È il vigneto Cannubi il problema del Barolo? Da Il Fatto quotidiano, 3 maggio 2011 - Ambiente & Veleni | di Gian Luca Mazzella

Cannubi, ossia uno dei più celebri vigneti delle Langhe e dell'Italia, menzionato in bottiglia prima ancora che il termine "Barolo", è oggetto di una battaglia legale sul nome e sui confini. Così come riportato da Giovanni Bietti, in varie occasioni, attraverso il blog di Rizzari-Gentili sul sito de l'Espresso. Una battaglia legale che si concluderà col parere del TAR Lazio, a ottobre prossimo.

Fra i contendenti c'è la grossa azienda Marchesi di Barolo (circa 1.500.000 bottiglie l'anno) che, invero, aveva già battagliato per il Cannubi diversi anni prima. Facendo ricorso al TAR Piemonte contro una delibera del comune di Barolo che approntava un riconoscimento ufficiale (e una conseguente delimitazione) dei vigneti storici e vocati, altrimenti detti cru: meritevoli di menzione in etichetta, appena regolamentata dalla legge 164 del 1992.

Tale legge, che intendeva disciplinare meglio le denominazioni di origine, divenne l'occasione per ampliare le denominazioni stesse, piantando Nebbiolo da Barolo dove prima era Dolcetto o Barbera o Moscato. O dove prima non c'era vite ma soltanto bosco.

Negli ultimi vent'anni, non diversamente da altre famose denominazioni quale Brunello o Amarone, il Barolo e il Barbaresco hanno raddoppiato gli ettari a Nebbiolo e la produzione totale di bottiglie: nel 2010 oltre 12 milioni per il Barolo e oltre 4 milioni per il Barbaresco.

Sono infatti occorsi vent'anni per ufficializzare i cru, oggi chiamati "menzioni geografiche aggiuntive". Vent'anni in cui il paesaggio delle Langhe è stato in parte trasfigurato, e non solo da alberghi o cantine che hanno divorato o abbrutito le mirifiche colline. Scrive Beppe Rinaldi, viticultore: "qui si sono piantate vigne anche sui solai. Non doveva essere concesso, anche per lo scontato conseguente discapito della qualità e la nota conoscenza della fragilità delle nostre colline, che ora franano drasticamente col parere del geologi… Da tempo, invece, prevale un unico discrimine: il profitto… mentre alla base della nobiltà e immagine di certi prodotti c'è la scarsità".

Peraltro il percorso di riconoscimento dei vigneti vocati, è stato travagliato oltre che poco chiaro. Si è passati dal concetto di "sottozona" al concetto di "menzione aggiuntiva", aggiungendo in ultimo specificazioni quale "denominazione comunale" o "vigna". Sicché tutte le aziende possono comunque aggiungere qualcosa in etichetta, senza che siano davvero indicati i vigneti più vocati.

Inoltre si sono aggiunti anche nomi di "cru" appena battezzati, a mappare vigneti che dapprima non erano stimati rilevanti o non c'erano mai stati; si sono permesse, per diritti acquisiti, ragioni sociali di aziende che richiamano denominazioni protette a scapito della ratio nell'articolo 23 delle legge 61 del 2010; si è lasciato piantare vigna nell'area del Barolo, con diritti d'impianto comprati fuori del territorio: in Monferrato come in Veneto.

Peraltro, nell'euforia da "piantagione" è perfino passata una modifica del disciplinare di produzione (proposta pubblicata in G.U. nel 2010) atta a permettere di fare Barolo da vigne esposte in parte a nord. Il Consorzio l'aveva approvata, e se non fosse stato per un ricorso al Comitato Nazionale Vini presentato da Alfio Cavalloto, col sostegno di una quarantina di altri produttori rinomati, e per un cambiamento del Cda del Consorzio, ci sarebbe la possibilità di coltivare "Nebbiolo da Barolo nell'esposizione da -22,5 a +22,5 gradi bussola, ovvero da NORD,NORD-OVEST a NORD,NORD-EST". Dunque citando il ricorso "un grave errore che farà aumentare enormemente i nuovi impianti a Nebbiolo da Barolo. In una situazione di mercato estremamente difficile… aumentare l'offerta, tra l'altro di scarso o pessimo Barolo, è senz'altro una mossa sbagliata che danneggerà l'immagine e l'economia locale… Mai, nella storia della nostra viticoltura, esposizioni così poco assolate sono state prese in considerazione per la coltivazione del Nebbiolo da Barolo."

È comunque stata approvata, nel nuovo disciplinare del 30/09/2010, la modifica di alcuni parametri analitici quale l'acidità: il cui valore minimo, per quanto il Nebbiolo non difetti di acidità, è stato abbassato.

"Per la mia famiglia" commenta Pio Boffa, della nota azienda Pio Cesare "che fa vino in Langa da 130 anni, il Barolo è il compendio di uve Nebbiolo proveniente da diversi vigneti, che si combinano assieme per dare caratteristiche diverse. Possono concorrere anche vigneti esposti ad est o ad ovest, e non al pretto sud, specie col riscaldamento climatico globale, coi nuovi cloni di Nebbiolo, con l'attuale diradamento dei grappoli. Una volta si coltivavano anche altre uve, perché più che produrci direttamente vino si vendevano, e non si voleva rischiare. Oggi che il Barolo ha molto più appeal rispetto a 30 anni fa, si coltiva Nebbiolo per fare Barolo: è nei migliori ristoranti del mondo, e non è mai stato così grande, data i tanti produttori che fanno qualità".

Difatti il Barolo, ossia il vino più longevo e nobile d'Italia, è davvero apprezzato all'estero: tanto che il 65% della produzione va fuori dell'Italia. Per giunta, una considerevole parte del Barolo venduto in Italia non è acquistato da italiani.

"Alla fine c'è da essere ottimisti" commenta. Pietro Ratti viticultore e presidente del Consorzio di Tutela "abbiamo l'unica vera mappatura dei vigneti in Italia, riportante anche la quantità che è possibile produrre in una microarea. Abbiamo sospeso le concessioni di nuovi diritti di impianto, lasciando possibile soltanto un minimo per area e per singolo produttore. Del resto l'aumento della produzione si è assestato, in quanto legato a una congiuntura economica precisa. E il prezzo del vino sfuso è raddoppiato negli ultimi sei mesi. Dunque la produzione totale di oggi non è esagerata, ma può soddisfare le crescenti richieste sui mercati internazionali".

Che la Cina sia con voi!

Contenuti correlati

Natale è morto. Lascia un grande vuoto.
Natale è morto. Lascia un grande vuoto. La neve è un vago ricordo, il clima è primaverile, a malapena ci si fa gli auguri, resistono bene cene e pranzi, vanno forte le vacanze esotiche.Con i cambiamen... 4638 views Mario Spezia
Trump è un immigrato pericoloso
Trump è un immigrato pericoloso Lui, la sua famiglia, i suoi connazionali hanno attraversato l'Atlantico e hanno invaso un continente che apparteneva ad altri popoli, hanno decimato con le arm... 2839 views Mario Spezia
Come cambierà Verona - terza parte
Come cambierà Verona - terza parte Giorgio Massignan mette sotto accusa anche il Piano d' Area della Regione VenetoContribuiscono al saccheggio del nostro territorio anche le nuove realtà urbanis... 2535 views giorgio_massignan
Le mani sulla Passalacqua
Le mani sulla Passalacqua Giovanni Policante e Stefano Malagò, i professionisti ai quali è stato affidato l'incarico di preparare il progetto esecutivo dell' intervento, si presentano co... 6161 views redazione
Xylella e altri parassiti
Xylella e altri parassiti Di parassiti, di alcuni criminali e di altre questioni. La meticolosa indagine delle comunarde di Urupia mostra i reali motivi dello sterminio degli ulivi in Sa... 3264 views comune_di_urupia
Il Baldo è un Parco
Il Baldo è un Parco Sono passati quasi 40 anni da quando il WWF chiese alla Regione Veneto l'istituzione del Parco Naturale Regionale del Monte Baldo. Analoghe ripetute proposte se... 4287 views averardo_amadio
Il Vajo Paradiso
Il Vajo Paradiso Ricordi e paesaggio del Vajo Paradiso - Grezzana (VR)Una presentazione esaustiva delle caratteristiche geo-morfologiche del Vajo Paradiso ed una appassionata pe... 7276 views giorgio_chelidonio
L'ora della terra secondo il WWF
L'ora della terra secondo il WWF Come alcune manifestazioni abbiano ormai fatto il loro tempo e come ci sia bisogno di rinnovare sia l'impegno che la comunicazione anche all'interno delle grand... 3353 views Mario Spezia