene la Lessinia, che l'hanno studiata, l'hanno amata e hanno cercato con tutte le loro forze di far conoscere, di conservare e di tramandare ai posteri lo spirito più profondo e la ricchezza naturalistica, storica e paesaggistica di queste montagne.

D'altra parte, se vogliamo capire a cosa porterà la disgregazione del Parco della Lessinia basta guardare cosa è successo a San Giorgio, dove negli anni 70 è stata applicata fino in fondo la filosofia che ora viene propugnata dalla Lega per tutta l'area del Parco. Un villaggio turistico di inusitato squallore in cui il valore commerciale degli alloggi è più basso di quello dei più vecchi e cadenti condomini delle periferie cittadine.

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