Riportiamo alcuni brani illuminanti che Eugenio Turri inserì nell'introduzione e nella conclusione del suo volume LA LESSINIA. La natura e l'uomo nel paesaggio, pubblicato nel 1969.

INTRODUZIONE

Nel giro di vent'anni la Lessinia è profondamente mutata, con una progressione che ultimamente ha assunto un ritmo impressionante; in alcuni tratti il paesaggio è ormai del tutto irriconoscibile. I cavalli che fino a qualche anno fa pascolavano liberi nelle praterie del Monte Tomba, simili a quelle di un esotico Far West, e che sono stati posti come motivo di richiamo (e di rimpianto) sulla copertina di questo volume, già sembrano un ricordo lontanissimo; oggi al loro posto si levano gli elementi metallici e contaminanti d'una seggiovia e di grossi impianti sciistici terminati proprio alla soglia del 1969: ultimo guasto, in ordine di tempo, portato ad uno dei punti più belli e più tipici della montagna veronese.

Ora, chi ha amato la Lessinia, chi l'ha conosciuta e studiata nei suoi ricchi contenuti naturali e umani, non può sottrarsi al bisogno di fare qualcosa per porre argine alla invadente degradazione che, qui come altrove, si svolge quasi sempre all'insegna della banalità. Ciò si può fare in modi diversi, ma prima di tutto, prima ancora degli stessi provvedimenti, occorre che si arrivi a riconoscere i valori da slvaguardare, penetrandone i significati, le verità da cui emergono.

. . .

Uno studio, quindi, che può diventare strumento, almeno negli intenti, per superare quel rapporto alienato col paesaggio, quell'indifferenza e superficialità che sembrano termini costanti in quest'epoca che consente a tutti di muoversi e di vedere.

Soltanto la conoscenza che illumini sui fatti e i fenomeni e renda ragione della non casualità di essi può infatti fornire i mezzi per far nascere un rapporto vero, non labile e superficiale, col paesaggio, base di quella coscienza che è la miglior difesa contro la degradazione. Perchè le offese sono sopratutto un frutto velenoso dell'ignoranza e dell'incapacità di vedere.

CONCLUSIONE

Nelle conclusione del libro Eugenio Turri accenna ai principali temi economici della Lessinia.

Allevamento

Un'attività che fa parte inscindibile del paesaggio e che deve anche perciò essere conservata e sviluppata, migliorandone la produttività sopratutto in senso qualitativo. A ciò sono d'ostacolo ancor oggi la vecchia tradizione montanara d'indipendenza e autonomia famigliare, la mancanza di una organizzazione produttiva efficiente, la necessaria qualificazione dei prodotti. Necessitano nuove e e autentiche cooperative, un più armonico rapporto tra allevatori; per sollecitare una più redditizia organizzazione dell'attività dovrebbe essere suggerito un piano, studiando le forme della cooperazione e la distribuzione delle aziende. Al tempo stesso un organismo sorretto dagli stessi allevatori dovrebbe studiare e vagliare attentamente i problemi tecnici, orientare i montanari nella selezione del bestiame e dell'alimentazione, dell'alpeggio estivo. Tuttavia, quantitativamente, l'allevamento non dovrebbe superare le possibilità consentite dall'attuale sfruttamento dei pascoli. Anzi lo spazio riservato ai prati dovrebbe diminuire a vantaggio del bosco (ciò del resto sta già accadendo per fattori diversi, come s'è visto) che costituisce, come essenziale elemento di attrazione turistica, una fonte altrettanto preziosa, a conti fatti, dell'allevamento.

Turismo

Sciisticamente la Lessinia non appare eccezionalmente dotata: oltre ai fattori ambientali poco propizi (le piste, la neve), manca anche quell'atmosfera residenziale e mondana su sfondi e scenari alpini propria dei grandi centri di sci.

La Lessinia, per la sua vicinanza a Verona deve essere e restare un luogo di quiete, di silenzio, deve conservare la sua originalità, le sue caratteristiche assegnatele proprio dalla sua geografia.

La difesa dei valori paesistici è un problema strutturale, va di pari passo con i suoi interessi vitali, le sue possibilità e i suoi limiti.

Difesa del paesaggio e sviluppo economico appaiono insomma inscindibili.

Si è visto come la contrada costituisca la forma caratteristica dell'insediamento in lessinia. Eliminare la contrada è come eliminare lo stesso paesaggio, snaturarlo, togliergli quei valori che il suo studio e la sua conoscenza ci hanno rivelato e che fanno ammirare la lessinia a chi l'ha vista. Quindi, la stessa creazione di nuovi insediamenti turistici (ville, case, alberghi) dovrebbero nascere secondo criteri ispirati alla contrada. La comunità della Lessinia dovrebbe intervenire, una volta che che fossero stabiliti i vincoli paesistici e i caratteri cui dovrebbe uniformarsi ogni nuovo intervento nel paesaggio, con propri esperti, con gente preparata e sensibile e dotta sui problemi e le peculiarità della Lessinia.

Altro intervento importante ed irrinunciabile riguarda la conservazione degli aspetti più tipici ed antichi.

Tra le tante zone ve n'è una particolarmente degna d'essere designata zona da conservare: è l'alta valle di Squaranto, dai Brutti ai Merli fino alla malga Porcarina e ai Spiazzoi. Altre zone non meno interessanti per altri aspetti dovrebbero essere opportunamente valutate e difese in base ad una "qualificazione" che risulta dall'esame dei loro contenuti paesistici e riguardanti in vario modo sia gli aspetti panoramici, sia la ricchezza e l'interesse di fenomeni naturali ed etnografici.

LA LESSINIA - La natura e l'uomo nel paesaggio

Eugenio Turri

Edizioni di "Vita Veronese" 1969

Foto di Mario Spezia dal Parparo verso il gruppo del Carega.

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