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Informazione e ambiente veronese

Le vegne maregne

 
2015 vegne maregne 18270

Sui due lati di Via Are Zovo è in atto da settimane la distruzione definitiva degli ultimi prati aridi rimasti sulle dorsali delle colline veronesi.

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Siamo nel territorio del Comune di Verona, in una zona che nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTRC) è segnalata come "prati aridi" e che a suo tempo avrebbe dovuto essere inserita all'interno del SIC Borago Galina.

In questo ambiente xerotermico fino a questa primavera fiorivano le orchidee: la benacensis, l'apifera e la purpurea. Abbondante era il Dictamnus e il lino delle fate. Ora, morte le fate, è scomparsa anche la magia del luogo, quelli che alcuni chiamano genius loci. Abbondanti erano anche le farfalle, cito a memoria Scolitantides orion; alexis e Pseudophilotes baton, tipiche dei vegri.

Ironia della sorte vuole che gli studi degli anni 80 (Mason, Braioni et al.) volevano quelle zone poverissime dal punto di vista  pedologico e quindi dal punto di vista agricolo. Ma quello che era impensabile negli anni 80 adesso è divenuto tristissima realtà. Si può assolutamente affermare che la distruzione perpetrata dagli anni 50 ad ora in Pianura, rendendola di fatto un deserto dal punto di vista ecologico (dimostrato nei vari atlanti delle specie sensbili come bioindicatori, tipo i Ropaloceri o le piante, Prosser ultima conferenza al Museo) si sta estendendo a macchia d'olio fino ai 600 metri e oltre.

"Ricordate che te si pòlvar"

e polvar te ritornaré"

G'avéa dito Dio a la collina

ma no l'avéa capìo, la poarina.

Le farfale s'avéa alora radunà

in sima a le orchidee e ai fiori

dai più maravigliosi colori

da quela professia terorizà.

Le farfale pensava ale squame

e i fiori al poline sul stame.

Mai imaginando che le maregne

j'era lì vissìn: le vegne.

- maregne = matrigne

- vegne = vigne

- pedologia= Scienza che studia il terreno, soprattutto per un possibile sfruttamento agricolo; è detta anche geologia agraria.

- oasi xerotermica = enclave ambientale caratterizzata da una forte esposizione al sole con presenza di caratteristiche specie vegetali ed animali.


foto di N. Pighi

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Utente: Attilio Anacleto

Landgrabbing-Amarone. Questo è l'esempio di come il Vino-Business si possa fare prendendo un terreno collinare poverissimo dal punto di vista agronomico (ma ricchissimo di biodiversità) e renderlo coltivabile col solo ausilio di imput esterni, chimica e fertilizzanti. Questo supporto inerte (che poi chiamano "terroir") ha il solo pregio di essere ricadente nei confini della DOC più blasonata d'Italia.

Mi vergogno per quella categoria spesso elitaria di agricoltori che (come me) coltiva la vite.

Per colpa della loro cupidigia hanno banalizzato la bevanda della gioia e della festa, e dal significato eucaristico, in un mero liquido alcolico per edonisti beoni.

Non vi biasimo per la scelta di rinunciare ad un piacere della vita, se il piacere va contro la vita stessa.
Redatore: Mario Spezia

Ernesto, il vino è una sostanza tossica. Lo capisci dagli effetti che produce sia sui consumatori che sui produttori: vanno tutti fuori di testa.

http://www.veramente.org/wp/?p=10564
Utente: Ern Cav

Quanta uva bisogna vendere per poter recuperare i soldi spesi per interventi di questo tipo?

Quanti sono i contributi pubblici che, sotto varie forme, arrivano all'agricoltura italiana?

Qui ne trovate un esempio:

http://www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=2968159

dove:

>per un importo complessiovo di 13,5 Milioni di Euro, La regione finanzia nuovi impianti di vigneti con contributi a fondo perduto che ammonteranno dai 14 ai 17 mila euro per ettaro piantato.

Perciò, anche se non bevi più vino, con le tasse che paghi continueranno a distruggere la natura!
Redatore: Mario Spezia

Mi piange il cuore, a rinunciare al vino, uno dei piaceri della vita, ma penso proprio che per il resto della mia vita ne farò a meno. Ci sono delle cose belle che hanno un prezzo esagerato, a volte in denaro, altre volte in distruzione.

Il vino sta portando alla distruzione completa della biodiversità nella zona collinare e questo è decisamente troppo anche per uno che il vino lo ha sempre bevuto volentieri.