"Nonlavorarestanca' è il titolo di una nuova serie di fogli informativi che ruotano attorno al principio per cui un percorso di reinserimento sociale graduale e assistito è il modo più efficace di abbattere la recidiva.

Frutto di un lavoro in rete tra le città di Padova, Venezia, Verona e Rovigo, è appena uscito il primo numero della serie "Nonlavorarestanca", a Verona curato dall'associazione di volontariato La Fraternità.

Il foglio è abbinato a una newsletter settimanale con le notizie legate alla realtà locale della pena. Il periodico è destinato alle aziende, ricco di approfondimenti, interviste e riflessioni sia di esperti del mondo del lavoro e di quello penitenziario che di imprenditori e, naturalmente, dei detenuti stessi. Il principio di base è che un percorso di reinserimento sociale graduale e assistito è il modo più efficace di abbattere la recidiva.

Questi supplementi al giornale della Casa di Reclusione di Padova, Ristretti Orizzonti, sono stati pensati per sensibilizzare aziende, cooperative, enti pubblici e agenzie interinali su quale sia la più grande esigenza di chi è (o è stato) detenuto: trovare un lavoro per guadagnarsi onestamente da vivere, crearsi nuove relazioni sociali, sentirsi autonomi, indipendenti e pronti a ricominciare da capo.

"Ecco perché il lavoro mi ha salvato", recita il titolo di uno degli articoli presenti in questa prima uscita e dedicato all'esperienza di due detenuti che lavorano in aziende profit, fianco a fianco con persone regolari, per cui confrontarsi con persone normali in un ambiente normale si è rivelato l'unico modo per uscire dal vortice della galera.

"Questo foglio – spiega la giornalista Ornella Favero, che ne è la direttrice responsabile - è stato realizzato nell'ambito del progetto 'Il carcere dentro la città', che nasce da una esigenza precisa: aprire il carcere a un confronto vero con la società, perché solo da un carcere più aperto e inserito sul territorio possono uscire persone in grado di iniziare un percorso di reale reinserimento. Investire su questo avvicinamento fra carcere e città, anche attraverso il reperimento di nuove opportunità lavorative per i detenuti, significa davvero lavorare per la sicurezza di tutta la società".

Utile strumento per chiarire anche quali siano i benefici economici per un'azienda che assume detenuti, a Verona il giornale è in distribuzione tramite realtà come Confindustria, Confcommercio e Apindustria. Per chi fosse interessato, copie del numero sono reperibili anche nella sede dell'associazione La Fraternità, sia in formato cartaceo che in formato pdf, da richiedere tramite posta elettronica o attraverso il sito.

Da Verona (a pag.6 di Nonlavorarestanca), arriva la presentazione di Lavoro&Futuro, azienda s.r.l. di Giuseppe Ongaro e Edgardo Somma, nata all'interno del carcere di Montorio, a testimonianza di come sia possibile dare lavoro a chi ne ha bisogno (attualmente una cinquantina di detenuti) senza per questo rinunciare alla competitività sul mercato.

Un'azienda tra l'altro aperta alla sfida di portare il lavoro anche fuori dal carcere. Infatti Ongaro afferma "Credo di potermi sbilanciare: sto facendo una cooperativa sociale in questo senso, il 99% del mio cuore è ormai convinto di riuscirci. Si chiamerà Segni e sarà una cooperativa sociale di tipo B, ma con mentalità imprenditoriale".

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