Tutti gli italiani e tutte le famiglie in questi ultimi anni hanno ridotto le spese e i consumi. Il Comune di Verona no, anzi, la giunta Tosi punta sulle grandi opere, sulle grandi infrastrutture e sui grandi interventi privati, prontamente recepiti dal Piano degli Interventi.

Di fatto si continuano a buttare al vento tempo e soldi in progetti che hanno scarse probabilità di andare in porto e non si fanno le cose di cui ci sarebbe davvero bisogno e che, dati i tempi, sono le uniche che ci potremmo permettere.

Sinteticamente il grafico illustra come con opere poco costose, quali sono le piste ciclabili, si riesca ad aumentare notevolmente la quota di mobilità in bici; la conseguente diminuzione del traffico rende la città (non solo il centro) più bella e quindi aumenta anche la quota di mobilità a piedi, infine con strade più libere i mezzi pubblici, senza investimenti, funzionano meglio.

La quota di mobilità in auto a Bolzano è del 30% mentre a Verona è più del 60%, ciò vuol dire che si potrebbe ridurre il traffico attuale di oltre il 50%. Altro che le misere percentuali di traffico che il traforo dovrebbe spostare da sud a nord!

Una rete efficiente di piste ciclabili risolverebbe i problemi del traffico di Verona molto meglio e con costi infinitamente più bassi di quelli del traforo. Ma Tosi e Corsi si sentirebbero probabilmente sviliti e la loro immagine di capitani coraggiosi ne risulterebbe sminuita.

Così, nonostante le casse vuote, i bilanci in passivo, i derivati da smaltire e i mutui da pagare si continua a vaneggiare di grandi progetti e si accumulano ulteriori debiti. Perché, che si faccia o no il traforo, qualcuno dovrà pagare a Technital il costo del progetto e all'ATI la penale dovuta per recedere dal progetto, cosa che si ripropone identica con Ca del Bue  e con Urbaser. (Tosi parla infatti di potenziali danni nell'ordine stimato di 9 milioni di euro tra penali per mancato guadagno e costi di progettazione sostenuti).

Ora, intanto che si accumulano nuovi debiti, il Comune non si accontenta dell'IMU e delle rimesse dallo Stato, vale a dire le tasse dei cittadini, ma si dedica in maniera massiccia a trucchetti di finanza creativa e alla svendita del patrimonio immobiliare.

Sul fronte della finanza creativa, il Comune sta usando le aziende di sua proprietà come dei bancomat, attraverso costosi giochini finanziari. Non contento di aver indebitato l'AGEC per un trentennio, costringendola ad acquistare le farmacie comunali, oggi è la volta dell'incorporazione AGSM-AMIA.

Esattamente come nel caso precedente, l'AGSM, interamente di proprietà del Comune, acquista dal Comune Stesso l'AMIA, indebitandosi fino agli occhi. Il vantaggio per il Comune è evidente: proprietà inalterata, soldi freschi nelle casse di Palazzo Barbieri e ben due consigli di amministrazione da lottizzare (se ci fosse stata la 'fusione' le poltrone si sarebbero dimezzate).

Anche la decisione di mantenere 3 consigli di amministrazione per far funzionare in maniera pessima i sempre più ridotti trasporti pubblici è un chiaro esempio di questa politica finanziaria.

Chi paga?, Ma naturalmente i cittadini veronesi e i loro eredi, che si ritroveranno per lustri tariffe maggiorate per i servizi resi da AMIA, AGEC e AGSM, AMT, APT, ATV necessarie per pagare debiti e mutui.

Sul fronte del patrimonio pubblico, continua la svendita dei palazzi storici sia del Comune che della Provincia. In assenza di compratori, Tosi e sodali hanno trovato un'ottima spalla nella Fondazione Cariverona, ente privato, ma a controllo fosco, che fino a qualche anno fa finanziava ristrutturazioni di palazzi storici, grandi iniziative culturali, meritevoli azioni sul territorio, mentre oggi impiega la sua liquidità per arricchire il proprio patrimonio immobiliare a spese della proprietà pubblica.

Ecco perché i cittadini di Verona pagano le tasse tre volte: la prima con la normale imposizione (già in fascia alta), la seconda con le tariffe future proprie e dei propri figli, la terza con la svendita dei gioielli cittadini.

 

CGIA di Mestre 07/04/2012

Questo è il carico fiscale locale che pesa su ciascun italiano: 1.230 euro.

Mentre il carico fiscale chepesa su ciascun veronese: 1.338 euro.

La classifica del Sole 24 ore.

I Comuni più indebitati d'Italia

Alla fine del 2011 la classifica delle città più indebitate vedeva al primo posto Milano con 3.931 milioni di euro (quasi 4 miliardi), quindi Torino con 3.200, Napoli 1.589, Genova 1.328, Roma 1.149, Catania 522, Firenze 495, Verona 409 e Palermo 338.

Verona: indebitamento complessivo 409.416.639 euro; indebitamento pro capite 1546,8 euro.

Naturalmente i milioni di debito vanno messi in relazione col numero di abitanti: il Comune di Verona risulta essere uno dei comuni più indebitati d'Italia. Brescia per es. ha 15,7 milioni di debito con un indebitamento pro capite di € 82.6.

Verona ha anche il debito più alto del Veneto, davanti a Venezia che ha debiti per 371 milioni.

Se sommiamo i debiti delle aziente pubbliche, che ad aprlile 2012 arrivavano a 604 milioni, con i debiti del Comune, che a fine 2011 arrivava a 409 milioni, scopriamo che il Sistema Verona ha debiti per più di 1000 milioni di euro.

Un primato che pagheremo molto caro!!

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