Si, ce la faranno, nonostante tutti gli attentati che giorno dopo giorno noi umani mettiamo in atto.

E' molto probabile che ci saranno ancora alberi dopo che la razza umana si sarà estinta, ma è altresì possibile che la razza umana si estingua per penuria di alberi.

Gli incendi devastanti che sempre più spesso si sviluppano o, più probabilmente, vengono appiccati a tutte le latitudini e longitudini, dalla Siberia al Brasile, dal Canada all'Australia, passando ovviamente per Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Lazio, Toscana, Liguria e Piemonte, stanno riducendo in maniera sempre più consistente il patrimonio forestale del nostro pianeta. "Nel 2018 e nei primi mesi del 2019 gli ettari deforestati rilevati da satellite sono aumentati enormemente e si pensa che per la prima volta, dopo dieci anni di riduzione, supereranno di nuovo la quota di 10 mila km quadrati" (Giorgio Vacchiano).

Non solo stiamo riducendo la copertura vegetale, ma contemporanemente aumentiamo le emissioni di CO2 in proporzioni gigantesche. Noi, esatto, perchè noi "occidentali sviluppati" consumiamo la stragrande maggioranza dei prodotti ottenuti con la deforestazione: legname, prodotti minerari, combustibili fossili, prodotti agricoli, prodotti alimentari, in particolare carne, ecc.

E' ridicolo prendersela con Putin o con Bolsonaro perchè rifiutano gli aiuti di Trump e di Macron. Sarebbe più sensato non comprare i prodotti ottenuti con la deforestazione, ma davanti al prezzo conveniente tutti chiudiamo entrambi gli occhi sui metodi impiegati per ottenerlo. D'altra parte noi "occidentali sviluppati" non siamo da meno di Putin e Bolsonaro quando si tratta di piantare nuovi vigneti (vedi Veneto), di realizzare importanti infrastrutture (vedi Torino-Lione), di programmare nuovi siti produttivi o abitativi (vedi Pianura Padana), di cercare nuovi giacimenti di gas o di petrolio (vedi Basilicata), In tutti questi casi la deforestazione diventa un inevitabile effetto collaterale. D'altra parte, cosa hanno fatto i nostri padri con la foresta planiziale della pianura Padana e con le faggete che ricoprivano tutta la Lessinia?

Stato, regioni, sindaci, privati cittadini, agricoltori, allevatori, operatori turistici, villeggianti, ambientalisti edonisti, tutti facciamo a gara per distruggere il patrimonio forestale con i nostri comportamenti quotidiani.

L'altra sera al Film Festival della Lessinia è andato in scena un bel film realizzato in Francia: LE TEMPS DES FORÊTS, che descrive due sistemi opposti di sfruttamento delle foreste, quello industriale-meccanizzato e quello tradizionale. Il sistema industriale produce alti profitti, ma elimina la biodiversità e tende a sterilizzare i terreni. Il sistema tradizionale è meno redditizio, ma permette al bosco di essere vivo e di accogliere una grande quantità di forme di vita, compresa quella umana. Se vincerà il primo modello, come pare stia succedendo in Francia, le macchine butteranno fuori dal bosco tutto ciò che può limitare la produzione di legname, compresi gli esseri umani.

In natura il bosco è costituito da diverse specie di alberi nostrani (autoctoni). Partendo dalla pianura e salendo fino alle vette possiamo trovare vari tipi di querce, dai lecci alla farnia, due specie di carpini, frassini, olmi, ontani, tigli, pioppi, aceri, castagni, betulle, sorbi, faggi e diverse specie di conifere: pino silvestre, cembro, mugo, tasso, abete bianco, abete rosso e larice, oltre ad un discreto numero di piante di tipo arbustivo. Gli impianti artificiali, comunemente chiamati riforestazioni, di solito utilizzano una sola specie, come è avvenuto nei boschi della Val di Fiemme e nella foresta di Giazza con l'abete rosso. La tempesta Vaia ha fatto strage di questi impianti artificiali, che, a quanto pare, risultano essere poco resilienti. Le formazioni naturali, proprio perché molto più complesse, offrono una resistenza maggiore alle tempeste e alla pressione dei venti.

Un discorso completamente diverso va fatto per gli impianti urbani: viali, parcheggi, giardini, parchi ed aree verdi pubbliche o private. In questi casi è invalso da secoli l'uso di utilizzare specie straniere (alloctone), dimenticando quasi sempre che le piccole piantine messe a dimora col tempo avrebbero potuto raggiungere i 30/40 metri di altezza. Non si è fatto molto caso neppure all'andamento delle radici, che possono crescere in superficie o in profondità, a seconda della specie utilizzata. Queste dimenticanze stanno creando dei seri problemi di gestione. Le grosse radici dei cedri, tutti di importazione, come anche dei pini, sia domestico che marittimo, viaggiano in superficie e sono in grado di sollevare il manto stradale o addirittura di sfondare le fondazioni delle case.

Spesso sia i privati che le amministrazioni pubbliche in occasione della costruzione di edifici o del rifacimento di strade hanno praticato dei pesanti tagli sulle radici di questi grandi alberi, mettendo a rischio la loro stabilità. I crolli delle ultime settimane in tutta la provincia durante i temporali estivi sono quasi sempre riconducibili ad interventi precedenti, che hanno minato la stabilità dei grandi alberi. Fa comunque bene il sindaco di Torri del Benaco a raccomandare la riduzione delle chiome dei grandi alberi, perché a questo punto non c'è altro modo per evitarne il crollo.

Fortunatamente negli ultimi anni vediamo sempre più spesso carpini, lecci, querce e frassini sia lungo le strade che nei giardini. Ce n'è voluto di tempo, ma alla fine l'abbiamo capito!

Contenuti correlati

Carpino nero e Carpino bianco
Carpino nero e Carpino bianco Due alberi molto comuni e molto simili, almeno all'apparenza. Il carpino nero è l'albero più diffuso nella zona collinare e prealpina veneta e quest'anno è faci... 20938 views Mario Spezia
Infrastrutture, soluzioni o problemi?
Infrastrutture, soluzioni o problemi? Se ne parlerà martedì 29. Traforo, parcheggi, tangenziali, Tav, tramvia, Ztl: soluzioni false a problemi reali.Martedì 29 gennaio dalle ore 20,45 alle 23, press... 3162 views Michele Bottari
Ciclisti alleati dei negozi
Ciclisti alleati dei negozi Gli Amici della bicicletta propongono un patto di ferro ai negozianti di via Stella, che chiedono di pedonalizzare la stradaI ciclisti possono essere amici dei ... 2743 views laura_lorenzini
Arbizzano: intervenga la Soprintendenza!
Arbizzano: intervenga la Soprintendenza! Le associazioni ambientaliste veronesi si appellano alla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Architettonici perchè blocchi le lottizzazioni previste dal Piano d... 2804 views Mario Spezia
Corso Milano ora è una pista
Corso Milano ora è una pista Questa amministrazione non ascolta e non parla con nessuno, va dritta per la sua strada. Questi sono i risultati e queste sono le osservazioni che facevamo già ... 2790 views Mario Spezia
Marezzane è salva
Marezzane è salva Pubblichiamo l'estratto del parere negativo vincolante dato dalla Soprintendenza di Verona. Lunedì 19 dicembre ci ritroviamo per festeggiare all'agriturismo "Co... 3513 views Mario Spezia
Zenti: un vescovo smemorato
Zenti: un vescovo smemorato Curia e Lega unite nella battaglia contro i preti che parlano di mafia, migranti e integrazione.Clima sempre più pesante in Veneto. Padre Zanotelli e don Ciotti... 5340 views Mario Spezia
Il livello del Lago di Garda
Il livello del Lago di Garda Le baruffe gardesane sul livello ottimale del lago sono l'emblema della scarsa competenza in materia ambientale dei politici che governano questo delicatissimo ... 9233 views Mario Spezia