Sono passati quasi 40 anni da quando il WWF chiese alla Regione Veneto l'istituzione del Parco Naturale Regionale del Monte Baldo. Analoghe ripetute proposte seguite a quelle del WWF, presentate dalla Comunità Montana e una proposta d'iniziativa popolare non hanno sortito risultati migliori. Eppure il Monte Baldo è da sempre il più bel Parco della nostra Provincia e Averardo Amadio ha il grande merito di avercelo ricordato per 40 anni.

                Hortus Europae – Giardino d'Europa – questo il nome che si era meritato il monte Baldo dopo che insigni studiosi già dal cinquecento e seicento – come G. Arduino, F. Calzolari e G. Pona – ne avevano individuato, studiato e descritta la singolarità e talvolta l'unicità di essenze floristiche e di presenze faunistiche, con diffusi endemismi. A questo appellativo altri ne vennero attribuiti grazie all'estrema bellezza dei suoi panorami, la singolarità dei suoi paesaggi, l'originalità delle sue malghe, la spettacolarità della sua struttura geologica.

                Ed altro interesse meritò e merita per la varietà dei suoi ambienti che mostrano nel suo duplice versante – gardesano e atesino -  un percorso con caratteristiche naturalistiche estese, in armonioso succedersi, da quelle sub mediterranee della riviera benacense a quelle della tundra alpina, in prossimità delle vette. E racchiudendo nel suo esteso territorio una somma ragguardevole di valori dai molteplici aspetti, perchè a quelli naturalistici e paesaggistici se ne accompagnano altri di carattere storico ed antropologico.

                E' un autentico patrimonio da conservare avendone la medesima cura di quello rappresentato dai grandi capolavori artistici, che Uomini come Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Filippo Brunelleschi, solo per citarne alcuni, ci hanno lasciato. Grande deve essere la cura di questo patrimonio, e grande il timore della sua dispersione.

                Ai corretti, pazienti ed anche sapienti interventi umani sui territori baldensi di tempi ancora a noi vicini, dove la povertà facilitava la conservazione, ne sono succeduti altri, in tempi recenti, di inattesa prosperità e di abbondanza di cose, cui si sono abbinati l'abbandono dell'attività primaria e la dispersione della cultura. Il territorio rimaneva così esposto alla preda di pochi, spesso giunti da lontano, che in pochi anni lo sconfiguravano come accaduto a Ferrara di Monte Baldo, a San Zeno di Montagna, nella piana di Caprino da cui il Baldo emerge, e lungo l'intera riviera gardesana.

                Si è così determinato un processo di negrarizzazione, sia pure in tono minore, dove avidità imprenditoriale e incapacità (o complicità?) pianificatoria si sono trovate assieme nella suddivisione...dei meriti.

                Il Baldo, sia pure aggredito e ferito può ancora essere salvato. Occorre però non indulgere oltre.

                A Malcesine una magnifica funivia porta i turisti – quelli anche senza scarpe adatte – ai 1.700 metri di Tredes Pin (tratto Spino), mentre a Prada una seggiovia (da mettere in sesto) sale ai 1.800 del Rifugio Fiori del Baldo. Comode strade connettono il lago con Prada.    Una comoda rete viaria sia alla base – lago di Garda e Val d'Adige – che a mezza costa da Caprino a San Zeno di Montagna, o a Brentonico lungo la Graziani rendono il Baldo più che accessibile.

                Altre opere aprirebbero la porta ad insostenibili devastazioni, e, se al Baldo non si vuole togliere il blasone di Hortus Europae, vanno fermate.

                E' il caso del traforo vagheggiato da Brentino a Brenzone, ma anche  un'altra aspirazione agita i propositi di chi amministra quel luogo: rendere più agevole la strada d'accesso al Pian di Festa e spingerla poi, appena possibile a Ferrara di Monte Baldo, col vantaggio di portare in quelle contrade inquinamento, rumore, inevitabili costruzioni. E da Brenzone si pensa, si progetta, di raggiungere Prada con una cremagliera che all'offesa ambientale aggiungerebbe una spaccatura nel paesaggio.

                Chi può dubitare che questo scivolamento verso il basso, questa erosione di valori, questa perdita patrimoniale vada arrestata, che una inversione di tendenza vada incoraggiata e sostenuta?

                Ciò però non è nemmeno facile. Nel solo territorio veneto (di quello Trentino non si parla – per ora), 10 comuni, 10 strumenti urbanistici, portatori di interessi anche confliggenti, un piano d'area non approvato, una Comunità montana con obbiettivi (e mezzi) limitati non rendono facile l'inversione dell'andamento qualunquistico  attuale.

                 Eppure un nocciolo duro su cui organizzare una linea di promozione ambientale, almeno teoricamente, esiste già ora. Sul Baldo infatti sono presenti i seguenti organismi di tutela:

-              Riserva Regionale Gardesana Orientale di 214 ha in Comune di Malcesine

-              Riserva Regionale Selva Pezzi di 978 ha in Comune di Malcesine

-              Oasi della Provincia di Verona di protezione della fauna di 1500 ha

-              Foreste Regionali Monte Baldo e parte della foresta Valdadige di 1700 ha circa gestite da Veneto Agricoltura

-              2 SIC e ZPS denominati Baldo Ovest estesa da Colonei di Pesina alle creste del Baldo e da Rivoli a Monte Cerbiolo lungo la Valdadige

In totale almeno 7000 ha.

                Oltre a questi territori – con sguardo ottimistico – potrebbero essere aggiunti quelli – prati, boschi, malghe – di proprietà di alcuni Comuni, estesi per almeno 5000 ha, per formare un unico compendio di oltre 12000 ha, governato purtroppo urbanisticamente e ambientalmente da troppi e diversi Enti.

                In loro luogo il governo di questi territori dovrebbe essere assicurato da un governo unitario, sovracomunale, come la Provincia di Verona, con programma volto alla conservazione e promozione dell'ambiente, capace di divenire durevole fonte economica per i residenti.

                 Averardo Amadio

                 Presidente onorario WWF Veneto

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