La riduzione dei canneti nel basso lago è un dato sempre più evidente. In molte zone è più corretto parlare di sparizione definitiva.

Per contrastare la progressiva perdita di vegetazione riparia bisogna studiare a fondo il fenomeno, scoprirne le cause e mettere in atto delle misure capaci di invertire questa tendenza.

La distruzione dei canneti lungo le rive del lago di Garda è iniziata nei primi decenni del '900 e sta continuando ancora ai nostri giorni.

Quando parliamo di canneto, o fragmiteto, ci riferiamo ad una associazione vegetale di specie palustri in cui predomina la cannuccia di palude (Phragmites australis).
Il sistema dei canneti costituisce un ecotono (spazio intermedio fra due ecosistemi) di grandissima importanza ecologica.
Infatti il canneto:
1) svolge un'importante funzione di depuratore naturale delle acque;
2) costituisce un habitat vitale per numerose specie di uccelli migratori, svernanti e stanziali;
3) rappresenta un'area di incubazione/nursery per numerose specie ittiche ed invertebrati.
Questo importante habitat può arrivare ad ospitare fino al 90% dell'intera biodiversità del lago.

Negli ultimi anni stiamo rilevando una forte riduzione delle zone riparie occupate dal canneto in tutta l'area del basso Garda, da Salò fino a Punta San Vigilio. Molti pensano che nel giro di pochi anni i canneti spariranno completamente per lasciare posto a spiagge, camminamenti, piste ciclabili, tubature del collettore, porticcioli, plateatici per bar e ristoranti, bagni pubblici e quant'altro. Se ciò avvenisse il lago di Garda perderebbe una delle sue caratteristiche più preziose e metterebbe in crisi la propria capacità di autorigenerarsi.

A parole tutti vogliono salvaguardare questo prezioso habitat, in pratica negli ultimi decenni nessuno ha mosso un dito per tentare di invertire questa tendenza negativa.

Conosciamo alcuni fattori che sicuramente incidono sulla capacità di sopravvivenza della cannuccia palustre:
- variazioni consistenti del livello delle acque;
- moto ondoso provocato da mareggiate e dal continuo passaggio di motoscafi;
- asportazione del cotico vegetativo con mezzi meccanici;
- taglio o incendio del canneto;
- riscaldamento delle acque superficiali;
- sviluppo abnorme di mitili e molluschi alloctoni con conseguente deposito di gusci;
- spargimento di ghiaia o sabbia nella zona ripariale;
- posizionamento di infrastrutture lungo le rive (piste ciclabili, percorsi pedonali, strade, condutture fognarie).

Tutti questi fattori ed altri ancora di carattere chimico e geofisico, che non abbiamo elencato, andrebbero studiati e misurati per capire la loro reale incidenza sull'ambiente del fragmiteto, per proporre delle misure correttive e per proibire ulteriori interventi con impatto negativo.
In altre parole si dovrebbe creare un gruppo di ricerca interdisciplinare con lo scopo di studiare la situazione e di proporre i rimedi. Come è stato fatto sul lago Trasimeno, dove dal 2006 è al lavoro un gruppo di ricerca che studia lo stato di progressivo declino delle comunità vegetali riparie, in particolare la contrazione e in alcuni casi la scomparsa del fragmiteto.
http://www.scienzadellavegetazione.it/sisv/documenti/Articolo/pdf/286.pdf

La Regione Veneto, le Provincie di Verona e di Brescia, la Comunità del Garda, hanno il dovere e il compito di promuovere e di finanziare questo gruppo di ricerca, coinvolgendo ISPRA, ARPA, Università ed altri istituti di ricerca presenti sul territorio.

Giusto ieri presso la Corte Benedettina di Correzzola si è svolto un interessante convegno dedicato alla creazione ex novo della zona umida di Ca' di Mezzo, nel comune di Codevigo (PD).
Nel 2000 la Regione Veneto si era data 3 obbiettivi:
- riduzione dei nutrienti nella laguna;
- riduzione dei microinquinanti nella laguna;
- miglioramento della qualità dell'acqua nel bacino scolante.
Ha quindi messo in atto una serie di misure finalizzate a prevenire all'origine l'inquinamento, a ridurre l'inquinamento attraverso la depurazione delle acque civili e industriali, a creare bacini di fitodepurazione prima di immettere le acque in laguna. I bacini di fitodepurazione sono stati realizzati e stanno dando ottimi risultati. La cannuccia palustre (Phragmites australis) è lo strumento principale di questi sistemi di fitodepurazione.

E' possibile salvare i canneti, come è possibile depurare le acque, come è possibile più in generale risolvere quasi tutti i problemi, a patto che ci si occupi seriamente di questo e non si butti via il proprio tempo a compilare denunce contro chi cerca di portare all'attenzione dei propri concittadini queste gravi criticità ambientali.

Cogliamo l'occasione per porgere i nostri migliori auguri al presidente di AGS Angelo Cresco, che sappiamo essere nostro assiduo lettore.

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