La commissione UE approverà un mais OGM in base a cavilli procedurali, in barba alla volontà di istituzioni ed elettori. Ma la tecnologia è una minaccia socio-economica reale.

La Commissione UE di Bruxelles in questi giorni sta per autorizzare la coltivazione di una varietà di un Ogm, il mais Pioneer 1507.

È una decisione politica? Non sembrerebbe, visto che l'opinione pubblica, pur divisa, sembra essere in maggioranza fortemente contraria agli OGM, e che il Parlamento europeo ha espresso più volte parere negativo sulla materia, e soprattutto 19 Stati membri su 28, hanno emesso un sonoro "no" con solo cinque paesi favorevoli e altri quattro astenuti.

Si tratta infatti di un elaborato artificio tecnico, favorito dalle entusiastiche lobby che lavorano costantemente in Commissione al soldo delle multinazionali di settore: l'11 febbraio scorso il Consiglio Ue non è riuscito a bocciare la richiesta di approvazione relativa al Pioneer 1507, perché per farlo è richiesta la maggioranza qualificata (quella semplice non basta) in base al sistema di voto ponderato.

In pratica, per questa delicata decisione è scattato un meccanismo decisionale detto di "comitatologia", che mette fuori gioco il parlamento europeo e rende difficilissimo per i ministri degli Stati membri opporsi alle proposte di approvazione degli Ogm.

Questo fatto evidenzia ancora una volta come le decisioni veramente importanti in Europa siano prese da un organo non elettivo, e che i Parlamenti europeo e nazionali siano chiamati quasi esclusivamente a ratificare decisioni prese in stanze dove i cittadini non hanno accesso, mentre le lobby sì.

Ma non è di istituzioni europee che vogliamo parlare, bensì di una tecnologia, quella degli organismi geneticamente modificati, che, cacciata dalla porta principale della politica rappresentativa, riesce a rientrare dalla finestra delle stanze del potere.

Secondo la stampa, le preoccupazioni di noi ambientalisti sugli OGM si dividono in sanitarie, ecologiche ed economiche. L'elenco è corretto, ma non la gerarchia. L'impressione è che le argomentazioni siano state messe in questo ordine per favorirne lo smontaggio sistematico da parte della contro-informazione pro-OGM.

In particolare, è stata privilegiata l'argomentazione sanitaria, che è quella più debole ed emotiva, ed è stata messa accuratamente in fondo quella economico/sociale, che rappresenta, tra le conseguenze della tecnologia OGM, l'ambito più disdicevole.

Gli organismi geneticamente modificati rappresentano un pericolo innanzi tutto per la struttura socio-economica che regge il mondo da millenni, e che è basata sulla piccola produzione agricola, una struttura antica ma che, secondo Olivier de Schutter, Relatore ONU per il diritto al cibo, "ancora oggi assicura il pane quotidiano a oltre due miliardi di persone".

Il modello economico delle multinazionali dell'agro-industria è profondamente diverso, e fa capo alla cosiddetta proprietà intellettuale. Le agri-corporation stanno rimpiazzando la biodiversità rappresentata dalle piccole aziende agricole con la monocoltura delle multinazionali. E lo fanno attraverso le tecnologie di ingegneria genetica, ma soprattutto in virtù della protezione giuridica a tutela di queste innovazioni.

Gli OGM servono a tenere in piedi un complicato sistema di brevetti, copyright e costosissimi avvocati che riducono sul lastrico chi osa sgarrare, per esempio conservando i semi di un raccolto per la risemina della stagione seguente.

In pratica si sta attuando, non importa quanto deliberatamente, lo stesso diabolico meccanismo che ha reso schiavi migliaia di piccoli imprenditori dell'allevamento avicolo, formalmente proprietari dei capannoni, ma nei fatti completamente alla mercé di colossi che ne gestiscono acquisti e vendite, regole e comportamenti, salvo addossare sulle spalle di questi piccoli agricoltori i costi e i rischi dell'intera attività.

Le aziende agricole familiari, piccole e multi-funzione, costituiscono l'ossatura dell'economia mondiale. Sfamano una parte ancora consistente della popolazione, assicurano una vita dignitosa e sono in grado di resistere alle crisi. Per loro natura rappresentano un esempio forte di come dovrebbe tornare a essere il mondo civile.

Come sostiene l'Associazione Rurale Italiana, "i modi di produzione e gli standard della Grande Distribuzione Organizzata (i supermercati)" e, aggiungiamo noi, i colossi dell'agro-industria, "impongono delle pratiche agricole insostenibili per le aziende e per l'ambiente, ma anche per la salute e gli stili di vita delle società intere."

Contenuti correlati

Due modelli di civiltà
Due modelli di civiltà Il primo modello, che chiameremo “usa e getta”, tiene conto solo del presente e pretende di avere tutto subito. Il secondo, che chiameremo “cultura contadina”, ... 4018 views Mario Spezia
Il progetto preliminare del traforo
Il progetto preliminare del traforo Dal 18 agosto il progetto preliminare del traforo è finalmente a disposizione di tutti sul sito del Comune. Ecco le prime fregature.Si sarebbe potuto renderlo p... 2455 views alberto_sperotto
Linux Day a Sommacampagna
Linux Day a Sommacampagna Linux, internet, hardware e trashware: strumenti liberi per un mondo in rivolta. Il 22 ottobre, alle 16, a Caselle di Sommacampagna (VR). Organizza l'Officina S... 2629 views loretta
I segaioli
I segaioli Con la mano fremente sulla motosega - il segaiolo vaga per la via - bramando un tronco su cui sfogare - l'incontenibile pulsione primordiale.Verona deve fare i ... 5445 views dartagnan
L'ideologia del Menga
L'ideologia del Menga Le contestazioni che noi muoviamo all'assessore Giacino, alla Giunta Tosi e al direttore Agec sono molto precise e circostanziate. La prima riguarda il fat... 3004 views il_carpino_wwf_legambiente_italia_nostra
CO2
CO2 Il livello di concentrazione di CO2 in atmosfera è arrivato a 385 parti per milione, il 38% in più dell'era pre-industriale. L'anidride carbonica si scioglie ne... 2529 views Mario Spezia
IKEA? Pessima idea
IKEA? Pessima idea Aperto lo stabilimento IKEA di Pisa con il solito codazzo di polemiche per scorciatoie urbanistiche poco chiare. Stesso destino per Verona? La multinazionale, m... 3000 views Michele Bottari
La Verona che sognamo
La Verona che sognamo Sabato 7 marzo ore 9.30 tutti al Polo Zanotto per il Convegno sulla mobilità.Da molti anni a Verona i temi della mobilità sono affrontati dando la priorità all'... 2887 views Mario Spezia