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Informazione e ambiente veronese

L'economia veronese è allo sbando, ma sarà un Buon 2015

 
2014 economia veronese allo sbando 15131

I negozi storici del centro stanno chiudendo tutti, i settori produttivi tradizionalmente più forti sono in crisi nera, le opere pubbliche sono più ferme che mai. Eppure i politici veronesi vedono un futuro radioso per Verona. Beati loro!

I negozi storici del centro, quelli che servivano la Verona ricca, la sua solida borghesia dalla inesauribile capacità di spesa, stanno chiudendo ad uno ad uno come se una peste indomabile li stesse sterminando. I motivi sono complessi e riassumono bene la situazione economica generale: sono crollate le vendite, non c'è stato un ricambio generazionale nella proprietà e nelle maestranze, i costi di gestione sono diventati insostenibili.

Eppure se andiamo a vedere cosa succede in altre città vicine e lontane, Rovereto, Brescia, Treviso, Mantova, Firenze, per fare alcuni nomi, non troviamo la sterminio di negozi di lusso che c'è stato a Verona. Segno che, pur in una situazione di crisi generale, le reazioni pubbliche e private possono essere diverse. A Verona da un decennio si insiste a proporre un nuovo polo commerciale nella zona delle ex cartiere, un polo con numeri da fantascienza, centinaia di negozi, centri commerciali dai quali sbucano i grattacieli, raccordi stradali e autostradali, parcheggi a iosa, tutto nuovo, brillante, bellissimo, modernissimo.

Sulla carta! In realtà abbiamo visto la totale incapacità di utilizzare in maniera intelligente il bellissimo centro storico della nostra città, che anzi da questi progetti faraonici è stato boicottato. Abbiamo visto anche l'inettitudine e i limiti culturali della giunta attuale, che non è ancora riuscita ed eliminare il traffico di automobili dal centro storico. Abbiamo dovuto registrare la scadentissima proposta culturale/musical/lirica e l'incapacità di programmare i servizi essenziali, primo fra tutti il trasporto pubblico. Sulle mirabolanti iniziative dell'assessore Richeto - poarìn - andrebbe scritto un capitolo a parte.

Le attività produttive non vanno meglio. Le migliaia di capannoni chiusi, talvolta addirittura scoperchiati per non pagare le tasse, sono sotto gli occhi di tutti. I più importanti poli produttivi veronesi hanno chiuso oppure pesantemente ridimensionato la loro attività. Il settore edilizio è ormai una mina innescata dalla quale tutti, banche, clienti e fornitori, girano alla larga. Il settore agricolo, nonostante i fortissimi finanziamenti pubblici e la totale deregulation sulla qualità dei prodotti (vedi PAC, PAN, ecc.), sta piegando le ginocchia. Perfino il vino, che ultimamente si fa anche con l'uva in fiore, vede diminuire sia il fatturato che la redditività. Tutto questo con buona pace della Bettina Campedelli, che tutti gli anni scopre nuovi segnali di ripresa (vedi bilanci del 2010, 2011, 2012).

Eppure ci sono settori che hanno saputo reggere egregiamente alla crisi, rinnovando gli impianti e migliorando la capacità produttiva. Nel settore metalmeccanico e in alcuni settori del manifatturiero si lavora parecchio e bene. A boicottare queste aziende meritevoli ci pensano due nemici invincibili: una tassazione che può raggiungere l'80% del fatturato ed un sistema legislativo che non è in grado di garantire i pagamenti, anzi li rende quasi velleitari. Gli ultimi governi non hanno fatto niente per ovviare a questi problemi e il governo Renzi ha peggiorato la situazione aumentando sia le tasse centrali che quelle periferiche.

Sembra che i politici veronesi, concentrati come sono sui processi che ormai hanno toccato tutti i livelli dell'amministrazione pubblica, non si siano accorti della situazione in cui versa Verona. Tosi scommette sul 2015, dopo aver perso tutte le scommesse degli anni precedenti. I veronesi, qual gregge di mansuete pecorelle, continueranno tenersi stretti i pastori che si meritano.

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Utente: Cristina Stevanoni

Dimenticavo anch'io di ricordare che negli ex Magazzini Generali troveranno posto l'archivio di Stato e (notizia da verificare) altro materiale archivistico ora disseminato in varie sedi. Qualcuno sa quanto pagherà di affitto l'Archivio? Volete azzardare una cifra? In ogni caso, in attesa che l'area sia consacrata dal dio cibo di Farinetti, rileggiamo le parole di Paolo Biasi: "Esprimo un doveroso ringraziamento all'amministrazione comunale di Verona e al Sindaco Flavio Tosi per aver dato credito ai progetti della Fondazione volti a valorizzare un'area dismessa e a farla tornare centro di interesse e servizi per la città e la provincia. Un ringraziamento anche alle Soprintendenze e in particolare agli architetti Ugo Soragni e Gianna Gaudini, che hanno avuto un ruolo determinante nel rendere possibile la realizzazione di un vero e proprio sogno".
Utente: Cristina Stevanoni

L'architetto Toffali dimentica che anche Veronetta è piena di scuole (mettiamoci pure il Maffei ad accrescere il numero!). L'architetto Toffali dimentica anche di dirci che l'Ordine da lui presieduto si prepara a traslocare negli ex magazzini generali di Cariverona, così come faranno molti uffici della USLL, e così come ha già fatto, a settembre, l'Ordine degli Ingegneri. Non so se il cuore dell'architetto Toffali batta anche per Cariverona, oltre che contro le polveri sottili.

http://www.larena.it/stories/Home/887407_ex_magazzini_generali_lagor_delle_professioni/
Redatore: Mario Spezia

"Ma chi non vive o lavora dentro la città antica non deve entrare in auto"

domenica 04 gennaio 2015 CRONACA, pagina 11

Fuori i non residenti dalla città antica. E anche quanti non sono operatori economici muniti di permesso. È la dura presa di posizione di Arnaldo Toffali, presidente dell'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Verona. Secondo cui "basterebbe una semplice ordinanza del sindaco che vieti l'accesso al centro storico e in particolare alla città antica e cioè duomo, Arche scaligere, piazza delle Erbe", dice Toffali. "Sarebbe un atto dovuto nei confronti dei residenti, dei turisti e di tutti i veronesi che vogliono fruire del centro storico".

Il tema della mobilità, rileva Toffali, "assume un particolare valore strategico. Bisogna ragionare quindi su un sistema della mobilità che non può riguardare solo l'ambito urbano, ma coinvolgere fattori di vasta scala".

Ma quali proposte partono dagli architetti? Toffali cita la possibilità di spostare dal centro storico tutte le funzioni quali "scuole, uffici pubblici, perlopiù concentrati in zona Cittadella, fortissimi attrattori di traffico veicolare soprattutto privato, andando a insediarli fuori dal centro". Inoltre, "se si attuassero parcheggi multipiano esterni al centro, serviti da mezzi pubblici non inquinanti, si eviterebbe forse di rimanere bloccati, per evidenti ragioni di interesse storico-artistico, di fronte a inevitabili ritrovamenti archeologici per parcheggi interrati urbani". È "comunque indubbio", puntualizza Toffali, "che un collegamento funzionale con un sistema rapido di massa, non inquinante, tra il centro storico, la stazione, la fiera e l'aeroporto sia indispensabile per una città metropolitana".

Per il presidente degli architetti inoltre, valutato l'aspetto dell'inquinamento da traffico veicolare, "le misure per risanare e migliorare la qualità dell'aria necessitano di azioni congiunte e coordinate su ampia scala, ben oltre i confini comunali, tanto che la Regione Veneto ha approvato nel novembre 2004 il Piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera, per valutare l'efficacia del contenimento delle polveri sottili, Pm10. Così come", precisa Toffali, "ai sensi del Piano regionale è stato istituito il Tavolo tecnico zonale che individua 49 Comuni in cui applicare i piani di azione". Secondo Toffali però è il sindaco il maggiore responsabile di piani per limitare il traffico, "il maggiore responsabile di emissione del Pm10. E dentro la città antica non c'è alcuna motivazione logica e di sorta del perché in determinate fasce orarie il centro sia attraversato indistintamente da tutti, anche non residenti e non operatori, e venga quindi utilizzato come luogo di transito, che provoca inquinamento. Ecco perché", conclude Toffali, "chiedo un'ordinanza che limiti gli ingressi".E.G.
Utente: Cristina Stevanoni

La mostra sulla statuaria del '300, una delle produzioni più insigni di tutta la storia veronese, è stata 'confinata' nella chiesa di San Pietro in Monastero (aprile-giugno 2012) . Chi mai proporrà non dico un'altra mostra sul tema, ma quanto meno un itinerario guidato, che si snodi dalla bassa veronese e fino a Cellore d'Illasi, passando per l'abbazia di San Zeno, il Museo di Castelvecchio, Santa Anastasia, Santo Stefano?

E perché si è preferito distruggere e cancellare tutta la zona industriale romana portata alla luce nel cortile del Seminario maggiore (la più grande fabbrica di metalli dell'Italia del Nord)? Quello che sappiamo, è che c'erano troppi falli! E adesso, che cosa si pensa di fare dei reperti emersi nell'ala Ovest dell' Arsenale, nel costruendo parcheggio sotterraneo? Anche qui, in quest'area che l'amministrazione Tosi vuole affidare perpetuamente ai privati, pare che stiano emergendo fondamenta di costruzioni importanti, risalenti all'epoca romana: tanto importanti, quanto inaspettate. E in Passalacqua? Che cosa hanno trovato e che cosa non hanno già rimosso o nascosto, per fare posto ai soliti parcheggi, e ai condomini, su cui specula tra gli altri, pare di capire, il signor Leardini, grande accusatore di Giacino? Il problema è anche quello della democrazia, della corretta formazione e informazione dei cittadini. A noi chi ci bada, se protestiamo, se chiediamo? Alla totale opacità delle istituzioni, corrisponde la chiara, e però perdente, volontà speculativa dei pochi, ma soliti, ignoti.

Bearsi del museo di Scarpa, a 50 anni di distanza, significa cancellare le tracce di quello che Scarpa ha rimosso, senza lasciare una traccia delle preesistenze. Verona è davvero la capitale delle invenzioni, una città che preferisce il falso al vero. Una città che si è inventata, del resto, anche il teatro romano... E che adesso s'inventa un'economia di sopravvivenza.
Redatore: Mario Spezia

Turismo, un flop il sito regionale. Stracciati da Friuli e Trentino Alto Adige.

Prima regione italiana ma nessuno clicca sul portale.

http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2015/3-gennaio-2015/turismo-flop-sito-regionale-stracciati-friuli-trentino-alto-adige-230800074210.shtml