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Legambiente, Greenpeace e l'ecofighetto (6)

 
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Legambiente e Greenpeace stilano classifiche di ecologicità dei prodotti e dei processi. Ma rischiano di fomentare gli ecofighetti al consumismo.

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Dalle scorse settimane, su tutti i media di informazione campeggia la classifica di Legambiente, chiamata "EcoTopTen", in cui trovano posto i modelli di auto, tv e lavatrici più ecologici. È considerata uno strumento di informazione per il consumatore, ma anche uno stimolo all'industria perché non si trascuri l'innovazione tecnologica.

Oltre 850 modelli di auto scrutinati, con le ibride a farla da padrone; ma sono presenti anche le auto diesel, come la Smart fortwo e VW Polo. Non mancano eco-televisori, anche giganti,  lavatrici ed eco-condizionatori (forse l'ossimoro più evidente della storia dell'ecofighettismo).

Sapendo che l'impatto energetico delle macchine che compriamo non riguarda solo la vita utile, ma anche i cicli di produzione e smaltimento, c'è da chiedersi che senso abbia stilare e pubblicare questo tipo di classifiche, che riguardano solo le prestazioni dei prodotti testati.

Con gli stessi intenti, ma con un occhio ambientalista di più alto livello, Greenpeace pubblica ogni sei mesi la "Guida all'elettronica verde", una sorta di esame effettuato presso alcuni produttori di hardware per informatica e telefonia mobile. Qui gli aspetti della produzione e dello smaltimento sono giustamente presi in considerazione.

Secondo Greenpeace, infatti, "lo smaltimento dei rifiuti elettronici e l'impiego di sostanze chimiche pericolose nella produzione di prodotti tecnologici come personal computer e cellulari rappresentano una vera e propria emergenza ambientale".

La classifica tiene così in considerazione l'uso di sostanze tossiche, il trattamento e riciclaggio dei rifiuti energetici, l'energia utilizzata per la produzione e l'uso dei prodotti. Nell'ultima edizione Nokia è in pole position, seguita da Sony ed Ericsson, Toshiba, Apple.

Ma anche la più sofisticata classifica di Greenpeace non manca di suscitare perplessità. Innanzi tutto i giudizi sono stilati in base all'autocertificazione delle aziende, e quindi possono premiare tendenzialmente i bugiardi e gli ottimisti. In secondo luogo, l'aspetto del processo produttivo è solo una parte dell'impatto ecologico dei prodotti elettronici. La vita utile dei prodotti potrebbe variare in modo decisivo la loro valutazione ambientale.

Le classifiche di Greenpeace e di Legambiente potrebbero incentivare gli ecofighetti alla sostituzione di apparecchi ancora funzionanti, con prodotti di impatto magari più basso, ma non nullo.

Siamo d'accordo sul fatto che, se proprio dobbiamo acquistare un oggetto, è meglio che questo sia il più ecologico possibile. Ma prestigiose associazioni ambientaliste dovrebbero usare maggiore cautela: mettere un bollino verde su un prodotto ecofighetto non sembra essere un vantaggio per il pianeta.

Auto, elettrodomestici, PC, cellulari e apparati elettronici sono prodotti ad alta intensità energetica; la loro produzione richiede un dispendio notevole di risorse, a causa della tecnologia che inglobano e del numero elevato di componenti, ciascuno dei quali si porta dietro la propria storia di inquinamento richiesto per la propria produzione.

A questo problema energetico si aggiunge quello della spazzatura: secondo l'ONU, ogni anno in tutto il mondo si generano 50 milioni di tonnellate di rifiuti informatici. "Solo nel porto nigeriano di Lagos, ogni mese arrivano 100.000 computer," sostiene Achim Steiner, sottosegretario generale e direttore del Programma Ambiente dell'ONU, "gran parte di questi sono del tutto inutilizzabili. In altre parole, stiamo utilizzando l'Africa come discarica".

Con queste campagne si rischia di premiare aziende che hanno strategie di marketing orientate alla sostituzione di macchine ancora funzionanti. Il telefonino più verde del mercato è il nostro vecchio telefonino, visto l'assurdo carico inquinante che la produzione di macchine nuove si porta dietro. E questo vale per qualunque prodotto tecnologico.

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Utente: Skossa970

Io invece la trovo molto utile,xke' compro le cose solo quando veramente mi servono,x cui sapere ch c'è qualcuno che pressa le aziende mi permette poi di scegliere con più chiarezza in merito di tutela ambientale,

se rompo il telefonino devo cmq ricomprarlo,non è che smetto di usarlo xke' mando avanti il sistema consumistico

per cui ben venga,sperando in un futuro sempre più verde
Redatore: Mario Spezia

Sicuramente le varie agenzie che si occupano della eco/classificazione dei prodotti industriali svolgono un importante compito di "regolamentazione" dei prodotti stessi. Il rischio è che passi un messaggio di questo tipo:

"Sei ecologista se ti procuri in continuazione l' ultimo ritrovato della tecnologia ecologica". Molta gente ragiona così: "Posso avere il massimo della tecnologia disponibile e insieme contribuisco a tenere pulito l' ambiente".

Ma in fondo non è proprio questa parossistica gara a chi produce di più in tutti i sensi a produrre il vero danno?
Utente: Ufficio Stampa It

Dal 2006, Greenpeace pubblica ogni tre mesi la sua "Eco-guida ai prodotti elettronici verdi", classifica che valuta i comportamenti delle aziende su vari aspetti ambientali. Grazie a questo strumento di campagna, oggi possiamo vantare di aver spostato grandi multinazionali dell'hi-tech verso produzioni più pulite, una corretta gestione dei loro rifiuti elettronici e la commercializzazione di prodotti più efficienti. Greenpeace ha agito da catalizzatore nel migliorare le performance ambientali di compagnie come Apple, HP, Sony, Nokia, Philips, e altre.

La valutazione di Greenpeace è frutto delle informazioni disponibili al pubblico sui siti web delle multinazionali, a cui seguono incontri di lobby fra gli alti vertici dell'associazione e quelli delle corporation. Non mancano poi altre attività di pressione che l'associazione porta avanti per coronare questo lavoro. Il lancio di siti web appositamente ideati come nel caso della campagna Green my Apple ( www.greenmyapple.org ) e le analisi di laboratorio dei prodotti elettronici per verificare l'eliminazione di sostanze tossiche (iPhone, console, pc) sono parte delle nostre attività.

La pubblicazione dell'Eco-guida comporta un lavoro complesso e costante nel tempo e non è una mera pubblicazione di una lista di aziende. È uno strumento di campagna volto a modificare certe "abitudini" poco ecologiste del settore tecnologico. E di certo non può essere visto come uno strumento che promuove abitudini sbagliate, l'"usa e getta" della moderna società consumistica. Nell'ambito della gestione dei rifiuti urbani, Greenpeace da sempre promuove di ridurre la produzione dei nostri scarti quotidiani adottando comportamenti virtuosi, che privilegino la riparazione, l'aggiornamento, il riutilizzo e il riuso degli articoli di consumo, compresi quelli tecnologici!

Ufficio stampa Greenpeace
Utente: Ebernardi1968

Secondo me è giusto divulgare queste classifiche però sotto sotto c'è qualcosa che non mi torna, concordo con te che "Il telefonino più verde del mercato è il nostro vecchio telefonino".
Utente: Attilio Anacleto

Ho fatto installare sul mio vecchio pc portatile (appena 3 anni) il sistema operativo "open source" Kubuntu su piattaforma Linux. Il suo utilizzo non è proprio semplicissimo, ma per prestazioni è addirittura migliore di Windows. Il segreto forse è che non necessita di antivirus, non ha interfacce grafiche fighette, e non arrivano giornalieri aggiornamenti che in breve tempo riempiono la memoria dell'hard disk. Il vecchio Pc ha una nuova vita, così non si è costretti a buttarlo...e nemmeno pagare un sistema operativo nuovo a Bill Gates, perchè l'open source è gratuito. Una traduzione approssimata del principio di Ubuntu è "umanità attraverso gli altri". Ubuntu è un'ideologia morale del Sud Africa focalizzata sulla lealtà e sulle relazioni delle persone. La parola deriva dagli idiomi Zulu e Xhosa.

"Una persona con ubuntu è aperta e disponibile agli altri, conscia degli altri, non si sente minacciata dal fatto che gli altri siano capaci e bravi, poiché lui o lei ha una propria sicurezza di sé che le deriva dal sapere che appartiene ad un tutto più grande ed è diminuita quando gli altri sono umiliati o diminuiti, quando gli altri sono torturati od oppressi". —Arcivescovo Desmond Tutu