Continua l'analisi dell'economia web 2.0. Poco genio, poca tecnologia, ma mani liberissime nello sfruttamento di persone indigenti o di entusiasti lavoratori gratuiti. Questi i segreti del successo dell'economia digitale.

 

Abbiamo osservato nel precedente articolo come il nuovo, pericoloso, devastante e irreversibile processo economico basato sulla digitalizzazione sia cavalcato da confindustria e PD (la nuova destra), che sulle startàp stanno costruendo la riedizione del sogno americano: "se non trovi lavoro, inventatelo", un po' come la tizia che ritira a domicilio i pannolini lavabili, o come il tale che consegna la biancheria stirata con l'apecar. Sappiamo tutti che posti di lavoro del genere sono pochi e con probabilità di successo vicine allo zero, ma il succo del sogno americano è proprio questo: non importa farcela, ma avere l'illusione di potercela fare.

Un tratto comune delle startàp di successo (per intenderci, quelle che non si occupano di pannolini smerdati) è il particolare rapporto col lavoro, quasi sempre sottopagato e privo di qualunque tutela. Ne sono un esempio le due geniali aziende della web-economy di cui abbiamo parlato: da un lato Uber lucra sulle prestazioni di tassisti fai-da-te, senza preoccuparsi di salari, sicurezza, condizioni di lavoro. Dall'altro lato TripAdvisor possiede uno sterminato catalogo di esercenti, compilato e tenuto aggiornato gratuitamente da una gioiosa community. Catalogo che viene usato per tenere sotto ricatto gli esercenti del mondo: o ci compri la pubblicità o fallisci.

Un'immensa forza lavoro, volontaria, entusiasta e gratuita (nel caso di TripAdvisor) oppure che accetta di buon grado di essere taglieggiata (nel caso di Uber). Se ci pensiamo, questo è lo schema utilizzato anche dal colosso Facebook: io vi fornisco l'infrastruttura web, voi mi producete i contenuti che serviranno ad attirare sul mio sito miliardi di utenti, sulla cui pubblicità (mirata) guadagnerò solo io.

Sarà per questo motivo che quando qualcuno pensa a fondare una startàp, si sente quasi obbligato a trovare un sotterfugio che gli consenta di sfruttare legalmente dei soggetti deboli.

La parola chiave per definire questo nuovo tipo di mercato del lavoro, è "gig", ovvero un lavoro temporaneo, di brevissima durata. Il termine deriva dal gergo musicale, dove una "gig" è una performance di un gruppo o di un artista: per esteso diventa una qualunque prestazione unica o un qualsiasi lavoro a tempo. La "gigonomics" è dunque l'economia che sfrutta il precariato, una sorta di antichissimo caporalato, alla faccia della modernità e della digitalizzazione.

gig

Che sia un business destinato a crescere lo dicono i numeri: sono sempre di più i cittadini, soprattutto ggiovani, a vivere una condizione di precariato lavorativo. L'illustrazione (fonte dollars & sense) mostra come nel mercato del lavoro USA i nuovi assunti sono passati in tre decenni da essenzialmente a posto fisso (traditional) a precari (contingent) nella stragrande maggioranza.

La quota precaria non è costituita, come possiamo immaginare, da medici, avvocati di grido e danarosi operatori di Wall Street: la maggior parte sono braccianti agricoli, muratori, operai, venditori ambulanti e porta-a-porta. Tutti, rigorosamente, in proprio, senza ferie, assicurazione sanitaria (that's Ammerica) e pensione.

Ma sono davvero molte le aziende pseudo-tecnologiche il cui unico fondamento è lo sfruttamento di soggetti deboli? Più di quanto si possa immaginare. Oltre ai già citati Uber, TripAdvisor, Facebook, uno dei più riprovevoli è Amazon Mechanical Turk. Ne abbiamo parlato qui.

"Turk-engraving5". Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Il nome Mechanical Turk deriva dal "Turco meccanico", una macchina del XVIII secolo che avrebbe dovuto simulare un giocatore di scacchi, mentre si trattava in realtà di un meccanismo umano, manovrato al suo interno da un piccoletto abile nel giuoco degli scacchi.

Amazon Mechanical Turk è una sorta di agenzia interinale web, ideata appunto dal colosso Amazon, che appalta a cottimo quelli che loro chiamano compiti per intelligenze umane commissionati da aziende che ne fanno richiesta. Sono micro-lavori banali e ripetitivi, che ancora non possono essere automatizzati, ma che possono essere affidati a pochi soldi e senza alcun diritto contrattuale a poveracci bisognosi. Esempi di compiti per intelligenze umane: trovare le foto migliori per rappresentare una bottega, scartando quelle non attinenti, oppure trovare i numeri di telefono di aziende dal loro sito internet. Amazon amministra e incassa.

Altro esempio sono i micro freelance marketplaces, siti web dove lavoratori estemporanei vendono le proprie prestazioni semi-professionali, come la creazione di un logo, un jingle pubblicitario, o la trasformazione di una foto in un cartoon, il tutto a cifre irrisorie. Fiverr.com è il sito in cui questi servizi sono offerti alla cifra forfait di cinque dollari (che non arricchiranno di certo il vostro incaricato, ma le commissioni relative potrebbero arricchire, eccome, i gestori del sito). Gli altri siti più in voga sono Gigbucks.com, Microworkers.com, Peopleperhour.com. Anche qui parole come contributi, diritti, pensione, assicurazione sanitaria sono bandite.

Ma non tutto il male viene dagli USA. L'Italia, e Verona in particolare, non sono da meno. Supermercato24 è una startàp veronese che sostiene di mettere in rete clienti e supermercati attraverso un network di fattorini. A partire da soli 3 euro e mezzo è possibile ordinare la spesa a un supermercato, e riceverla a casa per il tramite di un allegro garzone.

L'azienda vanta attualmente un numero di 250 inservienti dedicati alla consegna, ma sostiene di non avere alcun dipendente, né spese di magazzino. In pratica, lucra mettendosi in mezzo tra i supermercati e un esercito di precari squattrinati, per i quali parole come stipendio, stabilità del lavoro, contributi, permessi, ferie non hanno alcun significato.

Ecco come appare la maggioranza delle aziende web 2.0: caporali che se ne fottono di diritti sindacali e welfare, e che non si vergognano di lucrare senza lavorare, ma solo sfruttando il lavoro, l'indigenza e il bisogno altrui. E per questo vengono incensati, premiati con un sacco di soldi e citati a esempio per i ggiovani.

Più che sulle tecnologie digitali, il loro lucro pare fondato sulla possibilità legale di disinteressarsi completamente dei lavoratori che sfruttano, poiché se dovessero pagare per intero gli oneri del lavoro di cui godono, non ne resterebbe in piedi una.

La terzietà formale di questi furbastri nei confronti dei lavoratori è dovuta a un buco normativo, per cui sarebbe compito della politica provvedere a riempirlo, invece che incensare questi caporali come fossero l'avanguardia di una nuova prosperità.



 

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