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Informazione e ambiente veronese

La megalopoli padana

 
2012 megalopoli padana 9674

Proponiamo un breve estratto dal libro di Eugenio Turri: La megalopoli padana, pubblicato da Marsilio Editori nel 2000. Le esigenze che emergono da questa analisi mostrano quanto bisogno ci sia di sinergia e di cooperazione, il contrario di quanto proposto da chi, con il progetto di città metropolitana, vorrebbe imporre la supremazia e il controllo di una città sulle città vicine e sul territorio circostante.

Gli sviluppi dell'urbanesimo nello spazio padano compreso tra le Alpi, gli Appennini e l'alto Adriatico, hanno dato origine ad una grande struttura urbana che si può classificare come megalopoli, secondo i parametri fissati a suo tempo da J. Gottmann.  Con questo termine si vuole designare l'amplificazione urbana che, a partire dalla prima industrializzazione italiana, ha finito col costruire quel gigantesco organismo formato da un unico cordone urbano, che si stende da Torino a Milano, fino alle città veneto-friulane da un lato, da Torino a Bologna e Rimini dall'altro.

VERONA

Verona è una città medio-grande e svolge funzioni importanti nell'ambito padano, ponendosi nella megalopoli come nodo e città cerniera. Si può dire che Verona è una città veneta, ma si può anche dire che è lombarda, che è alpina e padana insieme. Questa sua polivalenza, anziché essere la sua forza, ha rappresentato e rappresenta ancor oggi la sua debolezza, come di una città che non ha ancora compreso il suo ruolo. Storicamente è stata più castigata che premiata da questa sua posizione. Anche dopo l'Unità d'Italia restò a lungo una città di caserme o una città di militari. Ciò ha favorito la conservazione e il dominio del vecchio patriziato agrario nella sua economia.

La maggior parte della sua popolazione è impegnata nelle attività terziarie, legate al suo ruolo di città commerciale. I suoi rapporti con l'Europa continuano ad intensificarsi, visto anche lo spostamento del baricentro dell'Europa verso est conseguente alla riunificazione della Germania e alle tentazioni occidentali dell'Europa dell'Est.

Culturalmente Verona ha buone istituzioni, ma le manca una vitalità culturale in grado di mettere a frutto le splendide opportunità che la sua posizione, strategicamente collocata rispetto ai flussi di idee e di informazioni che percorrono l'Europa, le offre. Soffre di un dominio politico incontrastato, prima della democrazia cristiana poi delle forze di centro-destra con la complicità dei poteri forti (banche, clero, istituzioni varie) che avrebbe bisogno di un benefico ricambio.

La città risente dell'appartenenza ad una regione, il Veneto, dove la popolazione delle città maggiori è largamente superata da quella dei loro territori. Ciò indica una dilatazione dell'insediamento finisce per disperdere le funzioni urbane in una miriade di comuni che vogliono salvaguardare le loro autonomie, al di fuori di ogni disegno di integrazione comprensoriale o metropolitana.

Ne risulta un contesto portato piuttosto a difendere i propri privilegi che a rinnovarsi. Non sembra che ci sia molta predisposizione verso un'organizzazione territoriale policentrica. Orgoglio municipalistico e ricordi di antichi primati frenano ogni tendenza verso accordi sinergici e coordinatori tra città.

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Utente: Attilio Anacleto

Sì Maurizio, per cominciare un modello più europeo di nuova mobilità mi sembra ineludibile.

http://it.euronews.com/2012/12/18/la-prima-capitale-verde-del-sud-europa/

Pensa quante altre politiche innovative si potevano attuare se non s'investiva in parcheggi sotterranei e trafori.

Pensa se al centro delle politiche comunali ci fosse stato il cittadino e non la sua automobile.

Basta uscire dalla stazione di Porta Nuova per capirlo: sembra di stare al centro di un autodromo.
Utente: Mauristr

Quale tipo di modello di sviluppo sarebbe interessante?

C' è qualcuno che ha la fortuna di conoscere qualche modello (magari già sviluppato da altre realtà) e che potrebbe in qualche modo ispirare lo sviluppo di Verona in positivo (vedi: viabilità scorrevole, ma che valorizzi la città, senza che in alcuni punti sembri di essere in autostrada, oppure non ci sia viabilità ciclabile; miglior sfruttamento risorse esistenti: ad es. Parco delle Mura,Arsenale, ecc., senza naturalmente cancellare le peculiarità positive già esistenti(vedi Arena e altre iniziative turistiche interessanti)?
Utente: Attilio Anacleto

Che succede in regione? Che sia la paura delle elezioni (che fà 90) questa "conversione sulla via di Damasco"?

http://www.larena.it/stories/dalla_home/446133_fatto_a_pezzi_il_progetto_dellautodromo/

Il fatto mi sembra rilevante.
Utente: Kelidonio

Hai, serva Verona di padani ostello,

burchio dal tristo nocchiero e senza testa,

non donna di cultura ma bordello!

(chiosa: bordél in veronese significa rumore, confusione ... come quello pseudo-norimberghese aizzato dall'Assessore ai Krauti.

burchio: dal tardo latino burclum, a sua volta dal latina barcula. Insomma una barchetta, stretta e affollata ....

Siamo e restiamo in un purgatorio socio-politico, dove come sintetizzava a fine anni '80 V.Andreoli al sud la mafia uccide e qua …i te fa morìr !!!*§%