La monocoltura intensiva comporta una serie di problemi nuovi, che vanno capiti ed affrontati in maniera nuova. Questa è la nostra proposta.

 

Si sa, ognuno tira la coperta dalla sua parte ed era piuttosto prevedibile che Bertaia, lo spianatore del Maso, non fosse molto preoccupato della pericolosità dei fitofarmaci. Poco più che acqua fresca, secondo lui. Come è prevedibile che i numeri forniti dai viticoltori siano molto più piccoli di quelli forniti delle statistiche.

L' Arpav, nella presentazione di un suo studio sulla vendita dei prodotti fitosanitari in Veneto fra il 2003 e il 2007, mette in evidenza "

Questi sono i dati forniti dall' ARPAV:

"Nel 2007 la quantità complessiva di fitofarmaci venduta solo in Veneto è stata di 14.936.186 Kg.

Di questi 6.722.975 sono stati venduti in provincia di Verona".

Chiunque è in grado di capire che se questi prodotti sono stati venduti, sono stati anche usati.

Quindi smettiamola di raccontare storielle ed iniziamo a fare i conti con la realtà.

La realtà è che da anni l' impiego dei fitofarmaci è completamente sfuggito di mano a chi doveva tenerlo sotto controllo. L' uso dei fitofarmaci non è di fatto ne' regolamentato ne' controllato da alcuno. Qualsiasi vicoltore giura di usare pochissimi veleni, e quasi solamente rame e zolfo, e di fare pochissimi trattamenti, ma la realtà è completamente diversa e tutti lo sappiamo molto bene.

Fino a qualche anno fa il viticoltore frequentava dei corsi ed otteneva un tesserino che lo abilitava ad irrorare i fitofarmaci. Un po' alla volta questa procedura è diventata una pura formalità e adesso può tranquillamente succedere che chi sparge il prodotto (spesso si tratta di stranieri, anche fuori regola) non abbia la minima cognizione di quello che sta facendo.

Se negli acquedotti vengono trovati DDT, atrazina ed altri composti pericolosissimi, vuol dire che qualcuno li ha spruzzati. E qui bisognerebbe aprire un capitolo speciale sul comportamento delinquenziale delle aziende che producomno e mettono in commercio questi prodotti e sulle sanzioni pesantissime che si dovrebbero comminare.

Non è più solo un problema di regolamento comunale, è un problema che investe il presidio sanitario e anche la popolazione residente, che ha diritti analoghi a quelli dei viticoltori. Per questo si dovrebbe costituire un gruppo di studio in cui siano rappresentati i viticoltori, i tecnici agronomi, le associazioni di categoria, i medici e i presidi sanitari, l' ARPA, i comuni e anche le associazioni ambientaliste che hanno posto sul tappeto il problema e che rappresentano un interesse diffuso della popolazione.

C' è anche un problema, non secondario, di recepimento delle nuove normative europee: /it/notizie/2009-nuovo-regolamento-europeo-sui.html

Non si tratta di trovare dei colpevoli, si tratta di affrontare i problemi in maniera nuova, con un' ottica che tenga conto della loro complessità. L' idea che, siccome siamo in piena crisi economica, BON TUTO, è semplicemente controproducente. Più fitofarmaci verranno irrorati, più residui tossici verranno trovati nelle bottiglie, con conseguenze facilmente immaginabili.

Sarebbe più saggio fermarsi e cominciare a capire di cosa c' è veramente bisogno. A parole siamo tutti d' accordo, ma nella pratica nessuno è disposto a cambiare rotta di mezzo grado. Si continua a disboscare, a piantare nuovi vigneti e a spruzzarli con tonnellate di fitofarmaci, a volte anche proibiti. Sarà un caso, ma ormai tutti i "richiamati" si presentano alle porte del paradiso con una cartella clinica che indica il tipo di tumore che ha posto fine alla loro vita terrena.

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