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Informazione e ambiente veronese

I confini del SIC Borago Galina

 
Carta dei sentieri del CAI

Una lenta ma continua erosione interessa il SIC del Vaio Galina e Progno Borago, dove i vigneti e gli uliveti stanno gradatamente soppiantando i prati aridi e i boschetti cedui termofili, che sono appunto le specificità naturalistiche che il sito dovrebbe proteggere

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Si parte dal solco del vaio di Avesa, proprio a monte delle ultime case del paese, prima della trattoria Da Milio. Il confine del SIC corre lungo la via Monte Ongarine, scende lungo il vaio costeggiando l'abitato di Avesa fino a via Gazzo e di lì sale sulla collina e si affaccia sul paese di Quinzano. Segue il crinale verso il monte Crocetta e poi verso la sommità del Monte Ongarine. Passa sopra la Calzarega e sotto la villa Tre Tempi. All'altezza del maneggio Città di Verona prende la strada interna che sale in costa nel vaio di Quinzano (via volte Maso) e raggiunge la corte del Maso. Qui svolta a dx sulla stradina bianca che sale al Masetto Alto e poi segue il sentiero che dal Masetto Alto porta a Montecchio. Lambisce a sud il caseggiato di Montecchio e segue la strada provinciale che porta al bivio per Grezzana. Continua fino alle Case Vecchie e poco dopo, all'altezza dei Coatti, abbandona la strada provinciale 34/B e continua in quota passando a ovest del Rovero. Fiancheggia i Gaspari e prosegue sulla strada che porta a Ca' Squaranti. Continua lungo via San Vincenzo e poi lungo via Bonuzzo Sant'Anna. Passa a lato delle torri 4 e 3 e piega a dx su via delle Maragnole. Raggiunge la via Monte Arzan e arriva al fondo del vaio da dove siamo partiti.

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Utente: Kelidonio

Le monoculture sono dei mostri ambientali unicamente al servizio della speculazione di breve periodo e non della valorizzazione, come vorrebbero far credere leggi e leggine che addirittura finanziano opere di trasformazione ambientale, che alterano irreversibilmente la fertilità naturale dei luoghi, dove masse di terreni di riporto vengono trasportate dalla pianura alla collina. E in alcuni casi (almeno uno l'ho verificato personalmente a Lughezzano, qualche anno fa) diventano occasione di seppellire reflui di natura imprecisata ma certamente non regolare né "naturale".

Konrad Lorenz definiva le monoculture "deserti verdi" !!