La missiva di Sperotto e Bertucco racconta di come il sindaco di Verona si stia coprendo di ridicolo nel tentativo disperato di difendere un progetto che non esiste più. Traforo, Filobus, Passalacqua, Arsenale, Ca' del Bue, Fondazione Arena: una Caporetto che travolge 10 anni di amministrazione fallimentare.

NEGARE, NEGARE SEMPRE...

Il 4 febbraio scorso, appena qualche giorno fa, il Sindaco era tornato a sostenere che l'A4 avrebbe dato i soldi per il Traforo, facendo così intendere che la partita del buco nelle Torricelle fosse ancora apertissima. In realtà Tosi dissimulava sapendo di dissimulare: il 16 gennaio, dunque ben venti giorni prima, i tecnici comunali avevano già avviato il procedimento amministrativo per la revoca dell'aggiudicazione definitiva della concessione (del marzo 2013) e la conseguente escussione della cauzione di circa 8 milioni di euro. L'atto era già stato notificato a Technital, capofila dell'Ati, in data 20 gennaio 2017 e comunicato al Sindaco stesso e alla sua giunta il giorno 23 gennaio. Il 24 gennaio Technital aveva già inoltrato le sue controdeduzioni al provvedimento… Questo per dare un'idea dell'onestà intellettuale dell'attuale Sindaco.

IL PROJECT NON C'È PIÙ...

Ma su quali basi gli uffici hanno preso una decisione del genere che, pur essendo nell'aria da mesi, tardava così tanto ad arrivare? Le ragioni sono molte: prima tra tutte il fatto che l'ultima proposta inviata dal concessionario, quella del traforo "scontato del 20%" per intenderci, era priva dei contenuti minimi definiti dalla normativa per procedure di project financing. Come avevamo già avuto modo di osservare, il Pef in concreto non era asseverato da nessuna banca, era stata portata soltanto una generica disponibilità da parte del Banco Popolare a valutare un eventuale progetto. Mancava inoltre la bozza di convenzione; mancavano riscontri concreti sul pluriannunciato contributo dell'A4 Holding. Come se non bastasse, la nuova proposta prevedeva di impiegare tale contributo per la realizzazione dell'infrastruttura principale, il che era però espressamente escluso dal bando di gara. Si eliminavano i filtri antiparticolato in galleria che invece rappresentavano punto qualificante della prima proposta.

… E NEMMENO LA CORDATA

Ma non è finita, perché dagli accertamenti eseguiti dagli uffici è risultato che l'Ati, l'associazione di imprese che si era aggiudicate la gara, era priva dei requisiti minimi necessari a proseguire l'iter: Mantovani, che nella società di progetto possedeva l'80% delle quote, si è volatilizzata; Cordioli è in liquidazione; Soveco e Vidoni risultano fallite; è evaporata anche la società autostradale Padova-Venezia che nella fase iniziale aveva dato l'avvallimento necessario alla parte del bando che riguardava la gestione dell'infrastruttura. In definitiva, della compagine aggiudicataria sarà rimasto sì e no il 10%. La cordata risulta così malmessa che non ha saputo presentare nemmeno l'attestazione Soa per l'esecuzione delle grandi opere di importo superiore ai 150 mila euro!

A questo punto, dunque, mancando gli auspicati investitori cinesi che avrebbero dovuto finanziare il progetto originario, e mancando anche i presupposti per una concreta proposta alternativa da porre a base di una nuova gara, gli uffici hanno ritenuto disattese tutte le motivazioni per le quali erano state richieste le numerose proroghe.

PROBLEMA ESPROPRI

Si prospettano già, del resto, complicazioni rilevanti, perché nel frattempo sono decaduti gli espropri (il vincolo è stato reso effettivo il 2 maggio 2011, più di cinque anni fa!) ed è a questo punto forse superfluo dire che l'ultima bozza di proposta dell'ormai ex concessionario non teneva in alcun conto i necessari indennizzi che probabilmente dovranno essere corrisposti agli espropriandi per i disagi arrecati anche in caso di reiterazione del vincolo in caso di nuova gara. In breve, un completo disastro. Danno su danno.

PAROLE, SOLTANTO PAROLE...

Ma quali sono state le controdeduzioni della capofila? Technital ha risposto con un atto formalmente molto duro, ma assai povero di sostanza. Evita accuratamente, infatti, di rispondere alle pesanti contestazioni mosse dal Comune in merito ai requisiti della compagine e agli indennizzi degli espropriandi per prodursi invece in una diffida ai dirigenti comunali, individuati come capro espiatorio del fallimentare progetto del Traforo. La capofila torna infatti a parlare dell'imprevedibilità della pesante crisi economica e a rivendicare la fasizzazione (senza però l'obbligo di portare a termine il lavoro) come unica alternativa praticabile assolvendo se stessa da ogni responsabilità in merito al mancato rispetto delle condizioni stabilite nel bando di gara. Anac però aveva già detto in termini inequivocabili che "solo un operatore economico caratterizzato da "ignoranza" o "scarsa diligenza" potrebbe pensare di giustificare la richiesta di modifiche con la crisi economica". Del resto, fu la stessa Technital, dopo l'avvio della crisi e il rapporto di Rina Check, a scrivere al Comune che, nonostante la crisi, era perfettamente in grado di garantire l'equilibrio del piano!

COSA SUCCEDE ADESSO?

Che cosa succederà ora? Il Sindaco farà il diavolo a quattro, le imprese opporranno resistenza. La realtà è che spetta agli Uffici - non alla Giunta - adottare un provvedimento che, tenendo conto delle deduzioni di Technital, contenga la decisione finale. E alla luce del chiarissimo contenuto della relazione trasmessa dagli uffici, il provvedimento finale non potrà che essere di chiusura della procedura ed escussione della garanzia.

Technital chiede di rifare la gara? Il Comune può rifare la gara quando vuole, ma rifarla senza prima escutere la garanzia esporrebbe personalmente amministratori e tecnici ad evidente responsabilità, quanto meno per danno erariale.

Dopo l'escussione della garanzia, l'ATI avrà la teorica possibilità di agire in giudizio sostenendo che l'incasso della garanzia non fosse dovuto. Se così avverrà, il Comitato sarà lieto di valutare se vi siano gli estremi per intervenire in giudizio a fianco dell'Amministrazione comunale, per sostenerne le ragioni. Sono anni ormai che indichiamo al Comune la necessità (causata dall'inadempimento dell'ATI) di chiudere la procedura ed escutere la garanzia. Ora che, finalmente, l'Amministrazione (per lo meno nella struttura dei dirigenti) si è convinta della bontà delle nostre tesi, saremo felici di intervenire in Tribunale a fianco del Comune, nell'interesse dei veronesi.

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