Abbiamo letto le molte dichiarazioni, spesso fantasiose e fuorvianti, di politici e tecnici.

Cerchiamo di capire, da un punto di vista ambientale, a che punto siamo e dove vogliamo arrivare.

LA SITUAZIONE ATTUALE

- La porzione trentina del lago di Garda, che inizia a nord di Limone e finisce poco sopra Navene, è servita da alcuni depuratori, uno dei quali, quello di Arco, in seguito ad un guasto, durante il mese di settembre ha sversato nel lago una quantità tale di liquami da costringere le autorità a proibire la balneazione da Riva del Garda fino a Navene. Comunque il territorio del Trentino non è coinvolto nel progetto del nuovo collettore, in quanto la regione Trentino-Alto Adige intende continuare ad avvalersi del sistema di depuratori esistente.

- Attualmente Veneto e Lombardia utilizzano un unico impianto di collettamento e di depurazione. Non esiste una separazione delle acque nere dalle acque bianche. I liquami della sponda bresciana arrivano sulla sponda veronese attraverso una doppia condotta che attraversa il lago tra Toscolano Maderno e Brancolino e poi prosegue con condutture varie fino a Peschiera. A Peschiera converge anche una condotta circumlacuale che unisce Salò, Desenzano e Peschiera. Il depuratore di Peschiera dovrebbe depurare i liquami provenienti dalle due sponde, veronese e bresciana, ma in realtà "depura" solo una parte di questi liquami, in quanto esistono una serie di "sfioratori", altrimenti detti scarichi diretti, che scaricano direttamente nel lago l'eccesso di carico dovuto a vari fattori: infiltrazione di acqua del lago nelle tubazioni rotte, acque meteoriche provenienti da forti precipitazioni, eccesso di liquami dovuto al picco di presenze turistiche. Nel 2017 sono state registrate 24 milioni di presenze turistiche regolari sulle sponde del Garda. Si presume che le presenze reali siano state decisamente superiori.

- Negli ultimi anni le due regioni, Lombardia e Veneto, hanno convenuto di separare gli impianti di collettamento e di depurazione e di dismettere gradualmente le condotte sublacuali. Quindi ogni regione provvederà in futuro a raccogliere e a trattare i liquami separatamente.

- Nel progetto di Technital è previsto un unico impianto di depurazione a Peschiera. Va precisato che Technital non ha mai elaborato un vero progetto, ma caso mai un piano preliminare di intervento in cui sono indicate alcune soluzioni diversificate per l'alto e basso lago. Attualmente il "progetto Technital" non ha alcun valore perché la gara d'appalto per la progettazione del nuovo collettore è stata vinta da una ditta padovana, HMR. Uno dei ricorsi di Technital è stato rigettato e l'altro, se vinto, verrà compensato da HMR. Quindi ad oggi non c'è nessun progetto per la sponda veronese.

- Sulla sponda bresciana era stato previsto un unico depuratore a Visano, che poi avrebbe scaricato i reflui nel Chiese. Poi si è scoperto che il Chiese è già ora una fogna a cielo aperto e quindi è stato incaricato il prof. Giorgio Bertanza, dell'università di Brescia, di indicare dei siti alternativi. Bertanza ha proposto 5 ipotesi diverse ed ora tocca ai politici fare la scelta.

- L'unica cosa certa, per ora, è il finanziamento statale di 100 milioni di euro su una previsione di spesa di 220 milioni, che però non è giustificata da nessun progetto esecutivo. Sappiamo poi che martedì prossimo, 9 ottobre, sono convocati presso l'ufficio del ministro Costa le regioni Veneto e Lombardia, Ato Brescia, Ato Verona e Ats Garda Ambiente, in rappresentanza dei 35 comuni gardesani.

OBIETTIVI E PROPOSTE

- Il primo obiettivo da raggiungere è sicuramente il miglioramento della qualità delle acque del Lago di Garda. Su questo obiettivo, almeno a parole, siamo tutti d'accordo, poi quando si passa dalle parole ai fatti il discorso cambia e vedremo perché.

- Il secondo obiettivo, ripetutamente proposto da Legambiente, è la separazione delle acque bianche dalle acque nere, come previsto dalla Direttiva Quadro Europea 2000/60, recepita dal Piano di Tutela delle Acque della Regione Veneto e successivamente recepita dagli Ato e dagli organi di gestione. Questo obiettivo presuppone una serie di interventi a monte del collettore e del depuratore, in quanto prevede un sistema di raccolta e di trattamento differenziati a partire dalle singole abitazioni/alberghi e dagli impianti fognari dei vari centri abitati. Il raggiungimento di questo obbiettivo dipende in larga misura dalla capacità dei singoli comuni di migliorare e di adeguare il sistema fognario del proprio comune. Non solo, ogni comune dovrebbe monitorare e sanzionare severamente gli scarichi e gli sversamenti abusivi.

- Il terzo obiettivo è la rinaturalizzazione delle rive del lago. Si tratta di un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile. L'esempio del lago di Costanza, dove in pochi anni sono stati ottenuti risultati eccellenti, è noto a tutti, ma ci sono anche numerosi altri casi virtuosi in Europa e nel mondo. I laghi hanno una grande capacità fitodepurativa, ma per svolgere questa funzione bisogna invertire una tendenza che negli ultimi decenni ha portato ad eliminare progressivamente la vita vegetale lungo le rive del lago. A questo riguardo va messo in evidenza come la pista ciclabile lungo il basso lago, che di fatto è una colata di cemento larga 2 – 3 metri (con illuminazione) a pochi passi dalla riva, non vada certo nella direzione della rinaturalizzazione.

Questi obiettivi potranno essere raggiunti solo se verrà elaborato e poi realizzato un progetto che preveda di raggiungerli. Naturalmente le soluzioni tecniche potranno essere diverse e la loro reale efficacia potrà essere testato solo nel tempo. Se sia meglio realizzare due soli depuratori, come prevede attualmente il quartetto Cresco-Bendinelli-Brancher-Gelmini, oppure 4 depuratori, due per la riva veronese e due per la riva bresciana, come propone il M5S, andrebbe valutato con attenzione e con conoscenza di causa, date anche le importanti implicazioni tecniche ed economiche. Come pure andrebbe sottoposta ad esperti di diverse discipline la scelta tra realizzare la nuova condotta lungo la riva, com'è quella attuale, oppure sul sedime della strada Gardesana. C'è bisogno del parere dell'urbanista, del geografo, del biologo, dell'ingegnere e anche del sindaco, che poi dovrà gestire i problemi del traffico negli anni a venire.

E' di tutta evidenza che per raggiungere i 3 obbiettivi sopra elencati non basta realizzare uno o più buoni impianti di collettamento e di depurazione, servono alcuni altri interventi altrettanto importanti:

- I comuni rivieraschi dovrebbero stoppare la concessione di nuove lottizzazioni, case, alberghi, parchi dei divertimenti, camping all'interno del loro territorio. La misura è già colma da tempo, lo spazio utile è già stato riempito, 24 milioni di presenze sono una cifra spaventosa.

- Andrebbe proibito da subito il traffico di motoscafi da diporto su tutta la superficie del lago. Largo alle barche a vela, ai surf, alle canoe e ai pedalò. Cilindrata massima ammessa per i motori delle barche: 25 cavalli.

- Le industrie gardesane hanno dato un contributo ragguardevole all'inquinamento delle acque del lago, pensiamo solo alla diossina. E' arrivato il momento di chiudere quelle attività che non sono in grado garantire una qualità accettabile dei propri scarichi.

- L'agricoltura è responsabile dell'immissione nel lago di una quantità impressionante di sostanze chimiche e di elementi eutrofizzanti, soprattutto azoto e fosforo. A questo riguardo ci sono studi autorevoli che dimostrano che agricoltura e allevamento producono un danno addirittura superiore a quello degli scarichi civili. Inoltre è diventata pratica comune quella di sversare indiscriminatamente nei campi liquami di allevamento e pollina. Se le autorità civili e sanitarie non metteranno mano seriamente al controllo di queste pratiche difficilmente potremo invertire il processo di eutrofizzazione del Lago di Garda

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