Che vinca il Si o il No crediamo davvero che cambierà il modo di far politica, la nostra effettiva rappresentanza in parlamento e la rappresentatività in generale? In poche parole, davvero migliorerà la democrazia?

Bene ha fatto Matteo Renzi a disgiungere la sua carriera politica dall'esito referendario. In questo modo ha evitato di raccogliere i voti contrari degli italiani che mal sopportano la sua arroganza e la sua presunzione.

Male per chi non ha apprezzato gran parte del suo operato politico, la progressiva eliminazione dei dissidenti all'interno del PD, l'isolamento di Bersani e di Cuperlo, l'auto allontanamento (per sfinimento) di Civati, di Pittella isolato all'europarlamento, per non parlare di Marino sacrificato sull'altare romano per dissidenza e perché non emergessero coinvolgimenti dello stesso PD romano con mafia capitale ( vedi Madia che del PD romano aveva chiesto lo scioglimento).

Da Letta (altro silurato) in poi, le cariche di presidente di partito e di primo ministro sono saldamente incollate alla sua persona. Molte intelligenze e personalità del partito sono state emarginate da Renzi e sostituite da una pletora di mezze cartucce obbedienti e senza originalità, spesso evidentemente inadeguate al ruolo che ricoprono e alle responsabilità che devono gestire. Tutta gente che non gli darà fastidio nella gestione del potere.

Così, in mezzo a questo grigiore, si consolida la sua figura di spicco, quasi di uomo della provvidenza di ben triste memoria. Ne è stata fatta di strada dall'episodio dei 101 con l'affossamento anche di Prodi, i cui responsabili rimangono tuttora sconosciuti con buona pace della democrazia interna e rispetto degli elettori.

Da quel momento in poi la barra politica del partito e del governo è stata decisamente orientata a destra anche oltre le aspettative dei poteri finanziari forti, tanto da aggiudicarsi a buon diritto il gesto di dare una pacca sulla spalla all'amico Marchionne allungando contemporaneamente un calcio in culo ai sindacati con il plauso di tutta confindustria.

Mi si permetta di dire che la "querelle" referendaria non mi prende tanto dal punto di vista passionale. Credo che nel prossimo futuro, come dice Chomsky, a cui rimando per l'articolo, non abbia più importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono più loro a decidere le cose da fare. Anche Renzi, o chi per lui, si adeguerà, come ha già cominciato a fare, alle decisioni della finanza internazionale, agli indirizzi di politica, non solo economica già progettati per noi da UE, da Merkel, sua mentore ed esegeta, e dalla banca mondiale. Illuminante il caso della Grecia.

Qual è allora la qualità che si vorrebbe far emergere nei cittadini consultandoli il meno possibile, con elezioni e referendum?

Si ricerca una stabilità, intesa come sudditanza fiduciosa, impera il luogo comune per cui sarebbe meglio delegare e far risolvere i problemi ai tecnici invece di esercitare i nostri diritti civili.

Chi si ricorda più l'esempio dei referendum ignorati, acqua pubblica e nucleare?

La Banca mondiale ha un proprio modo per definire il fenomeno: lo chiama "isolamento tecnocratico". Gli studi della Banca mondiale, parlano dell'importanza dell'isolamento tecnocratico, come necessità che solo un gruppo ristretto di tecnocrati, legati a vario titolo a grandi imprese multinazionali, operi in pieno "isolamento" per la progettazione delle politiche mondiali.

Infatti se i cittadini dovessero essere coinvolti, potrebbero farsi alimentare idee pericolose, come ad esempio una crescita economica che opera a favore di tutti invece che esclusivamente dei profitti di pochi e altre sciocchezze del genere. Quindi che i tecnocrati restino isolati.

Una volta assicurato questo risultato si conceda pure tutta la "democrazia" che si vuole!

Non farà alcuna differenza. La stampa economica internazionale definisce questo quadro con una franchezza sconcertante "la nuova età imperiale". E' una definizione azzeccata: è la direzione verso cui globalmente stiamo andando.

ll referendum quindi va visto nella sua essenza. Si discutono assetti che in pratica sono equivalenti o si differenziano di poco, ma danno l'ebbrezza di poter discutere il proprio futuro, cosa che non è vera o solo marginalmente vera. Che vinca il Si o il No crediamo davvero che cambierà il modo di far politica, la nostra effettiva rappresentanza in parlamento e la rappresentatività in generale? In poche parole, davvero migliorerà la democrazia?

E perché Renzi non ha raccolto, per esempio, l'emendamento dei 5stelle che prevedeva di sopprimere l'intero senato che molto più risparmi avrebbe comportato per l'erario e molta più velocità nella attuazione delle leggi? (Anche il redivivo D'Alema aveva proposto il dimezzamento dei parlamentari).

Perché si è incaponito di presentare le proposte di riforma e di legge elettorale rigettando l'apporto (anche interno al partito) di altre forze politiche che sulla costituzione avrebbero ben diritto di essere consultate?

Pensiamo davvero che l'apertura sulla legge elettorale sia un esempio di democraticità oppure Matteo si è reso conto che nel ballottaggio di Torino l'Appendino ha vinto con i voti della destra? Pensiamo davvero che quando ci sarà un avvicendamento alla guida politica del paese quel qualcuno non cambierà a sua volta la legge elettorale e financo la seconda parte della costituzione?

E infine, si può dire di sinistra un governo, meglio, un partito che non possiede uno straccio di analisi politica di ampio respiro, in un epoca storica in cui il mondo occidentale scricchiola sotto l'urto di popolazioni intere che migrano e a cui l'unica risposta sembra siano i muri di contenimento?

Dal mio punto di vista il referendum è una manovra di consolidamento di potere e una avvisaglia di movimenti preelettorali; la carta costituzionale va bene così, sono altri i problemi urgenti a cui il signor Renzi dovrebbe dedicarsi!

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