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Il collasso della civiltà

 
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Il libro di Erich H. Cline analizza il culmine e il collasso della civiltà della tarda Età del Bronzo, mettendo in relazione l'evoluzione storica, le relazioni diplomatiche e commerciali e le variazioni climatiche. Ne esce un quadro decisamente interessante.

Cline è un archeologo e un grande studioso della storia antica. Ha diretto oltre 30 campagne di scavo in Israele, Egitto, Giordania, Cipro, Grecia, Creta, Stati Uniti ed ha pubblicato numerosi libri.

1177 a.C. Il collasso della civiltà è il titolo del suo ultimo libro, pubblicato da Boringhieri nel 2014.

Si parte dal XV secolo a.C., vale a dire dal periodo di massimo splendore della tarda civiltà del bronzo nel bacino del Mediterraneo orientale, Mare Egeo, Medio Oriente e Mesopotamia. Gli Egizi, i Cassiti, gli Assiri, i Babilonesi, i Mitanni, gli Elamiti, gli Ittiti, i Minoici, i Micenei, i Ciprioti avevano raggiunto un grado di civiltà molto avanzato con organizzazioni dello stato estremamente complesse. I sovrani di questi popoli commerciavano, si scambiavano doni, combinavano matrimoni, guerreggiavano e stabilivano embarghi utilizzando una lingua comune, l'accadico, una lingua diplomatica utilizzata sempre nelle relazioni internazionali.  Durante gli scavi archeologici sono state scoperte e tradotte centinaia di tavolette di argilla con le incisioni cuneiformi della scrittura accadica.  "Fu un periodo eccezionale per quanto riguarda trattati, leggi, diplomazia, scambi, che avevano creato la prima grande era internazionale nella storia del mondo".

Cline indica questo periodo come "l'età dell'oro" dell'internazionalismo e della globalizzazione durante XIV secolo a.C.

Il volume degli scambi commerciali descrive bene il grado di dipendenza reciproca dei vari stati. Tutti gli eserciti avevano bisogno del bronzo e per fondere il bronzo serviva lo stagno di  Mari e il rame di Cipro e del Sinai. In caso di siccità solo l'Egitto era in grado di fornire frumento ai sovrani amici. Ma erano molto richiesti anche l'oro egiziano (proveniente dalla Nubia), il vino greco, le resina di Terebinto, i vasi di terracotta micenei e minoici, le stoffe e le scarpe "fatte alla moda di Creta", i vasi di alabastro egizi, i tronchi di cedro del libano, i cavalli mitanni, ebano e avorio africani, olio, birra, vetro.

E' l'epoca della guerra di Troia, dell'esodo dall'Egitto e della conquista dei territori cananei da parte degli Ebrei, con la conquista di Meghiddo (Armageddon). Ma è anche un'epoca di grandi terremoti, capaci di deformare le fortificazioni delle città. "Gran parte dell'Egeo e del Mediterraneo orientale avevano patito una serie di terremoti, iniziati nel 1225 a.C: e durati 50 anni, fino al 1175 a".C. Sono stati rilevati crolli provocati da terremoti (earthquake storm) in molte città della Grecia continentale, dell'Egeo, del Mediterraneo orientale.

Oltre che dai terremoti, questa epoca fu funestata da lunghi periodi di siccità. Molti archeologi sono propensi a ritenere che "la crisi della tarda Età del Bronzo coincide con l'inizio di una siccità che durò 300 anni". "Questo cambiamento climatico, iniziato intorno al 1250 a.C., aveva causato raccolti disastrosi, siccità e carestia, che accelerarono la crisi socio-economica e provocarono migrazioni di popolazioni alla fine della tarda Età del Bronzo". In una tavoletta trovata a Ugarit, si legge: "C'è carestia nella nostra casa; moriremo tutti di fame. Se non arrivate in tutta fretta, anche noi moriremo di fame. Non vedrete neppure un essere vivente nelle nostre terre".

Un professore di archeologia del Beyn Mawr College, Rhys Carpenter, negli anni sessanta aveva pubblicato Clima e storia, un libro che fece appunto storia, perché collegava la fine della civiltà micenea ad una serie di modificazioni climatiche che avevano colpito le regioni del Mediterraneo orientale e dell'Egeo. La sua ipotesi, basata sul calo drammatico della popolazione nel continente greco alla fine della tarda età del Bronzo, fu in seguito contestata, in base alle loro ricerche, da molti archeologi.

Cline è propenso ad ipotizzare una serie di concause, fra le quali sicuramente non secondarie quelle legate alle variazioni climatiche.

Terremoti e siccità, probabilmente avevano innescato una crisi già in atto a causa di lotte intestine nei vari regni, invasori esterni (Popoli del mare), interruzione delle rotte commerciali, crollo del sistema mercantile garantito da forti stati sovrani, impossibilità di approvvigionarsi di materie prime.

"Basandoci sulle prove disponibili, abbiamo difronte quello che si può definire il collasso del sistema, provocato da una serie di effetti concatenati ed amplificati da <un effetto moltiplicatore> in cui un singolo fattore influisce sugli altri e li accresce. Ne è scaturito un effetto domino in cui la disintegrazione di una civiltà ha portato al declino e alla caduta delle altre. Considerata la natura globalizzata di quel mondo, le conseguenze sulle rotte commerciali e sull'economia anche solo del declino di una sola civiltà sarebbero state sufficientemente devastanti da provocare la caduta delle altre".

Ken Dark scrive che "tali sistemi diventano più complessi ed aumenta il livello di interdipendenza tra i loro elementi costitutivi, rendendo più difficile il controllo del sistema nel suo complesso. I sistemi sociopolitici complessi mostreranno una dinamica interna che li spinge ad accrescere la loro complessità. …Più un sistema è complesso, più tende a collassare".

"Alla fine fu un'intera civiltà ad essere spazzata via su un'ampia porzione di quest'area geografica. Furono vanificati i progressi e le conquiste dei secoli precedenti in un vastissimo territorio che si estendeva dalla Grecia alla Mesopotamia".

Di tutti questi potentissimi e ricchissimi regni nel 1150 a.C. restano  solo le macerie, i palazzi incendiati e distrutti, le mura crollate, le città abbandonate, le dinastie interrotte. Solo l'Egitto seppe resistere alle ondate di assalti dei Popoli del Mare, ma il nuovo regno d'Egitto non ritrovò più l'antica prosperità. Il sistema dei grandi stati retti da sovrani assoluti crolla e si decompone in elementi più piccoli. Il passaggio dall'epoca del Bronzo a quella del Ferro porterà gradualmente la nascita delle città stato, l'invenzione della democrazia, la Grecia classica.

foto: Nemrut Daği, 2100 m, Tauro orientale, Turchia. Foto di Mario Spezia.

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Utente: Aristidevicentini

http://it.wikipedia.org/wiki/Iconoclastia ....o della prima forma di AIDS....mettete ai vandali il cappuccio...perché se la conoscono la evitano.

http://www.caressa.it/pdf/spoliatori_caressa.pdf
Redatore: Mario Spezia

http://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2015/02/26/isis-lo-scempio-dellarte-a-mosul_0e4ab50e-3235-494c-8085-ffadab297336.html
Redatore: Mario Spezia

Noialtri de sicuro no ghe lassemo ai posteri el problema de conservar i resti archeologici de la nostra epoca. I g'avarà solo qualche problemìn a scondar soto tera tutte le brutture che avemo tirà su. E speremo che no ghe toca demolir anca el cimitero vertical!
Redatore: Michele Dall'O'

http://www.brianfagan.com/
Utente: Antonionicolini

Non vorrei mai....

se guardiamo gli avvenimenti sulla terra di questi ultimi secoli da un punto di vista distaccato, come fossimo osservatori esterni e non coinvolti, quello che inizia a verificarsi potrebbe benissimo essere considerato una nemesi storica.
Redatore: Mario Spezia

La mia impressione che è stiamo assistendo a qualcosa di molto preoccupante: le temperature sia in pianura che in montagna si sono mantenute fino ad oggi fra 0 e +15 gradi, abbiamo visto e fotografato orchidee primaverili in gennaio, oggi abbiamo notato che i germogli di Faggio sono pronti per sbocciare, i tappeti di muschio e di Crassulaceae sulle roccette libere dalla neve a 1500 m. sono in pieno risveglio. Se ci sarà una botta di freddo in febbraio, molte di queste piante sono destinate a patire parecchio. Certamente molti germogli verranno bruciati dal gelo. Se non avremo giornate di freddo intenso, ci saranno lo stesso danni gravi per le piante, perché quasi tutte queste piante fioriranno e germineranno in un periodo che non è quello giusto, con poca acqua e pochissima umidità. Questi fenomeni riguardano sia le piante selvatiche che quelle coltivate e qui il danno potrebbe essere molto più "sentito". Quando si parla di cambiamenti climatici in generale non gliene frega nulla a nessuno, ma quando ti va in malora il 50% del raccolto di uva, di olive, di ciliegie, di pesche, il discorso cambia. 3200 anni fa ci fu un lungo periodo di siccità, che sembra abbia dato una bella mano a concludere in tutta fretta l'Età del Bronzo.

Non vorrei mai….
Utente: Kelidonio

Forse proprio la "crisi del XII secolo", quella che ha segnato il declino del mondo palafitticolo e terra matricolo morenico e padano, ci ha "portato" il vino e le vigne oltre ai "Central places" della bassa atesina e "l'emporio" di Frattesina

(ambra, avorio, etc.)9
Utente: Antonionicolini

leggi questo articolo:

http://ugobardi.blogspot.it/2015/01/il-ruolo-dei-collassi-sociali-nei-cicli.html#more

cito:

"Prima o dopo, se il sistema non si è evoluto verso uno stato stazionario, l'unica alternativa che gli rimane è il collasso."

Ed è esattamente il nostro caso.

Un sistema socio economico che non riesce più anche solo a pensare a una forma di equilibrio ma punta sempre alla crescita come soluzione dei problemi.