Con due interventi successivi sono stati eliminati tutti gli alberi e le siepi che contornavano la strada del Pilandro, distruggendo un ambiente amato ed apprezzato dagli abitanti e dagli ospiti della zona del Lugana. Insieme agli alberi è scomparso anche un uomo che in questo ambiente particolare aveva passato tutta la sua vita.

Già nel febbraio del 2016 era stato raso al suolo il boschetto che cresceva sul lato ovest della strada del Pilandro. Un antico filare di gelsi (in dialetto morari) insieme ad alcune piante secolari di quercia e di pioppo erano stati tagliati a raso terra senza che nessuno chiedesse o concedesse una autorizzazione. Secondo il Comune di Peschiera e secondo il dirigente della stazione di Desenzano del Corpo Forestale dello Stato non c'è stato nessun reato, tutto regolare. Secondo questi funzionari pubblici si trattava di una zona agricola in cui le leggi regionali e i regolamenti comunali prevedono che il proprietario possa eliminare tutta la vegetazione spontanea, compresi gli alberi ad alto fusto, anche se centenari, perchè non censiti. www.corpoforestale.it ...

Ovviamente queste valutazioni sono molto opinabili e il ruolo del sindaco e dei forestali è determinante nel decidere cosa vale la pena di conservare e cosa può essere eliminato. Nel nostro caso è interessante andare su Google Maps, scrivere Strada del Pilandro ed osservare la situazione della vegetazione sui due lati della strada prima nel comune di Peschiera e poi in quello di Desenzano. L'unico tratto con qualche albero e qualche siepe su Google Maps gli alberi si vedono ancora) è quello su cui nel 2016 è stata fatta tabula rasa per impiantare nuovi vigneti.

La giornalista Katia Ferraro nel suo articolo su L'Arena raccontava che la strada del Pilandro veniva chiamata anche "dell'Orso" perché passando da qui si vedeva spesso un uomo che lavorava i campi, soprannominato Orso perché viveva come un eremita.

A distanza di 10 mesi, nei primi giorni di dicembre, sono stati tagliati anche gli alberi sull'altro lato della strada del Pilandro. Costanza Lunardi, vicepresidente dell'associazione Comitato Parco delle colline moreniche del Garda (la stessa associazione che si è recentemente ritirata dal processo per il Laghetto del Frassino) è stata minacciata con un bastone perchè si era fermata a chiedere spiegazioni insieme con un fotografo che aveva scattato alcune foto.

Questa volta sono intervenuti i tecnici del Comune di Peschiera per bloccare le motoseghe, un po' in ritardo, dato che alcuni alberi erano già stati tagliati. Era rimasto il ceppo di una quercia secolare con rami, ghiande e foglie tutt'intorno. Una grande ruspa era parcheggiata vicino alla casa "dell'Orso", il vecchio contadino, che abitava da solo e pascolava le mucche all'ombra dei filari di gelso. L'Orso, che era proprietario dei terreni interessati alla trasformazione fondiaria, se ne è andato all'inizio del 2016. Sembra che il vecchio contadino solitario sia stato picchiato da ignoti a fine novembre 2015 (dovrebbe essere rimasta qualche traccia del suo passaggio all'ospedale di Peschiera), mentre sappiamo per certo che è morto 16.02.2016 (la data è incisa sulla sua tomba).

Il buon contadino eremita si chiamava Antonio Villanova, la foto lo ritrae in un momento di riposo dal lavoro.

In fondo all'articolo possiamo vedere il "paesaggio" del Pilandro prima del taglio degli alberi.

Fin qui la cronaca, tristissima.

Ora passiamo alle valutazioni.

La Politica Agricola Comune dell'Europa (PAC) prevede che qualsiasi azienda agricola rispetti gli obblighi di CONDIZIONALITA'  I vari finanziamenti erogati dall'Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura (AVEPA) comportano l'obbligo di rispettare gli impegni di Condizionalità e prevedono naturalmente dei controlli.

IL COLTIVATORE SI IMPEGNA A CONSERVARE SUL TERRITORIO COLTIVATO GLI ALBERI ISOLATI, GLI ALBERI IN FILARI O SIEPI E LE FASCE TAMPONE.

Se ci sono dei corpi idrici o dei corsi d'acqua (nella zona di cui parliamo c'è il Rio Bragagna) bisogna lasciare inerbita una fascia tampone di 5 metri per lato, realizzando delle siepi o dei filari alberati, che consentano una continuità biologica. Ce lo chiede l'Europa col piano di salvaguardia delle risorse idriche, che prevede l'investimento del 20% del budget UE in infrastrutture verdi, come il ripristino di zone riparie, zone umide e pianure alluvionali per contenere le acque, sostenere la biodiversità e la fertilità del suolo e per prevenire alluvioni e siccità.

Si dovrebbe rivolgere particolare attenzione alla prevenzione del degrado delle sorgenti, ossia dei piccoli corpi idrici, che funzionano da incubatore per molte specie ittiche e che, come riportato dall'AEA (Agenzia Europea per l'Ambiente), sono spesso minacciati dagli interventi agricoli e dal disseccamento, come nel caso del Rio Bragagna.

Tutto questo per dire che i Comuni, la Provincia, il CFS, il Servizio Forestale Regionale e l'AVEPA hanno molti strumenti per preservare gli ultimi lembi di biodiversità presenti sul nostro territorio. La pigrizia, l'ignavia, la propensione al quieto vivere, la ricerca del consenso a qualsiasi costo a lungo andare possono invece produrre una sorta di abitudine a passar sopra a qualsiasi cosa, sopratutto quando si tratta di interessi che non sono facilmente quantificabili ed attribuibili, come la tutela della salute, dell'ambiente o del paesaggio.

Il degrado e la banalizzazone del paesaggio comportano un danno per la collettività e in particolare per i produttori del Lugana. Laddove il paesaggio è stato ben conservato con elementi di "archeologia agricola" aumenta la percezione del valore del vino e quindi la predisposizione a pagare un prezzo più alto per la stessa bottiglia. Il danno d'immagine del Pilandro si estende all'intera DOC Lugana ed il danno economico per una DOC così ben valutata sarà tanto maggiore quanto più alto è il livello di valutazione del prodotto che si vuole vendere.

Lugana per l'ambiente

e l'ambiente per il Lugana


"Mai più alberi sacrificati

per far spazio ai vigneti"

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