Questa mattina sono state mostrate ai giornalisti le foto di un accampamento paramilitare scoperto due mesi e mezzo fa sul versante destro del Vaio Borago, tra Quinzano e Montecchio di Negrar.

L' 11 febbraio 2012, mentre camminavo con un amico a mezza costa sul versante destro del vaio Borago, per l'esattezza sulla linea ideale che collega il  Monte Tosato e le Scalucce, ci siamo imbattuti in uno strano allestimento che aveva tutte le sembianze di un campo paramilitare.

La zona è piuttosto impervia e difficile sia da notare che da raggiungere e, nonostante io ed altri soci dell'associazione Il Carpino, che si occupa dell'allestimento del sito www.collineveronesi.it,  conosciamo piuttosto bene la zona, non ci era mai capitato di notare questo particolare allestimento.

Il "campo paramilitare" appare molto ben organizzato con bandiere, gagliardetti, insegne, cartelli di allarme, un sistema di videocamere collegate ad allarmi sonori e a sirene perfettamente funzionanti, antenne alte parecchi metri, cellule fotovoltaiche e fili elettrici in quantità. Tutta la superfice, per una lunghezza di un centinaio di metri, è recintata con un sistema di fili reticolati del tipo in dotazione ai militari. All'interno della zona recintata ci sono anche, in bella evidenza, delle sagome umane in lamiera con numerosi fori di proiettile. Anche se le insegne e i tabelloni del campo appaiono di fattura piuttosto artigianale, la quantità di fili reticolati impiegati e di attrezzature tecnologiche (si noti che per arrivare sul posto è necessario attraversare un bosco a piedi) richiede certamente risorse economiche rilevanti  e un impiego di manodopera che fa escludere possa trattarsi di un singolo mitomane.

La scoperta ci preoccupò parecchio, anche per la relativa vicinanza alle nostre abitazioni (abitiamo ambedue sulla collina prospicente il Vaio Borago). Abbiamo preso delle foto e il giorno dopo ho consegnato una segnalazione scritta all'ufficio del dott. Schinaia, allegando una cartina del CAI con l'indicazione precisa del ritrovamento.

Successivamente (5 marzo), sono stato contattato da una Guardia del Corpo Forestale dello Stato per una ispezione diretta. Abbiamo accompagnato sul posto le due guardie forestali, che hanno potuto rilevare le coordinate e scattare alcune fotografie. Durante questi due mesi e mezzo abbiamo mantenuto un totale riserbo sulla vicenda. 

Ciononostante nella zona fra Quinzano e Montecchio ormai tutti gli abitanti della zona sono al corrente dell'esistenza dello strano campo militare e, a dirla tutta, sono anche piuttosto allarmati.

E' chiaro che le indagini e gli accertamenti sono compito della Magistratura e delle forze dell'ordine e che non vanno tirate conclusioni affrettate.

Resta il fatto che i riferimenti alla storia passata e recente di Verona sono decisamente inquietanti.

Nei processi a carico degli imputati per le stragi degli anni '70 (Piazza Fontana, Piazza della Loggia) emersero numerosi collegamenti con l'ambiente veronese dell'estrema destra eversiva.  Durante il processo al Tribunale di Milano fu provata l'esistenza di campi di addestramento (con poligono di tiro ed esercitazioni varie) nella zona di Avesa, frazione da cui parte per l'appunto il Vaio Borago.

Si parla di fatti risalenti a qualche decennio fa', ma non si può certo dire che i gruppi dell'estrema destra siano spariti da Verona.

Le aggressioni ad opera di estremisti di destra avvenute a Verona negli ultimi anni e culminate con l'assassinio di Nicola Tommasoli (maggio 2008) e con il pestaggio del ragazzo cingalese (dicembre 2011) lasciano intendere che l'emergenza è tutt'altro che superata.

Anche le numerose esercitazioni di "guerra simulata" che spesso vengono notate nella zona del Vaio Galina (parallelo al Vaio Borago) rimandano ad una "cultura della guerra" che non è molto distante dalla ideologia dei gruppi dell'estrema destra. L'ambiente e il brodo di cultura sono  gli stessi. E' sufficiente dare un'occhiata ai siti internet del settore per capire l'aria che tira.

Sotto questo punto di vista possiamo certamente dire che a Verona ci sono dei seri problemi di sicurezza, problemi dei quali nessuno parla mai. E' sicuramente più salutare che queste cose vengano alla luce. Forse è questo il modo migliore per evitare che nel prossimo futuro si ripetano i fatti tristi e luttuosi degli anni e dei decenni passati.

Buon ultimo, ma non  meno importante, c'è il fatto che siamo nel bel mezzo del SIC Borago Galina, cioè di un Sito protetto di Interesse Comunitario:  /it/notizie/2011-confini-sic-borago-galina.html.

Protetto da chi?

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