Per trovare parole di buonsenso su turismo e mobilità dobbiamo risalire a Vittorio Cavazzocca Mazzanti, un uomo a cavallo tra due secoli.

Vittorio Cavazzocca Mazzanti fu davvero un uomo a cavallo tra due secoli: ottocentesca la sua formazione di nobile veronese ma tutta proiettata verso il nuovo mondo e le speranze del novecento.

Scriveva così Giulio Rama, nel presentare il libro dedicato alla figura di questo nostro illustre Lacisiense ad opera dell'associazione culturale Francesco Fontana di Lazise.

Vittorio Cavazzocca Mazzanti fu un erudito veronese, poligrafo dai molti interessi, archeologo, fotografo, umanista, autodidatta per sua ammissione. Nella prima fase della sua vita fino ai quarant'anni, fu l'attivo giornalista sportivo John Sportsman (uno dei suoi pseudonimi), a lungo collaboratore con periodici italiani, francesi e belgi.

Turista attivissimo, percorse più volte le strade d'europa in bicicletta spingendosi fino in Olanda. Si battè per affermare la democraticizzazione della bicicletta, contro i perbenisti che la ritenevano inadatta alle donne e ai preti.

Dalle colonne de "il ciclista Veneto" nel 1895, reclamava il ruolo avuto nella vicenda che portò all'istituzione di un Touring Club Italiano, volendo fortemente che anche in Italia si imitasse ciò che esisteva già all'estero. Contribuì alla redazione della prima guida del Touring Club in particolare per le nostre bellissime terre veronesi.

Fu un divulgatore, una sorta di promoter diremo ai giorni nostri, ma anche un fiero oppositore alle amministrazioni comunali che ostracizzavano i ciclisti. Se il Conte Vittorio Cavazzocca Mazzanti potesse vedere il suo Benàco oggi, chissà come tuonerebbe!

Le due ruote non sono un vezzo da ambientalisti, ma una questione economica, di benessere e di costi-benefici per l'intera collettività. Rallentare il turismo non significa fermarlo. Ciò che il Nostro Conte non poteva immaginare, sono le dimensioni di un turismo così grande da causare la devastazione delle amene località che una volta caratterizzavano il Benàco.

La gente è arrivata in massa, reclamando gli agi della città, il superfluo delle loro quotidiane esistenze, fatte di consumismo e conformismo, che omologano il Garda ad un'anonima località in una qualsiasi latitudine del mondo. Si deve riflettere sul costo ambientale dei nostri spostamenti e ripensare alle antiche abitudini, portatrici di valori dimenticati. Chissà che questa crisi economica non segni la rivincita di uno stile di vita antico, quanto ecologico e salutare. Giusto per dare i numeri, in Italia si fanno 4 spostamenti in bici ogni 100, mentre la media europea è del 9,45%.

Si puo affermare quindi che il ciclista straniero pedala più velocemente delle amministrazioni comunali benacensi. Gli ospiti dei campeggi sono soliti portarsi le biciclette da casa. Molto spesso si è puntato il dito contro le orde di campeggiatori che invadono le apposite strutture ricettive nel basso lago, soffermandosi solo sugli aspetti legati all'immondizia o disquisendo su dove vanno a finire le loro deiezioni.

Ogni campeggio in alta stagione può contenere migliaia di persone, alcuni fino a 15 mila! Soffermandoci sull'aspetto della mobilità, l'unica risposta della politica è stata la progettazione di una devastante e costosissima opera pubblica, la tanto discussa Affi-Pai. Dare una risposta alla voglia di mobilità e divertimento come la bicicletta certo era troppo ovvia da immaginare. Non parlo di vere e proprie piste ciclabili, di itinerari europei già cantierati o già esistenti, ma di brevi percorsi segnalati lungo le stradine sterrate che si snodano per le bellissime campagne sulle colline moreniche.

Prendiamo d'esempio la ciclabile dei 4 comuni di Affi, Costermano, Rivoli e Caprino. Non c'è bisogno di un piano di asfalti o d'illuminazione (sarebbe un ulteriore sfregio), ma solo segnalare percorsi ciclo-pedonali percorribili in auto ai soli frontisti ed ai mezzi agricoli, scongiurando la tentazione di rendere queste stradine l'anello urbano che affianca la Gardesana, e la scorciatoia per frettolosi turisti muniti di navigatori satellitari. Pensiamo allo splendido biglietto da visita che offriremmo della viticultura e dell'olivicoltura, quintessenza del nostro territorio.

Consideriamo lo sviluppo rurale che offriremmo alle aziende agricole, che già incarnano un ideale di benessere complementare alle attività escursionistiche del cicloturismo, tekking ed equitazione. Coniughiamo queste attività sportive al conseguente relax nelle nostre località termali: niente di meglio per sciogliere i muscoli dopo tanta fatica!

Pensate che a Lazise c'è un lungolago detto "degli orrori". Per chi non ne conoscesse l'esistenza, l'invito a percorrerlo con robuste scarpe. Parcheggiando la vettura in località Bosca, affianco al parco di divertimenti Movieland, si può vivere l'emozione di un'escursione sul lungo tratto di costa che porta da Pacengo a Lazise.

Tra abusi, condoni, incuria, abbandono, desolanti fabbricati fatiscenti, fatta eccezione per brevi tratti, lo spettacolo non coincide con l'immagine che vorremmo dare di noi, tantomeno non rappresenta la splendida comunita che siamo. E' tempo che le parti facciano un passo indietro, restituendo alla collettività una efficiente strada litoranea ciclo-pedonale sull'esempio di paesi virtuosi come Bardolino. Sarebbe un grosso balzo in avanti.

Per concludere riprendo il filo del discorso fatto già nell'ottocento da colui che ha ispirato questo articolo: "..coltivare il movimento dei forestieri, sarà sempre un'ottima industria."

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