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La comoda etica dell'eco-fighetto (1)

 
2010 comoda etica dell eco 915

Torce ricaricabili che non si ricaricano. Dietro la truffa, la ricerca di una comoda scorciatoria per salvare la nostra coscienza e il nostro pianeta.

Il mio amico insisteva: "Guarda che è impossibile che una pila a led, una batteria ricaricabile al litio e una ricarica a manovella possano costare cinque euro". Io ero incredulo, possibile che mi vendano una torcia elettrica normale camuffata da ricaricabile? È possibile che la presa per i fondelli arrivi fino al punto di costringermi a muovere la manovella per niente, come un pirla, senza ricaricare la batteria?

Così ho preso una decisione drastica: ho lasciato accesa la pila fino al completo scaricamento. Ci sono voluti oltre tre giorni: quelle lampade a led consumano dannatamente poco.

Appena le lampade si sono spente, ho cominciato ad andare di manovella, per decine di secondi, poi per minuti, fino a sentire dolore al braccio. Niente, le lampadine non si sono più accese. Sono stato buggerato, e forse non è nemmeno la prima volta.

L'infido produttore conosce la legge del mercato: se propone una normale torcia elettrica sa che non gliela comprerà nessuno. Allora basta aggiungere un meccanismo di ricarica a molla, un volano, e voilà: ci sarà la fila per comprare la pila sostenibile. Un esercito di ecofighetti, io in testa, si intende.

Probabilità che ci accorgiamo della fregatura? Bassissima: le batterie hanno una notevole capacità, e i led consumano davvero poco. È probabile che le prime unità vendute qualche anno fa siano ancora in funzione, a meno che uno non l'abbia lasciata accesa un tot di tempo giorno e notte, naturalmente. Quando si saranno scaricate, probabilmente nessuno si ricorderà chi aveva comprato il prodotto, e per quale motivo. Molto probabilmente non esisterà più nemmeno la ditta produttrice.

Questa è solo una delle forme in cui si manifesta la sòla per l'ecofighetto: il mondo è pieno di gadget, soprattutto sotto Natale compaiono oggetti incredibili, come le lampade con (finti?) pannelli solari sul dorso, chiavette USB in legno, zainetti fotovoltaici, cravatte fatte con i nastri delle musicassette.

Questi aggeggi spesso costano parecchio, il più delle volte non funzionano, quasi sempre si rompono facilmente e hanno un impatto ecologico non commensurabile alla loro scarsissima utilità pratica. Eppure sono la nuova frontiera del gadget-business, una branca della scellerata green-economy che promette, senza alcuna possibilità, di salvare il pianeta.

Un'indagine sulle caratteristiche tecniche serve a poco, ognuno di noi può farlo con l'ecogadget che si è fatto rifilare. Magari qualcuno avrà anche la fortuna di constatare la bontà del suo acquisto (soprattutto, ahimè, se è stato pagato una follia). Ma, dal punto di vista socio-psicologico la sostanza è sempre la stessa: l'eco-gadget è figlio della falsa convinzione che salvare il pianeta sia facile e fico.

Se diamo retta ai numeri, noteremo che il nostro stile di vita non è sostenibile. L'impatto delle nostri abitudini su energia, aria, acqua, terra coltivabile e clima è così devastante che, se tutti gli abitanti della Terra lo seguissero, non basterebbero due pianeti a mantenerci.

Ma rinunciare alle comodità, alla vita facile a buon mercato non alletta nessuno. Così ci illudiamo di poterci salvare con gesti innocui, tipo chiudere l'acqua del rubinetto mentre ci spazzoliamo i denti, usare torce a manovella, illuminare il giardino con lampade solari, ma guai a toccarci l'auto in garage o ad abbassare la temperatura interna a 21 gradi nella nostra casa non coibentata.

Un comodo lavaggio di coscienza, che ricorda le raccolte della carta stagnola per comprare i cani per i ciechi, o dei codici a barre per le carrozzelle per i disabili. Pochi inutili gesti per sottrarsi alla responsabilità.

Se continuiamo a violentare la terra a questo ritmo, gli scenari più ottimisti ci vedranno alle prese con carenza alimentare, trasporti ridotti al lumicino, assenza di regole e instabilità sociale.

Ma la vita sarà più serena se avremo con noi il nostro zainetto fotovoltaico.

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Utente: Antonionicolini

la Divina Commedia come allegoria dei nostri tempi, mi sa che ci sta pure bene, tradotto in soldoni: come umanità siamo scesi all'inferno.... e chi ci vuole stare? E a pensarci bene non manca il buon vecchio Virgilio che accompagna verso l'alto, pur fra tante sofferenze, lo abbiamo dentro tutti noi, basta dare ascolto....... e Michele non avrebbe comperato la pila a monovella!!!
Redatore: Mario Spezia

http://www.youtube.com/watch?v=-v1IMrHjNIE (a metà nastro)

I versi di Dante:

"…questa montagna è tale

che sempre al cominciar di sotto è grave,

e quanto uom più va su, e men fa male."

trasformati in una composizione per archi e coro da Giovanni Sollima.

Canti Rocciosi, Suoni delle Dolomiti, Orchestra e coro: I Filarmonici.
Utente: Loretta

Non ho mai detto che le torce a manovella non esistano. Ma sia quelle false che quelle vere servono spesso a pulire qualche coscienza frettolosa.

Poi non trovo niente di cattolico (inteso nel senso deteriore) nel fare considerazioni sui numeri, come fa paolos: torce a batteria, spostamenti in auto, spostamenti in aereo, sono comportamenti non ecologici che comportano impatti di ordini di grandezza diversi.

La razionalità vorrebbe che ci si concentrasse sui comportamenti a più alto impatto (l'auto e l'aereo), che invece continuano a crescere anche tra chi si considera ecologista, mentre il marketing e la moda si concentrano sui comportamenti inutili. Questo dovrebbe farci pensare.
Utente: Giuseppe Merlin

Sono cattolico ma concordo con Savino su tutto quello che ha detto.

Quelli che dicono "ben altro si dovrebbe fare" lo facciano e non facciano la morale agli altri.

Ho 60 anni. Ho fatto l'obiettore di ciscienza, vado in bici da trent'anni, ho installato i pannelli fotovoltaici e coibentato la casa. Non sono mai andato in aereo (ho paura, non di volare, ma di cadere...).

Però, però...uso anch'io l'automobile (il meno possibile) e il 18 aprile sarò costretto a prendere l'aereo. Ho faticato a crearmi una mentalità ecologista, pur essendo sempre vissuto in mezzo a persone consapevoli. Capisco, quindi, quelli che non hanno avuto le mie stesse opportunità e riescono solo a compiere piccoli gesti. Le piccole gocce. Meglio di niente.

E poi, Michele, le torce a manovella esistono. Ne possedevo una, che non trovo più. Si scaricava ogni quarto d'ora e poi si ricaricava. Era utile, perché non dovevi continuare a cambiare le batterie o a metterle nel carica batterie (quante truffe anche lì...). Mi dispiace averlo perso.

Ah, ho tolto dalle biciclette tutti i faretti e messo le dinamo, ma solo per comodità: con un po' di manutenzione e un piccolo sforzo non ti lasciano mai al buio.
Redatore: Mario Spezia

Grande Savino,

pensa che lo stesso concetto era già stato espresso da Dante nel IV canto del Purgatorio:

"...questa montagna è tale

che sempre al cominciar di sotto è grave,

e quanto uom più va su, e men fa male."
Utente: Savicur

Siamo tutti un po' succubi di un etica del sacrificio tipicamente cattolica, se non si soffre per fare una cosa la cosa non vale.

Io volevo solamente dire che usare la bicicletta non in modo estemporaneo ma come mezzo di trasporto quotidiano (per chi può naturalmente se uno fa 100 km al giorno non è praticabile ovviamente ma se ne fa 15, si) è si uno sforzo, all'inizio, ma poi diventa un piacere, e la coibentazione è sì un impegno, ma poi risparmi.

Se però mi si viene a dire che basta che faccio un solo volo medio per consumare una quota carburante corrispondente a 6 mesi auto, magari mi si dice una cosa vera (da verificare) con un effetto devastante però: se io a quel volo non posso e/o non voglio rinunciare, sarò portato a dire "ma che cacchio me ne frega di andare in bici sotto la pioggia e col freddo tanto inquino lo stesso, io vado in macchina al calduccio, mica devo essere io l'unico fesso che si sacrifica, e per cosa poi ?".

Il problema per me, è che quelli che possono adottare stili di sostenibili non lo fanno, accampando come scusa che c'è qualcuno peggio di loro a cui chiedere sacrifici, il punto è far capire che non sono, solo, sacrifici ma opportunità.

E se poi uno consuma metri cubi di acqua per la sua piscinetta basta fargliela pagare carissima quell'acqua così ci pensa un pò prima di aprire la canna.
Utente: Antonionicolini

benissimo!! propongo di aprire una nuova compagnia aerea con posti passeggero a pedali, così potremo andare in viaggio achissadovesivà consumando barilate di combustibile ma sentendoci molto sostenibili, altro che la biciletta
Utente: Psalezze

Occorre il senso delle proporzioni. Dentifricio e rubinetto chiuso d'inverno quando piove sul bagnato e poi d'estate metri cubi d'acqua per farci la nuotatina dentro è incoerente; esibire ogni tanto la bicicletta al posto della macchina e poi farsi un viaggio aereo medio dove la propria quota-kerosene corrisponde a 6 mesi d'uso dell'auto è dirsi le bugie.
Utente: Loretta

...ma che te ne facevi di una pila a manovella?

Come che me ne facevo? È dannatamente trendy!
Utente: Mimmirenato

Anche la pila a manovella serviva a fare l'eco-fighetto:allenava i muscoli senza utilizzare quegli strani marchingegni che vendono per "palestrarti" in casa
Utente: Antonionicolini

se la metti così siamo quasi tutti in qualche modo ecofighetti, il solo fatto di scrivere un commento in questo sito signifca che abbiamo un pc e già questo non è sostenibile. Da dove ci troviamo adesso noi figli del consumismo (per quanto cerchiamo di toglierci siamo comunque dentro in sistema vedi il pc) a una civiltà sostenibile che auspichiamo ne passa e ne passerà, nel frattempo compromessi e contraddizioni ce ne saranno a iosa, insomma siamo in transizione e non è facile, comunque uno stimolo reciproco aiuta...... ma che te ne facevi di una pila a manovella?
Utente: Loretta

E perché mai dovremmo escludere gli ecofighetti? Io vorrei che ciascuno di noi (anch'io ahimè sono un ecofighetto pentito) prendesse coscienza del problema e diventasse autentico ambientalista. Cioè trasformarsi da goccia a secchio di acqua, quanto meno. Il vuoto da riempire è enorme.
Utente: Lusi Bonandi

Michele, un eco-fighetto è come una goccia dell'oceano; a forza di esclusioni non vorrei restare senza acqua
Utente: Loretta

Savino, hai centrato l'argomento: un'atteggiamento veramente eco-compatibile è più impegnativo di chiudere un rubinetto. Il mio intento non è quello di dare dell'ecofighetto all'universo mondo, ma solo a chi si dedica all'ambientalismo senza sconvolgere il proprio stile di vita.

Gli esempi che fai tu (andare in bici, coibentare casa e uscire dalla logica dell'impianto termico autonomo) comportano appunto uno sforzo.

Riguardo alla green-economy, sono convinto che faccia più danni che benefici. Ne parleremo.
Utente: Savicur

D'accordissimo sulla truffa e sul relativo lavaggio di coscienza, ci andrei piano però a dare dell'ecofighetto all'universo mondo o a definire scellerata la green-economy. Posto che un'atteggiamento veramente eco-compatibile è più impegnativo di chiudere un rubinetto, si può benissimo veicolare il messaggio che andare in bici non solo è più economico di andare in macchina ma è anche più divertente.

Oppure coibentare casa e utilizzare impianti di riscaldamento centralizzati a contabilizzazione individuale, è più efficiente e più economico, forse più divertente no ma non si può avere tutto.