Il candidato repubblicano è misogino, razzista, plutocrate, prepotente, vanesio, accentratore, dispotico, fascista. Un una parola, il classico maschio bianco americano medio. Ma se contasse solo l'economia, sarebbe il migliore di tutti.

"Donald Trump è una delle persone più democratiche che io conosca. Ha un dono: sa che cosa vuol sentirsi dire la gente in un determinato momento. E lo dice. È un incrocio tra Silvio Berlusconi e Beppe Grillo."

(Flavio Briatore)


Gli USA sono un paese bizzarro, folkloristico e, se preso con il necessario distacco, anche divertente. Eppure sono la prima economia al mondo, e, per lo meno per soldi spesi, la prima potenza militare, quindi, volenti o nolenti, condizionano le sorti di buona parte del mondo.

Per questo motivo le elezioni presidenziali rappresentano un momento importante, e non solo per gli USA. Qualcuno si spinge a dire, non senza fondati motivi, che a queste elezioni dovremmo partecipare anche noi, visto che bene o male le conseguenze ce le troviamo un po' tutti sul groppone.

Mentre da parte democratica i giochi non sono ancora fatti, il G.O.P. (Grand Old Party, il partito repubblicano) ha già il suo candidato, l'impresentabile Donald Trump. Sul suo conto si sta dicendo ogni cosa: è misogino, razzista, plutocrate, prepotente, accentratore, vanesio, dispotico, fascista. Un una parola, il classico maschio bianco americano medio.

Se su che cosa sia Donald Trump possiamo essere sostanzialmente d'accordo, meno immediata è la valutazione di che cosa accadrebbe se diventasse presidente. Qualcuno arriva a dire che con l'America nelle sue mani, si potrebbe arrivare a un'escalation verso la terza guerra mondiale. Vediamo di analizzare, senza eccessi emotivi, cosa potrebbe cambiare negli USA e nel mondo con Trump presidente.

Innanzi tutto la terza guerra mondiale: non si capisce perché dovrebbe scatenarla uno come Trump se non c'è riuscita una serie di bombaroli come Bush Sr., Bush Jr. e il peggiore di tutti, il re della guerra dei droni, il premio Nobel per la pace nel 2009(!) Barack Obama. Analizzando i discorsi pubblici del platinato, sotto la sua guida gli USA intraprenderebbero la strada dell'isolazionismo politico, in virtù di muri, tariffe doganali e chiusure varie. L'isolazionismo, si sa, non porta né guerre per la conquista di risorse, né servizi segreti invadenti, né prevaricazione sulle sovranità dei paesi alleati. Anzi.

Veniamo al protezionismo, parola che fa inorridire tutti i seguaci del liberoscambismo che si sono susseguiti al timone della nazione più industrializzata del mondo: Trump minaccia l'imposizione di tariffe commerciali, in primis contro la Cina, controlli doganali e disincentivi alle aziende Usa che delocalizzano. In pratica, un'economia più autarchica (tanto per citare Mussolini, uno dei riferimenti culturali del ciuffo biondo). Siamo proprio sicuri che una nazione meno invadente sul piano commerciale sia un danno per noi che stiamo fuori?

Proprio in campo commerciale, Trump proclama di voler abbattere il North American Free Trade Agreement (Nafta), di voler rescindere il Trans Pacific Partnership (Tpp), trattato firmato in fretta e furia dall'ultraliberista amministrazione Obama. E non parliamo del TTIP, l'accordo commerciale con l'Europa, la seria minaccia di cui abbiamo già parlato qui e qui. I democratici lo appoggiano, i repubblicani, soprattutto Trump, sono contrari. Il mondo si sta veramente rovesciando.

Dal punto di vista sociale, Trump è sì favorevole a mantenere la libertà di avere armi per i privati cittadini, ma va detto che Obama, in otto anni di presidenza, non ha nemmeno provato a scalfire questo diritto. E per quanto riguarda l'Obama-care, il programma di sicurezza sociale da poco in vigore, Trump non ha espresso alcuna volontà di effettuare tagli, a differenza degli altri candidati repubblicani, per cui si profilerebbe una sostanziale continuità con la precedente amministrazione.

In sintesi, se dovessimo fidarci delle sue dichiarazioni, e riuscissimo a sorvolare sulle sue cadute di stile, sul suo ridicolo toupet biondo, sull'aggressività di molti suoi fan, il candidato Trump trasformerebbe gli USA in una sorta di Svizzera, paese chiuso, poco tollerante nei confronti degli stranieri, ricco e classista. Ma anche paese neutrale, storicamente avverso alla guerra anche se non impreparato a tale evenienza.

Se, come credo, il terrorismo nasce dall'invadenza dispotica della CIA e dei potentati economici in Medio Oriente, sarebbe interessante chiedersi cosa succederebbe in caso di ritiro sostanziale degli USA da quei delicati scenari, che l'eventuale amministrazione Trump sta prefigurando.

Ma non preoccupatevi: le probabilità di vittoria di Trump sono bassissime. Non appena le cose si metteranno male, arriveranno copiosi finanziamenti da parte delle multinazionali (le uniche che ci rimetterebbero sul serio in caso di isolazionismo USA) a favore della candidata avversaria, notoriamente favorevole al TTIP e a una politica estera aggressiva. E oggi, in democrazia contano solo i soldi.

P.S. Come l'altra volta, otto anni fa, poi non dite che non ve l'avevo detto.

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