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WhatsApp registra le telefonate

 
2015 whatsapp registra telefonate 17829

Uno studio della Repubblica Ceca rileva un traffico anomalo di informazioni dai dispositivi Android ai server della app durante le chiamate telefoniche. Un consiglio: abbandonare la piattaforma.

"George Orwell era un ottimista"

(Mikko Hyppönen)


Sulla privacy, il mondo sembra dividersi sempre più nettamente in due categorie. Da un lato i potenti, che non sopportano che qualcuno spii le loro telefonate, come testimonia la battaglia dei politici (soprattutto renziani) contro le intercettazioni telefoniche.

Dall'altro lato il resto del mondo (i poveracci) sembra consegnare spontaneamente le chiavi dei fatti propri non alla giustizia di un paese sovrano, ma a una compagnia privata americana, un gigante della web-economy, o come l'abbiamo ribattezzata noi, della Uber-economy.

Uno studio recente ha scoperto che WhatsApp, monopolista del settore dei servizi di messaggistica gratuita, di proprietà di Facebook, parimenti monopolista del settore del cazzeggio gratuito, raccoglie sistematicamente i dettagli sulle chiamate effettuate, memorizzandoli sui propri server. Oltre a domandarci che cavolo se ne fa WhatsApp di questa massa immensa di dati sugli affaracci di milioni di utenti, c'è anche da sottolineare il rischio che gli stessi dati siano prelevabili da malintenzionati, come succede sempre più spesso.

Lo studio, condotto da ricercatori dell'Università di Brno, in Repubblica Ceca, è tra i primi a sbirciare 'sotto il cofano' di servizi offerti dai giganti della web-economy.

Per arrivare a questa scoperta, i ricercatori hanno dovuto creare uno strumento che decrittasse le comunicazioni tra un telefono Anrdoid e i server di WhatsApp, scoprendo un traffico di dimensioni anomale. È presumibile che i dati registrati siano più ricchi di quelli in possesso delle compagnie telefoniche tradizionali, contenendo informazioni utili al tracciamento fisico degli utenti, come l'indirizzo IP. Questi dati, in ogni caso, vanno ad aggiungersi ai numerosi già in possesso della casa madre Facebook su ciascuno dei suoi utenti.

Che fare dunque, per sabotare WhatsApp? Semplice: usare un sistema alternativo di messaggistica, che sia opensource (e quindi che il suo sviluppo sia trasparente) e gestito da comunità indipendenti. Un esempio? Telegram, strumento potentissimo, ricco di servizi, tra cui anche la comunicazione crittografata (i cui contenuti sono invisibili a tutti, tranne che al vostro interlocutore).

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Utente: Giuseppeandrioli

riguardo questo tema (privacy, lavoro, economia e digitale) segnalo l'incontro "La resistenza digitale", sabato 21 nov ore 15.30, organizzato da Officina s3. Chi fosse interessato, qui il link http://www.officina-s3.org/
Utente: Antonionicolini

c'è un mondo venefico che a mio parere non ci lascia scelta, o se ne esce o se ne assorbono i veleni, consapevolmente o meno il risultato non cambia, basta pensare ad altri due oggetti terribili, la televisione e l'automobile. Siamo felici se guardiamo la televisione o... stesso con l'uso dell'auto o del telefonino, o stiamo meglio se facciamo una passeggiata in collina o leggiamo un libro.

La difficoltà è che siamo immersi in questo mondo e noi esseri umani siamo animali che fra i vari bisogni primari abbiamo anchè quello di avere rapporti sociali con i nostri simili, mollare telefonini e tutta la tecnologia che ci invade la vita con effetti deprimenti necessita di un percorso, di una transizione, il salto a piè pari temo non sia salutare, almeno per la maggioranza di noi.

A questo punto però è importante capire se stiamo facendo un percorso di transizione o se ce la raccontiamo.
Utente: Cosmogonia

Segnalo che la pagina facebook di Telegram è da qualche tempo sospesa e a detta degli sviluppatori senza apparente motivo (forse pubblicavano foto erotiche degli utenti Telegram):

https://www.facebook.com/tlgrm.

Il fato vuole che facebook sia anche proprietario di whatsapp.

Ma guarda 'ste coincidenze..
Redatore: Mario Spezia

Ci sono sicuramente dei vantaggi, ma credo che gli svantaggi siano nettamente superiori, solo che non siamo disposti ad ammetterlo. Da quando ho il telefonino non riesco più a lavorare mezza giornata in santa pace, devo continuamente rispondere a decine di chiamate, spesso inutili, telefonate che una volta si facevano alla sera, normalmente dopo aver riflettuto e preso delle decisioni. Adesso è cambiato tutto: prima si telefona, poi - a volte - si pensa a cosa s'è detto.
Redatore: Michele Bottari

Il rifiuto totale della tecnologia, una volta riconosciuto che è dannosa (a mio avviso, sempre) sarebbe l'atto più opportuno e coerente.

Ma la sensazione è che un'azione, quando appannaggio di pochi eroi, sia sterile e spesso controproducente. Queste note sono per lo più dirette a comuni mortali.
Redatore: Michele Dall'O'

E se invece buttassimo nel cesso i telefonini, tout court?