Italia Nostra propone di bloccare gli enormi incentivi alle rinnovabili recuperando 12 miliardi di euro da investire in un piano nazionale di messa in sicurezza di territorio, edilizia monumentale, autostradale, ferroviaria e abitativa. Un costo? No, un investimento che crea lavoro e occupazione in tutto il Paese.

 

Perché parlare ancora una volta di Piano Casa e non invece di un necessario e non più rinviabile piano nazionale di messa in sicurezza del territorio e dell'edilizia monumentale, scolastica, autostradale, ferroviaria e abitativa - come suggerito sostanzialmente dal Governatore Ignazio Visco l'8 luglio 2012? Perché non promuovere la conservazione preventiva e programmata, nonché adeguamenti impiantistici con soluzioni tecniche non invasive e decementificazione, riuso edilizio in funzione anche di regolazione idrogeologica e limitazione del consumo di suolo?

Tutto ciò equivale a tantissimo lavoro ovunque per piccole e medie imprese, da Nord a Sud del Paese, impiegando mano d'opera italiana, piccole e medie imprese che operano sul territorio e che sono proprio quelle che hanno subito e subiscono ancora i colpi più pesanti di questa infinita crisi. In questa ottica tutto ciò rappresenta "non un costo, ma un investimento reale per il futuro e la ripresa del nostro Paese".

Marco Parini, Presidente di Italia Nostra rivolge un appello al nuovo Governo affinché la prevenzione, la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio diventino interventi prioritari nell'azione di Governo, la prima grande opera necessaria e non più rinviabile. Se, come annunciato, si vuole rimettere in piedi il Paese, se si vuole pensare al bene dell'Italia, il premier Renzi e questo governo hanno l'opportunità di farlo dando davvero un contributo enorme. Un'opera che deve avere la priorità su tutto, su alta velocità o nuove autostrade, su discutibili incentivi a energie rinnovabili, su progetti faraonici che assorbono enormi risorse economiche sottratte a quella che oramai è un'emergenza costante in Italia, sia a livello paesaggistico, urbanistico che di patrimonio culturale.

Uno studio dell'Ispra ha calcolato che occorrerebbero circa 40 miliardi in 15 anni per la messa in sicurezza, mentre ogni anno in Italia si spendono 2,6 miliardi per riparare i danni provocati dalle catastrofi. Dunque più di quello che servirebbe per interventi di messa in sicurezza.

Il governo, se davvero valutasse questa opportunità, potrebbe mettere mano "da subito" ad un ricco capitolo da cui attingere risorse: quello degli incentivi alle rinnovabili (FER). Italia Nostra, insieme a più di 100 altre associazioni e comitati, ha chiesto nei giorni scorsi ai ministri competenti un provvedimento URGENTE per sospendere le imminenti "aste" del Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) ed evitare ulteriori onerosissimi sussidi a nuovi impianti eolici o ad altri impianti di energia rinnovabile caratterizzati da scarso indice di efficienza energetica o da alto impatto ambientale, paesaggistico o territoriale. Parliamo di oltre 12 miliardi di euro che lo Stato può da subito risparmiare e destinare a capitoli più urgenti ricordando anche l'obiettivo del 26,39% di contributo rinnovabile che era previsto per il 2020, è stato ampiamente superato con 8 anni di anticipo. Nel 2013 le rinnovabili elettriche hanno raggiunto, sia pure a costi altissimi (di incentivazione e oneri di sistema), il 32% grazie soprattutto a idroelettrico e in parte a fotovoltaico.

Negli ultimi dodici mesi sono stati concessi a tali impianti, secondo il contatore GSE, oltre 11,2 miliardi di euro di incentivi diretti (previsti in netto aumento il prossimo anno), a cui vanno aggiunti ulteriori 1,2 miliardi di "agevolazioni implicite" (come le ha definite l'Autorità per l'Energia Elettrica nella sua relazione annuale). Il costo delle nuove reti elettriche necessarie a supportare questa energia elettrica così intermittente e, soprattutto, gli altri costi ancillari ingentissimi in gran parte compresi sotto la voce "oneri di dispacciamento" della bolletta elettrica (tra i quali si teme che sarà collocato presto anche il capacity payment) aggravano la spesa per almeno due miliardi ulteriori. Possiamo quindi stimare già ora un costo annuo complessivo per finanziare le FER elettriche (attenzione: solo le FER elettriche incentivate; l'idroelettrico delle grandi dighe, che fornisce gran parte dell'energia prodotta da rinnovabili in Italia, non lo è) nell'ordine di un punto percentuale del PIL.

Una simile iniziativa si rende dunque necessaria per evitare ulteriori, gravi compromissioni paesaggistiche e territoriali su vastissima scala e consumo di suolo agricolo e naturale, e ulteriore esborso di denaro, sottratto alle famiglie e alle piccole e medie imprese ed elargito per il prossimo ventennio a società che ne hanno capitalizzato già ingenti quantità, con numerosi casi di speculazione, spesso con interessi extra nazionali (e che quindi varrebbe la pena di tassare maggiormente) o addirittura criminali, come già dimostrato dalla magistratura con le inchieste in Sicilia.

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